Repubblicani Usa in cerca d'autore, tutti condannano l'incriminazione "politica" di Trump, ma già pensano al dopo
di Alberto Flores D'Arcais , di Alberto Flores D'ArcaisAlle elezioni per la Casa Bianca 2024 mancano un anno e sette mesi e l’incriminazione di Donald Trump, oggi principale protagonista di una sfida che lui vorrebbe trasformare in vendetta contro Biden, rimescola ulteriormente le carte. L’ex presidente ha molti avversari all’interno del suo partito, uomini come il governatore della Florida Ron DeSantis, come l’ex vice-presidente Mike Pence o donne come Nikki Haley (che di The Donald è stata ambasciatrice alle Nazioni Unite) da tempo si stanno preparando per strappare a Trump la candidatura del Grand Old Party nelle primarie repubblicane che si apriranno ufficialmente il prossimo febbraio.
L’incriminazione da parte del procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg ha costretto un po’ tutti i leader del Gop a difendere l’ex presidente. Data la sua grande popolarità nella base dell’elettorato repubblicano e vista la sua notevole capacità di raccogliere finanziamenti p…
Alle elezioni per la Casa Bianca 2024 mancano un anno e sette mesi e l’incriminazione di Donald Trump, oggi principale protagonista di una sfida che lui vorrebbe trasformare in vendetta contro Biden, rimescola ulteriormente le carte. L’ex presidente ha molti avversari all’interno del suo partito, uomini come il governatore della Florida Ron DeSantis, come l’ex vice-presidente Mike Pence o donne come Nikki Haley (che di The Donald è stata ambasciatrice alle Nazioni Unite) da tempo si stanno preparando per strappare a Trump la candidatura del Grand Old Party nelle primarie repubblicane che si apriranno ufficialmente il prossimo febbraio.
L’incriminazione da parte del procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg ha costretto un po’ tutti i leader del Gop a difendere l’ex presidente. Data la sua grande popolarità nella base dell’elettorato repubblicano e vista la sua notevole capacità di raccogliere finanziamenti per la campagna 2024 (oltre dieci milioni di dollari) nessuno dei suoi principali avversari interni - unica eccezione l’ex governatore dell’Arkansas Usa Hutchinson - si è schierato, anche solo per esprimere dubbi, contro Trump.
L’establishment del Grand Old Party non vuole che l’ex presidente si ricandidi, nella convinzione - confermata da diversi sondaggi - che in una rivincita con Biden (ad oggi l’attuale presidente sembra l’unico democratico in lizza) Trump perderebbe di nuovo. Anche se cercano da tempo di sostituirlo come leader del Gop si sono adesso dovuti muovere per difenderlo, sostenendo che è ingiustamente preso di mira perché i democratici vogliono distruggerlo con un processo ‘politico’.
Doverlo difenderlo, arrivando in qualche caso anche ad elogiarlo, ha messo i suoi potenziali avversari in una posizione scomoda, ha fatto passare in secondo piano i loro messaggi e ha reso ancora una volta Trump il centro dell’attenzione delle primarie presidenziali, una corsa in cui l’ex presidente era già considerato il favorito. Per Rick Wilson, uno dei principali strateghi repubblicani piuttosto critico con Trump l’incriminazione “solidificherà ancora di più la base repubblicana attorno all’ex presidente, temo che le primarie siano già finite ancora prima di iniziare”. Anche l'ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton ha criticato le accuse presentate contro il suo ex capo, sostenendo che è “ancora più debole di quanto temessi; parlando da persona che non vuole assolutamente che Donald Trump ottenga la nomination presidenziale repubblicana, sono straordinariamente angosciato”.
A breve termine Trump potrebbe beneficiare dei propri problemi legali. Un sondaggio di Yahoo News/YouGov condotto poco dopo l'annuncio dell'incriminazione ha mostrato che Trump è molto più avanti di DeSantis, il suo principale rivale del GOP, sia tra i repubblicani che tra gli indipendenti di orientamento repubblicano. Chi potrebbe ricavarne un vantaggio, come Nikky Haley o Liz Cheney (la figlia dell’ex vicepresidente di George W. Bush è nemica giurata di Trump) hanno nei sondaggi percentuali a una cifra. Gli ultimi dati riflettono anche i sondaggi precedenti all'incriminazione che suggerivano che lo scandalo avrebbe probabilmente riunito i repubblicani attorno a Trump.
A lungo termine le cose sono più complicate. La mobilitazione della destra estrema al fianco di Trump e la sua eventuale nomination potrebbero costare ai repubblicani la Casa Bianca. Nelle elezioni di metà mandato del 2018 e in quelle presidenziali del 2020 molti repubblicani moderati e indipendenti sono rimasti a casa, contribuendo con il loro assenteismo alla vittoria democratica.
A giocare contro Trump e l’estremismo della sua base ci sono poi i grandi temi internazionali, la guerra in Ucraina e la sfida Usa-Cina. Sono in molti a chiedersi quale sarebbe oggi la situazione in Ucraina se alla Casa Bianca ci fosse The Donald, il ‘grande amico’ di Putin, sono ancora di più quelli che temono un suo ritorno nello Studio Ovale. La prima cartina di tornasole si è avuta già martedì sera.
Nonostante vari leader Gop e opinionisti conservatori su Fox News avessero implorato Trump di pronunciare un discorso imparziale e lungimirante, l’ex presidente ha invece ripreso gli slogan da campagna elettorale: il rispetto di cui godeva come leader del mondo libero, l'incredibile economia che aveva creato (prima che la pandemia COVID-19 facesse crollare tutto) e il suo quadro esagerato di un’America contemporanea ridotta ad un inferno senza legge sull'orlo del collasso totale (“gli Stati Uniti sono un disastro, la nostra economia sta crollando, l'inflazione è fuori controllo, la Russia si è unita alla Cina; l'Arabia Saudita si è unita all'Iran; Cina, Russia, Iran e Corea del Nord si sono uniti in una coalizione minacciosa e distruttiva, la nostra sarà la più grande sconfitta degli ultimi 200 anni”. Parole buone ad incendiare i militanti, ma difficili da far digerire alla maggioranza degli americani.