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Tasse ai ricchi e politiche sociali: così il sindacalista Brandon Johnson ha conquistato la poltrona di sindaco di Chicago

Il nuovo sindaco di Chicago Brandon Johnson (afp)
Il democratico progressista ha sbaragliato il concorrente Paul Vallas, anche grazie alle chiese afroamericane. Dovrà guidare una città divisa, dove le battaglie tra gang fanno tanti morti quanto una guerra. Per il nuovo primo cittadino "l'educazione è l'arma per combattere il degrado".
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NEW YORK - Brandon Johnson ha visto la luce. E pazienza se la Chicago dei Blues Brothers non esiste più da un pezzo. Nella terza città più grande d'America, quella da dove è arrivato pure Barack Obama, per chi vuol cambiare le cose sono ancora le chiese l'ultimo avamposto. Capaci di muovere masse e mandarle a votare. Non c'è politico o attivista democratico che non venga a baciarne l'altare: e pure il sindacalista commissario della contea che ieri si è aggiudicato la fascia da sindaco non fa eccezione.

Il democratico progressista Johnson, 47 anni, ha vinto anche così: con l'aiuto delle chiese afroamericane di Chicago. E forte di un approccio basato sull'espansione di programmi sociali per la città, da finanziare con l'introduzione di nuove tasse a chi se lo può permettere. Una visione di futuro che si basa su un'imposta più alta sui trasferimenti immobiliari per le proprietà c…

NEW YORK - Brandon Johnson ha visto la luce. E pazienza se la Chicago dei Blues Brothers non esiste più da un pezzo. Nella terza città più grande d'America, quella da dove è arrivato pure Barack Obama, per chi vuol cambiare le cose sono ancora le chiese l'ultimo avamposto. Capaci di muovere masse e mandarle a votare. Non c'è politico o attivista democratico che non venga a baciarne l'altare: e pure il sindacalista commissario della contea che ieri si è aggiudicato la fascia da sindaco non fa eccezione.

Il democratico progressista Johnson, 47 anni, ha vinto anche così: con l'aiuto delle chiese afroamericane di Chicago. E forte di un approccio basato sull'espansione di programmi sociali per la città, da finanziare con l'introduzione di nuove tasse a chi se lo può permettere. Una visione di futuro che si basa su un'imposta più alta sui trasferimenti immobiliari per le proprietà che valgono più di 1 milione di dollari. E pure un prelievo sulle transazioni finanziarie, una tassa sugli alberghi e un'altra sul carburante per aerei (proposte che per essere attuate, richiederanno però una modifica della legge statale attualmente in vigore: e chissà come andrà).  

Fra una promessa e una preghiera, si è accaparrato i voti di quella metropoli che è ancora una delle più segregate: 2,7 milioni di abitanti per un terzo bianchi, un terzo latini e un terzo afroamericani che ancora vivono in enclave ben distinte, senza incontrarsi quasi mai. Con le sue posizioni progressiste, come le chiamano qui, ha sbaragliato al ballottaggio il collega di partito Paul Vallas: 69 anni, bianco e decisamente molto più conservatore in materia di istruzione e soprattutto criminalità: la vera piaga cittadina.

Sì, perché questa è "Chi-raq": che non è solo il titolo di un film di Spike Lee, ma lo slang locale nato per indicare la turbolenta zona a Sud della città dove, appunto, "Chicago incontra l'Iraq". Perché le battaglie fra gang fanno tanti morti quanto una guerra vera (695 nel solo 2022, un livello che si mantiene tale dagli anni 90).  

"È l'educazione scolastica l'arma per combattere il degrado. E il voto né è lo strumento" ha continuato a ripetere il nuovo sindaco ad ogni comizio. E ora la sua vittoria nell'America più divisa che mai, dove è sempre più faticoso trovare un equilibrio, figuriamoci una convergenza, dimostra che gli elettori di questa turbolenta e complicata città rifiutano la politica di durezza in materia di giustizia che invece è stato un punto fermo delle elezioni comunali degli ultimi anni. E hanno preferito abbracciare un approccio più comprensivo, una visione più progressista.

E pazienza se le posizioni di Johnson sono pericolosamente simili a quelle che nel 2019 portarono alle elezioni della outsider Lori Lightfoot: 60 anni, prima donna afroamericana e apertamente lesbica a guidare windy city, la città ventosa. Salvo poi perdere, lo scorso marzo, clamorosamente al primo turno: sopraffatta dalla concorrenza di altri nove candidati. Le aspettative sul neo-sindaco Johnson, che in campagna elettorale ha conquistato l'elettorato ribadendo più volte di voler "investire nelle persone", sono altissime. Non a caso Lightfoot, passandogli il testimone, lo ha avvertito: "Sii umile. Sii concreto".