Caso Trump, l’arma del silenzio: così Biden punta a logorare il suo avversario
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - La ferrea consegna alla Casa Bianca è quella del silenzio, qualunque provocazione possa lanciarle contro Donald Trump. Perché Joe Biden è convinto che alla fine la strategia di presentarsi all'America come il presidente anti caos pagherà, garantendogli la conferma nelle elezioni del prossimo anno, anche se questo significa il sacrificio di lasciare la scena e il palcoscenico mediatico al rivale. L'esatto opposto dei repubblicani, che invece non hanno altra scelta se non alzare la voce in difesa di un leader che non vorrebbero più, perché li ha condannati già tre volte alla sconfitta e rischia di trascinarli verso imbarazzanti guai giudiziari ancora difficili da prevedere.
NEW YORK - La ferrea consegna alla Casa Bianca è quella del silenzio, qualunque provocazione possa lanciarle contro Donald Trump. Perché Joe Biden è convinto che alla fine la strategia di presentarsi all'America come il presidente anti caos pagherà, garantendogli la conferma nelle elezioni del prossimo anno, anche se questo significa il sacrificio di lasciare la scena e il palcoscenico mediatico al rivale. L'esatto opposto dei repubblicani, che invece non hanno altra scelta se non alzare la voce in difesa di un leader che non vorrebbero più, perché li ha condannati già tre volte alla sconfitta e rischia di trascinarli verso imbarazzanti guai giudiziari ancora difficili da prevedere.
I democratici, forse sbagliando come avevano già fatto nel 2016, restano in larga parte sicuri che Trump sia l'avversario migliore da affrontare nel 2024. Non perché sottovalutino ancora le sue capacità elettorali, ma perché ne hanno toccato con mano i limiti nelle midterm del 2018, le presidenziali del 2020, e ancora le midterm del 2022. Donald ormai domina il Gop, trasformato a sua immagne e somiglianza, come dimostrano i sondaggi sulle primarie che a inizio febbraio davano il governatore della Florida DeSantis avanti nella corsa alla nomination, ma da quando l'arresto è diventato una saga tipo O.J. Simpson hanno restituito all'ex presidente un vantaggio insormontabile. Non c'è dubbio che l'incriminazione gli abbia giovato politicamente, perché lo ha rimesso al centro della scena, motivando i suoi fedelissimi.
La Casa Bianca però è convinta che solidificherà il suo consenso già esistente e incrollabile, ma non lo aiuterà ad allargarlo verso moderati, centristi e indecisi, che avrebbe bisogno di recuperare per colmare il divario del 2020 rispetto a Biden. Per non parlare poi dell'elettorato femminile, che era già il suo tallone d'Achille, ma sembra adesso destinato a diventare ancora più doloroso, perché anche se alla fine fosse assolto dalle accuse del procuratore Bragg di aver comprato il silenzio di tre persone per evitare il deragliamento della sua campagna nel 2016, il processo ricorderà costantemente alle donne durante le elezioni del 2024 che lui aveva tradito la moglie con una porno star mentre Melania metteva al mondo suo figlio.
E questo senza considerare che il peggio potrebbe ancora venire, dalle altre tre inchieste aperte che tutti gli analisti legali considerano assai più solide e pericolose di quella che ha portato alla prima incriminazione. In particolare, ritengono molto minacciosa quella del procuratore speciale Jack Smith sulle carte segrete trafugate a Mar a Lago, perché non ha nulla di politico, e si sta indirizzando sulle prove che Trump aveva ostruito la giustizia, quando le autorità federali gli avevano chiesto di riconsegnare i documenti classificati. Ossia lo stesso reato costato la Casa Bianca a Nixon. Ma è pericolosa anche quella della Georgia, perché ci sono le registrazioni delle chiamate in cui chiedeva alle autorità repubblicane di trovargli voti inesistenti per rovesciare la vittoria di Biden. Sullo sfondo resta l'assalto al Congresso del 6 gennaio, che anche senza incriminazione continuerà a ricordare che Donald aveva quanto meno incitato e poi giustificato un attacco al cuore della democrazia.
Per tutte queste ragioni, Biden pensa che tacere sui guai di Trump lo aiuti, anche se gli fa ombra. "Deve essere il presidente anti caos", ha spiegato al New York Times l'ex direttrice della comunicazioni della Casa Bianca Jennifer Palmieri. Quello che lavora in silenzio sui problemi concreti degli americani, evidenziando così la differenza col rivale che gli aveva già consentito di batterlo nel 2020. Anche i democratici, per la verità, avevano dubbi sull'ipotesi di ripresentarsi nel 2024 con l'ottuagenario Joe, ma se le cose restano così, a meno di seri problemi di salute o un collasso dell'economia lui resta la carta migliore. I repubblicani invece sono costretti ad esporsi in difesa di Donald, perché la base è con lui, col rischio di trovare dietro l'angolo imbarazzanti sorprese giudiziarie insormontabili.