Gaza, ancora razzi e incursioni aeree. Due ventenni israeliane uccise in un attacco terroristico
di Rossella Tercatin , di Rossella TercatinGERUSALEMME – Ancora ore di scontri in Israele. Nella notte decine di razzi vengono sparati da Gaza verso il territorio dello Stato ebraico, mentre l’aviazione israeliana colpisce obiettivi legati ad Hamas nella Striscia ma anche nel Sud del Libano, in risposta agli attacchi dei giorni precedenti. Nel frattempo continuano le tensioni a Gerusalemme e in varie città arabo-israeliane. In mattinata poi un attentato terroristico nella Valle del Giordano uccide due donne israeliane e ne ferisce gravemente una terza.
Lo status quo di Al-Aqsa
La situazione ha incominciato a infiammarsi nella notte tra martedì e mercoledì a Gerusalemme. Dopo le prime due settimane di Ramad…
GERUSALEMME – Ancora ore di scontri in Israele. Nella notte decine di razzi vengono sparati da Gaza verso il territorio dello Stato ebraico, mentre l’aviazione israeliana colpisce obiettivi legati ad Hamas nella Striscia ma anche nel Sud del Libano, in risposta agli attacchi dei giorni precedenti. Nel frattempo continuano le tensioni a Gerusalemme e in varie città arabo-israeliane. In mattinata poi un attentato terroristico nella Valle del Giordano uccide due donne israeliane e ne ferisce gravemente una terza.
Lo status quo di Al-Aqsa
La situazione ha incominciato a infiammarsi nella notte tra martedì e mercoledì a Gerusalemme. Dopo le prime due settimane di Ramadan (il mese sacro dell’Islam) trascorse in relativa tranquillità, alcune centinaia di giovani palestinesi si sono asserragliati all’interno della Moschea di Al-Aqsa e sono stati sgombrati a forza dalla polizia israeliana, che sostiene di essere stata costretta a intervenire per ripristinare il libero accesso al santuario.
Negli ultimi anni quella che per i musulmani è la Spianata delle Moschee, per gli ebrei il Monte del Tempio e per entrambe le religioni un luogo sacro, è diventato uno dei punti più spinosi del conflitto mediorientale. Secondo quello che è noto come “lo status quo”, i non musulmani hanno la possibilità di visitare il sito, ma non di pregare o di celebrare rituali religiosi. Negli ultimi anni, un numero crescente di ebrei, in prevalenza tra i gruppi religiosi nazionalisti di estrema destra, hanno però cominciato a richiedere di cambiare lo status quo, una richiesta che non solo tra i palestinesi ma nell’intero mondo arabo è considerata una linea rossa da non superare.
Tra coloro che premono per un cambiamento delle regole ci sono vari esponenti dell’attuale governo, nonostante il primo ministro Benjamin Netanyahu abbia più volte garantito che l’esecutivo si impegna a preservare lo status quo.
Le violenze della polizia israeliana
Negli ultimi anni inoltre, il numero di visitatori ebrei alla spianata si è moltiplicato, passando da poche centinaia a decine di migliaia all’anno. Visite considerate da molti musulmani come offensive e spesso descritte da leader e media arabi come attacchi ad Al-Aqsa. Secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, una delle ragioni che hanno spinto la polizia a intervenire mercoledì era proprio il rischio che i palestinesi nella moschea attaccassero i gruppi di visitatori ebrei in programma per quella mattina, vigilia dell’inizio della settimana di Pesach, la Pasqua ebraica, tutt’ora in corso.
I razzi di Hamas
Le immagini delle violenze degli agenti hanno suscitato indignazione e condanne in tutto il mondo arabo, mentre da Gaza hanno cominciato a sparare razzi contro il territorio israeliano. Ieri il conflitto si è allargato al nord, con decine di razzi e colpi di mortaio lanciati contro lo Stato ebraico dal Sud del Libano, il più grave attacco dalla guerra del 2006, anche se in questo caso, secondo gli apparati di sicurezza di Gerusalemme, a colpire non è il gruppo sciita pro-iraniano Hezbollah, che a Beirut rappresenta un vero Stato nello Stato, ma il ramo locale di Hamas.
Il Consiglio di Sicurezza israeliano si riunisce in serata, con Netanyahu che promette che “i nemici pagheranno il prezzo di ogni aggressione”, ma ribadisce ancora una volta come non ci sia l’intenzione di cambiare lo status quo sulla Spianata.
La risposta israeliana e i razzi da Gaza
Nella notte, i caccia israeliani colpiscono obiettivi di Hamas nel sud del Libano e a Gaza. Secondo i media palestinesi a essere danneggiate sono anche diverse abitazioni e un ospedale pediatrico. Nel frattempo si rinnova anche il fuoco contro lo Stato ebraico dalla Striscia. Oltre 40 razzi costringono gli abitanti del sud del paese nei rifugi. Uno danneggia una casa, senza provocare feriti.
Giovedì sera si registrano anche scontri in varie città o zone arabe in Israele, tra dimostranti e polizia. Nel maggio 2021, quando simili scontri ad Al-Aqsa rappresentarono il preludio a 11 giorni di conflitto aperto tra Israele e Hamas, si verificarono violenze tra arabi ed ebrei in molte città del Paese.
Venerdì mattina, la situazione nella Città Vecchia di Gerusalemme e ad Al-Aqsa rimane tesa ma relativamente tranquilla. “Durante la preghiera del mattino, migliaia di fedeli musulmani sono confluiti al Monte del Tempio”, ha dichiarato in un comunicato il capo della polizia del Distretto di Gerusalemme Doron Turgeman. “Tra loro c'era un gruppo che cantava slogan di incitamento all’odio, alcuni dei quali hanno anche lanciato sassi, ma sono stati rapidamente dispersi”. “Il nostro scopo è consentire la libertà di culto e il mantenimento della sicurezza e dell'ordine pubblico”, ha aggiunto.
L'attentato nella Valle del Giordano
In mattinata però arriva la notizia di un attentato nella Valle del Giordano, sulla strada 57, dove i soccorritori intervengono pensando di trovarsi davanti a un incidente e trovano l’auto crivellata di colpi. Secondo il sindaco dell’insediamento di Efrat in Cisgiordania Oded Reviv, le giovani donne uccise sarebbero due sorelle sui vent’anni, mentre la terza vittima in gravi condizioni sarebbe la madre.
“Quando siamo arrivati sulla scena, abbiamo visto un veicolo israeliano con tre donne schiacciate e un veicolo palestinese”, ha spiegato Dennis Polikov, paramedico del Magen David Adom. “La donna sui 40 anni soffre di gravi lesioni multisistemiche. Stiamo lottando per salvarla”. L’attentato è stato elogiato da Hamas, che l’ha definito “una naturale risposta” ai fatti al-Aqsa.
In serata nuovo terrore, questa volta a Tel Aviv. Sette persone sono rimaste ferite, due in modo grave: l'attentatore ha investito con l'auto un gruppo di persone che stavano camminando sul lungomare e avrebbe poi sparato: è stato abbattutto dalla polizia.
A partire dalla primavera 2022 una recrudescenza negli attentati terroristici palestinesi ha ucciso decine di israeliani, mentre nelle operazioni militari israeliane in Cisgiordania sono morti centinaia di palestinesi, in maggioranza miliziani ma anche tanti civili.
La crisi politica israeliana
Il tutto mentre Israele vive un momento di profonda crisi politica. La riforma della giustizia proposta dal governo di Benjamin Netanyahu, entrato in carica a fine dicembre, ha spaccato la società israeliana, con i cuoi critici che hanno dato vita a un movimento di protesta senza precedenti denunciando il rischio di un colpo fatale per la democrazia. Dieci giorni fa, Netanyahu ha annunciato il licenziamento del Ministro della Difesa Yoav Gallant in seguito alle sue dichiarazioni che mettevano in guardia come la frattura politica stesse minando anche la capacità operativa dell’esercito. Licenziamento che però non è mai diventato ufficiale, con Gallant che al momento continua a gestire l’escalation in una sorta di pace fredda con Netanyahu. Secondo i comunicati ufficiali i due continuano – separatamente - a monitorare la situazione.
Nel pomeriggio, l’annuncio che l’esercito israeliano richiama piloti, esperti di difesa aerea e operatori di droni riservisti per gestire l’escalation. Mentre il capo della polizia Kobi Shabtai chiede a tutti i cittadini israeliani che abbiano il permesso di portare un’arma di farlo.