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Quei 35 dollari donati dal giudice Merchan ai dem e alla campagna Biden che rischiano di far tremare il processo Trump

Il giudice Juan Merchan (reuters)
La somma versata nel 2020 dal togato che ora presiede il procedimento contro l'ex presidente solleva la questione della sua imparzialità. E la piccola cifra diventa benzina per alimentare il fuoco repubblicano della contestazione
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 NEW YORK - Trentacinque dollari potrebbero pesare più di trentaquattro capi di imputazione. Sono i soldi che il giudice Juan Merchan versò come donazioni ai Democratici nel 2020 e allo sfidante di Donald Trump, quello che poi diventerà presidente degli Stati Uniti: Joe Biden. Le donazioni sono in totale tre, di piccole dimensioni, 15, 10 e 10, totale 35, ma se provengono da un giudice è un fatto insolito, e se poi quel giudice deve sovrintendere il processo in cui Trump è l'imputato, qualcosa si inceppa.

Il dettaglio è emerso giovedì e potrebbe segnare una prima svolta nell'inchiesta che vede per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un ex presidente incriminato per reati penali. Finora di Merchan erano emerse le qualità di giudice imparziale, al di sopra di ogni sospetto, pignolo, così preciso da leggersi anche le note a fondo pagina di tutti gli atti presentati in aula. Ma quei trentacinqu…

 NEW YORK - Trentacinque dollari potrebbero pesare più di trentaquattro capi di imputazione. Sono i soldi che il giudice Juan Merchan versò come donazioni ai Democratici nel 2020 e allo sfidante di Donald Trump, quello che poi diventerà presidente degli Stati Uniti: Joe Biden. Le donazioni sono in totale tre, di piccole dimensioni, 15, 10 e 10, totale 35, ma se provengono da un giudice è un fatto insolito, e se poi quel giudice deve sovrintendere il processo in cui Trump è l'imputato, qualcosa si inceppa.

Il dettaglio è emerso giovedì e potrebbe segnare una prima svolta nell'inchiesta che vede per la prima volta nella storia degli Stati Uniti un ex presidente incriminato per reati penali. Finora di Merchan erano emerse le qualità di giudice imparziale, al di sopra di ogni sospetto, pignolo, così preciso da leggersi anche le note a fondo pagina di tutti gli atti presentati in aula. Ma quei trentacinque dollari donati a organizzazioni democratiche e alla campagna di Biden sono diventati benzina per alimentare il fuoco repubblicano della contestazione e del complottismo.

Lo stesso Trump, sulla piattaforma social Truth, aveva detto "il giudice mi odia". Molti avevano sbuffato davanti all'ennesima sparata, ma le due donazioni serviranno a sostenere le sue accuse. Merchan non può apparire imparziale, dopo aver finanziato l'avversario dell'imputato. È vero che le cifre sono minime - ha commentato Elie Honig, commentatore della Cnn e ex procuratore federale - ma è sorprendente come un giudice in attività faccia donazioni politiche a un candidato".

Secondo i registri elettorali, Merchan ne fece tre nel luglio 2020: 15 dollari andarono alla campagna di Biden, altre due, di dieci dollari l'una, a due organizzazioni di attivisti democratici: Progressive Turnout Project e Stop Republicans. Secondo gli analisti giudiziari, questo precedente non è sufficiente per giustificare una ricusazione del giudice, o per avviare una battaglia legale, ma verrà evocato ogni giorno da Trump e dai suoi alleati. Merchan non sarà solo il giudice che "odia", ma il "sostenitore" di Biden, che ha preso in carico un'inchiesta condotta da un procuratore distrettuale, Alvin Bragg, "finanziato da George Soros", il filantropo liberal ossessione della destra. Prima che uscisse questo dettaglio, il giudice aveva già ricevuto minacce di morte, indirizzate anche alla famiglia.

Le possibilità che Merchan faccia un passo indietro saranno al centro del dibattito politico legale e rappresentano un cortocircuito per il sistema giudiziario. I media conservatori non molleranno più l'osso del complottismo. Fino al giorno dell'incriminazione di Trump, martedì, c'era un solo imputato: un uomo accusato di aver pagato 150 mila dollari una ex coniglietta di Playboy, perché non rivelasse la loro relazione; 130 mila a una porno star perché non raccontasse del loro breve incontro sessuale e 30 mila al portiere della Trump Tower perché smettesse di parlare di un possibile "figlio illegittimo" avuto dal tycoon con la custode del palazzo. In totale, 310 mila dollari, versati in nero e attraverso mediatori per comprare il silenzio di tre persone. Ma, al momento, sulla credibilità del processo, i 35 dollari donati dal giudice ai Democratici pesano molto di più.