✕

Assalto alla centrale nucleare: così in ottobre Kiev tentò di riconquistare Zaporizhzhia

(ansa)
Seicento militari delle Forze speciali attraversarono il Dnipro su 30 gommoni ma i russi risposero al fuoco con una violenza superiore al previsto fermando l'attacco, secondo quanto rivela il "Times"
2 minuti di lettura

KRAMATORSK - Seicento uomini delle Forze speciali ucraine hanno attraversato il fiume Dnipro su più di trenta gommoni e hanno dato l’assalto alla centrale nucleare di Enerhodar, vicino a Zaporizhzhia, nella notte del 19 ottobre 2022, rivelano fonti militari dell’Ucraina al giornale britannico Times. In teoria l’attacco avrebbe dovuto sorprendere i soldati russi, che avevano occupato quella centrale e la usavano come base dal marzo dell’anno scorso, e avrebbe dovuto riportare l’impianto sotto il controllo dell’esercito di Kiev. All’inizio di settembre i soldati ucraini avevano fatto irruzione attraverso il fronte russo più a nord, nella zona di Kharkiv, e avevano riconquistato una porzione enorme di territorio, i soldati russi erano in stato confusionale e c’era un clima decisamente favorevole a Kiev. 

La centrale nucleare di Enerhodar è la più grande d’Europa e da sola è capace di prod…

KRAMATORSK - Seicento uomini delle Forze speciali ucraine hanno attraversato il fiume Dnipro su più di trenta gommoni e hanno dato l’assalto alla centrale nucleare di Enerhodar, vicino a Zaporizhzhia, nella notte del 19 ottobre 2022, rivelano fonti militari dell’Ucraina al giornale britannico Times. In teoria l’attacco avrebbe dovuto sorprendere i soldati russi, che avevano occupato quella centrale e la usavano come base dal marzo dell’anno scorso, e avrebbe dovuto riportare l’impianto sotto il controllo dell’esercito di Kiev. All’inizio di settembre i soldati ucraini avevano fatto irruzione attraverso il fronte russo più a nord, nella zona di Kharkiv, e avevano riconquistato una porzione enorme di territorio, i soldati russi erano in stato confusionale e c’era un clima decisamente favorevole a Kiev. 

La centrale nucleare di Enerhodar è la più grande d’Europa e da sola è capace di produrre da sola il venti per cento del fabbisogno ucraino. Un mese e mezzo prima dell’attacco era stata visitata per la prima volta da una delegazione di tecnici dell’Agenzia internazionale per l’Energia atomica (Aiea), perché i combattimenti e i bombardamenti tra ucraini e russi in quella zona avevano creato molta preoccupazione. I soldati russi avevano parcheggiato mezzi militari pesanti all’interno dell’impianto e tenevano in ostaggio decine di tecnici, accusati di collaborare con il governo di Kiev. L’Aiea aveva proposto di lasciare due osservatori permanenti sul posto, che avrebbero dovuto garantire una relativa tranquillità all’interno della centrale nucleare, e la richiesta era stata accettata dai russi – ma non aveva portato molta tranquillità.   

Quella notte i commando ucraini contano sul fatto che i russi non possono usare l’artiglieria per respingere l’assalto, per il timore di danneggiare i sei reattori e il deposito che contiene le scorie radioattive. I lanciamissili Himars colpiscono con precisione le postazioni russe sulla sponda sud del fiume grazie a informazioni dettagliate passate dall’intelligence americana. Alcune squadre riescono ad approdare sulla riva opposta del Dnipro, quella controllata dai russi, ma i russi rispondono al fuoco con una violenza superiore al previsto, respingono più volte il grosso della spedizione e fermano l’assalto. Il comandante degli ucraini dà l'ordine di ripiegare e in questo modo, dicono le fonti militari, salva la vita a molti soldati che sono ancora sui barchini e troppo esposti al fuoco russo in mezzo al fiume. Quel giorno il ministero della Difesa di Mosca diffonde la notizia di un tentativo di attacco e circolano video di elicotteri da guerra russi che sorvolano la zona, ma la portata dell’operazione non sarà capita a fondo fino a ieri. 

Il governo di Kiev dal punto di vista ufficiale non ha mai parlato di questa missione fallita. Le fonti ucraine spiegano che all’operazione hanno partecipato squadre dell’intelligence militare (la Gur), l’unità Kraken – formata da combattenti del reggimento Azov, l'ultra segreto battaglione Shaman che si occupa di raid oltre confine in territorio russo e anche i volontari della cosiddetta Legione internazionale. Sono tutti reparti che fanno capo all’intelligence militare e quindi al generale Kirylo Budanov. Il nome di Budanov appare spesso menzionato, ma senza conferme solide, in relazione alle operazioni più spettacolari e spregiudicate compiute contro i russi in questi mesi di conflitto, come la bomba che ha danneggiato il ponte sullo Stretto di Kerch a settembre, l’uccisione ad agosto di Daria Dugina, figlia del propagandista russo Aleksandr Dugin, e di recente l’attentato che ha eliminato il blogger Maksim Fomin in un locale pubblico a San Pietroburgo.