Messico, esercito nelle spiagge di Cancun: in America Latina cresce la violenza delle gang
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoIl narcotraffico non conosce riposi e giorni di festa. È una holding che fattura miliardi, impegna decine di migliaia di persone, alimenta un indotto che a sua volta garantisce la sopravvivenza a altre migliaia. La domanda continua; anzi, aumenta durante le vacanze. L’offerta si adegua e incrementa la produzione. Se non lo fai perdi fette di mercato. Ma questo significa avere un esercito di dipendenti che vanno stipendiati, organizzare i carichi, proteggere le spedizioni, gestire la distribuzione nelle piazze per la vendita al dettaglio. Pagare le tangenti a poliziotti, doganieri, amministratori pubblici a libro paga. Ma soprattutto impegna i Cartelli a difendere il proprio territorio dalle minacce dei concorrenti sempre pronti a sfruttare le debolezze degli altri tra divisioni interne e tradimenti. Con le armi.
Militari in spiaggia a Cancun
La violenza, e il senso di insicurezza tra la popolazione, che paga le conseguenze della guerra contro e per la droga, …
Il narcotraffico non conosce riposi e giorni di festa. È una holding che fattura miliardi, impegna decine di migliaia di persone, alimenta un indotto che a sua volta garantisce la sopravvivenza a altre migliaia. La domanda continua; anzi, aumenta durante le vacanze. L’offerta si adegua e incrementa la produzione. Se non lo fai perdi fette di mercato. Ma questo significa avere un esercito di dipendenti che vanno stipendiati, organizzare i carichi, proteggere le spedizioni, gestire la distribuzione nelle piazze per la vendita al dettaglio. Pagare le tangenti a poliziotti, doganieri, amministratori pubblici a libro paga. Ma soprattutto impegna i Cartelli a difendere il proprio territorio dalle minacce dei concorrenti sempre pronti a sfruttare le debolezze degli altri tra divisioni interne e tradimenti. Con le armi.
Militari in spiaggia a Cancun
La violenza, e il senso di insicurezza tra la popolazione, che paga le conseguenze della guerra contro e per la droga, sono così diventate una costante che attraversa tutti i Paesi dell’America Latina. Da Nord a Sud. Con punte di intensità che si registrano in Messico, Ecuador, Argentina, Cile. C’è una foto che campeggia in questi giorni sui siti e i giornali del Continente: immortala una turista che passeggia sul bagnasciuga godendosi le acque cristalline di Cancun, nel Quintana Roo; in primo piano due soldati in mimetica, fucile automatico in mano, che affondano gli scarponi sulla sabbia dorata.
Fanno parte degli oltre 8mila militari della Guardia Nazionale, della Marina e dell’Esercito che il governo messicano ha deciso si sparpagliare lungo le spiagge dello Yucatán e nel Guerrero, lo stato dove sorge Acapulco. Sono due delle principali mete del turismo internazionale che nella settimana che precede Pasqua fino al 14 aprile arriva in massa dall’interno del Paese e dagli Stati Uniti. Sguinzagliare tanti militari è stata una scelta obbligata. Proteggono i turisti che contribuiscono a una fetta consistente del pil. Quest’anno il Messico, uno dei 10 Paesi più visitati al mondo, prevede di incassare oltre 160 milioni di pesos (800 milioni di euro) durante la Settimana Santa. La strategia “abbracci, non pallottole” del presidente Andrés Manuel López Obrador, con cui aveva inaugurato il suo mandato, non ha funzionato. I narcos non trattano, a meno di essere obbligati. Sparano più che parlare. E lo fanno senza farsi scrupoli. Davanti a tutti, in pieno giorno. Dimostrano anche in questo modo il loro potere.
Turisti stranieri uccisi
Nelle ultime due settimane otto turisti stranieri sono stati assassinati tra la Caleta, località molto popolare di Acapulco, e Cancun. Quattro, tre uomini e una donna, sono stati falciati da proiettili mentre mangiavano al ristorante in quel momento pieno di clienti; un addetto alla spiaggia vicina di Dominguillo è rimasto gravemente ferito. Il cadavere di un uomo è stato ritrovato avvolto in un sacco della spazzatura; il corpo galleggiante di un altro si è arenato sulla spiaggia privata di un hotel di lusso. Dalla parte opposta, sulle spiagge di Cancun, sono apparsi i corpi di quattro turisti davanti al più famoso albergo della città. Molti stranieri, la maggior parte americani in vacanza, sono rimasti vittime di regolamenti di conti tra gang, colpiti da proiettili vaganti, fatti fuori mentre uscivano dalle loro stanze e si sono imbattuti nei sicari. Gli Stati Uniti hanno sconsigliato le vacanze in Messico. Troppo pericoloso, hanno detto.
Obrador ha protestato ma la realtà non lo aiuta. Ha ordinato la mobilitazione dei militari: 4.724 sono stati distribuiti tra Tulum, Puerto Vallarta, Mazatlán, sulle coste del Pacifico e a Veracruz sul Golfo del Messico. Altri 3.800 soldati sono stati incaricati di vigilare sulle autostrade. Il dispiegamento prevede anche la sorveglianza di sei elicotteri, 755 autopattuglie, 377 camion, 10 motovedette e 45 automotrici, ha elencato il segretario alla Difesa Luis Cresencio Sandoval. L’esercito garantirà la sicurezza in 14 aeroporti e 42 terminal dei bus a lunga percorrenza. Il presidente mostra i muscoli, vuole dimostrare che al di là dei 30.968 omicidi registrati finora il Messico è un Paese dove si può andare in vacanza. Le sue bellezze sono un richiamo irresistibile: ovunque è tutto esaurito.
La violenza in America Latina
Ma non bastano. Questa parte dell’emisfero si trova a convivere con una violenza che aumenta di giorno in giorno. Raggiunge paesi dove finora era controllata, marginale. Due anni di Covid e adesso l’inflazione, con la crisi energetica nata dalla guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia, hanno frenato la ripresa, ridotto le ambizioni, corretto al ribasso le previsioni di crescita. Si è allargata la forbice tra ricchi e poveri, c’è indigenza, un tasso impressionante di popolazione che non riesce neanche a mangiare. La fuga della gente, le ondate migratorie, l’aumento dei traffici illegali condizionano lo sviluppo economico. Creano tensioni sociali, xenofobie, allarmi.
In Argentina, a Rosario, seconda città per importanza, dopo attentati e sparatorie, è scattato il coprifuoco e Fernández ha spedito sul posto 1.800 soldati. In Ecuador il governo ha abdicato di fronte alla criminalità e chiesto ai cittadini di autodifendersi. Libera vendita e possesso di armi. A tutti: basta avere 25 anni, un certificato di idoneità psicologica, un test tossicologico negativo. In Cile un presidente di sinistra ha dovuto ricorrere a un decreto eccezionale che tutela gli eccessi della polizia e autorizza gli agenti a fare fuoco se la loro vita è messa in pericolo. Il provvedimento ha spaccato la coalizione di governo. Gabriel Boric ha lasciato libertà di voto: sapeva che lo invocava la maggioranza del Paese dopo l’omicidio del terzo agente nel giro di 23 giorni. Per recuperare consensi e unire il Cile davanti alla sfida della criminalità ha riunito tutti gli ex presidenti, di destra e di sinistra, il giorno dei funerali del poliziotto assassinato. Anche questa foto, con Lagos, Piñera, la Bachelet e lo stesso Boric in prima fila, campeggiava sui social. Indicava il nuovo clima del Sud America.