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L'Obama Center divide Chicago: doveva rilanciare il quartiere, ma ora penalizza i più poveri

Il progetto doveva contribuire a rilanciare quello che oggi è uno dei quartieri più poveri della terza città più grande d’America, ma rischia di aumentare il divario sociale
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NEW YORK - La promessa fatta ai residenti di South Shore e Woodlawn, i difficili quartieri nel turbolento South Side di Chicago, era allettante. L'Obama Center che dovrà sorgere proprio là, il centro da 500 milioni di dollari dove saranno raccolti documenti e studi legati alla leadership dell'ex presidente, il primo afroamericano alla Casa Bianca - avrebbe contribuito a rilanciare quello che oggi è uno dei quartieri più poveri della terza città più grande d'America. Quell'area a Sud detta anche "Chi-raq", che non è solo il titolo di un film di Spike Lee, ma lo slang locale dove "Chicago incontra l'Iraq", perché le battaglie fra gang fanno tanti morti quanto una guerra vera: 695 nel solo 2022, un livello che si mantiene tale dagli anni 90.  

NEW YORK - La promessa fatta ai residenti di South Shore e Woodlawn, i difficili quartieri nel turbolento South Side di Chicago, era allettante. L'Obama Center che dovrà sorgere proprio là, il centro da 500 milioni di dollari dove saranno raccolti documenti e studi legati alla leadership dell'ex presidente, il primo afroamericano alla Casa Bianca - avrebbe contribuito a rilanciare quello che oggi è uno dei quartieri più poveri della terza città più grande d'America. Quell'area a Sud detta anche "Chi-raq", che non è solo il titolo di un film di Spike Lee, ma lo slang locale dove "Chicago incontra l'Iraq", perché le battaglie fra gang fanno tanti morti quanto una guerra vera: 695 nel solo 2022, un livello che si mantiene tale dagli anni 90.  

Peccato che, ad ancora due anni di distanza dall'inaugurazione dell'edificio in costruzione, gli affitti stanno già aumentando. I prezzi medi delle case sono più che  raddoppiati e molti residenti non possono più permettersi di vivere nei loro storici appartamenti.  E in effetti parte dei residenti non ha creduto fin dall'inizio alla promessa degli Obama che, pale alla mano, nel 2021, diedero il via personalmente ai lavori. Per 5 anni, ambientalisti e cittadini hanno lottato chiedendo di costruire l'edificio altrove. Ma Barack non ha sentito ragioni. Voleva costruire il suo Center esattamente nel luogo dove è partita la sua avventura politica. E alla fine l'ha spuntata: "Per me e Michelle è naturale voler restituire a Chicago e al South Side in particolare, quel che abbiamo ricevuto da questa meravigliosa città", ha dunque detto dal palco, il giorno dell'inaugurazione. "L'Obama Presidential Center è il nostro modo di ripagarla". Con buona pace del fatto che, mentre parlava, un gruppo di residenti manifestava proprio oltre alla cortina dei cantieri chiedendo garanzie di alloggi a prezzi accessibili.  

Le proteste

Fra questi anche Dixon Romeo, nativo di South Shore e fondatore dell'organizzazione comunitaria Not Me We, che lo ripete pure ora al Washington Post: "L'eredità di Obama non può essere macchiata dallo sfollamento di migliaia di famiglie nere. Siamo la comunità che lo ha mandato alla Casa Bianca, e noi dovremmo essere la comunità che beneficia del centro". La Fondazione Obama insiste: ha stimato che con la Library porterà 3,1 miliardi di dollari alla comunità che vive nell'area, senza dimenticare i 16,5 milioni di dollari stimati in entrate fiscali statali e locali indirette e indotte. E pure Michael Strautmanis, vicepresidente della Foundation, ha preso l'impegno di sostenere gli sforzi dei residenti e mitigare i danni della gentrificazione. Ma per ora i numeri parlano solo in negativo: gli affitti medi delle case intorno al centro sono aumentati del 43 per cento. E il valore delle case, addirittura di oltre il 130 per cento, 50 punti percentuali in più rispetto alla media degli Stati Uniti. E quasi un terzo delle case in vendita nel terzo trimestre del 2022 sono state acquistate da investitori, secondo i dati analizzati dall'Illinois Answers Project.  

Anche per questo il democratico afroamericano Brandon Johnson ha vinto la settimana scorsa le elezioni di sindaco, sconfiggendo al ballottaggio il rivale e collega di partito Paul Vallas, 69 anni, bianco e molto più conservatore in materia di istruzione e criminalità.  

Johnson ha infatti promesso di prendersi cura di quei cittadini vulnerabili che ora si sentono traditi proprio dal loro leader più illustre: Barack Obama, appunto. Sperando che non sia ormai troppo tardi: e quello sviluppo così colossale sia in qualche modo arrestabile. "L'Obama Center non viene costruito per Chicago: ma per il mondo. E il mondo non ci vuole qui, nessuno vuol vedere dei pezzenti" ha detto qualche settimana fa una donna durante un appuntamento elettorale. Johnson ha tentato di rassicurarla: "Ci assicureremo che i proprietari terrieri non vedano lo sviluppo economico come un'opportunità per espellere le famiglie che fanno parte di queste comunità da decenni". E chissà se ce la farà.