Russia, condannato l'ufficiale che aveva disertato perché buddhista: "Ma sono una persona felice"
di Riccardo Ricci , di Riccardo RicciMOSCA - Un tribunale militare russo ha condannato a due anni e cinque mesi di reclusione un ufficiale che, diventato buddhista durante un periodo di congedo, si è rifiutato di tornare a combattere in Ucraina. Al fronte il luogotenente Dmitrij Vasilets ha trascorso cinque mesi, fin dai primissimi giorni dell’Operazione militare speciale. All'ordine di tornare a combattere, dopo l’avvicinamento alla filosofia buddhista che aveva mutato le sue più profonde convinzioni, l'ufficiale ha opposto il primo "no" della sua carriera.
Le nuove norme
Quello di Vasilts è anche il primo caso noto di un cittadino …
MOSCA - Un tribunale militare russo ha condannato a due anni e cinque mesi di reclusione un ufficiale che, diventato buddhista durante un periodo di congedo, si è rifiutato di tornare a combattere in Ucraina. Al fronte il luogotenente Dmitrij Vasilets ha trascorso cinque mesi, fin dai primissimi giorni dell’Operazione militare speciale. All'ordine di tornare a combattere, dopo l’avvicinamento alla filosofia buddhista che aveva mutato le sue più profonde convinzioni, l'ufficiale ha opposto il primo "no" della sua carriera.
Le nuove norme
Quello di Vasilts è anche il primo caso noto di un cittadino incriminato sulla base delle nuove norme che puniscono la “mancata obbedienza agli ordini”, durante i periodi “di ostilità”. La norma è stata introdotta nel Codice penale, in coincidenza con la campagna di “mobilitazione parziale” di settembre 2022, con la quale sono stati chiamati alle armi i riservisti. Prima degli emendamenti di settembre, un militare che si rifiutava di rispettare un ordine poteva essere processato solo se le sue omissioni avevano avuto conseguenze gravi e comprovate. Ora è sufficiente che si sottragga ai doveri che gli impongono le mostrine. Procedimenti simili si svolgono a porte chiuse, ma il luogotenente ha deciso di affidare preventivamente a Novaya Gazeta le sue ultime dichiarazioni, “convinto che non saranno le ultime”.
"Essere umani non è facile"
Il verdetto in primo grado, annunciato il 7 aprile dal tribunale militare della guarnigione di Zaozyorskij, ha ricalcato le accuse. È stato condannato per l'articolo 332 del Codice penale, come confermato dall'avvocato Elvira Tarasova. Contrariamente alle aspettative, si è rivelato relativamente mite: fino all'appello, rimarrà in libertà. Immediatamente dopo l’inizio della cosiddetta Operazione militare speciale, dalla regione di Murmansk dove prestava servizio il ventisettenne è stato spedito al fronte. A luglio ha ottenuto per la prima volta un congedo, che ha trascorso in Buriatia. Nella regione siberiana, era inizialmente andato solo per far visita ai parenti di un collega defunto. Sono stati proprio loro ad introdurlo alle pratiche religiose. “Essere umani non è un compito facile. Mantenere l'umanità in condizioni di combattimento è molto difficile. La vittoria principale: sui principali nemici, odio e rabbia, l’ho già ottenuta, sono una persona felice”, ha dichiarato nelle sue ultime parole.
Convintosi di non voler più tornare nell’area dei combattimenti, ha deciso di mettere nero su bianco i motivi del suo rifiuto: “Sono attualmente un militare delle Forze armate della Federazione Russa. Voglio far presente che sono anche una persona e un cittadino”. Diplomato a pieni voti all’accademia militare, aveva avuto il privilegio di poter scegliere da solo come e dove proseguire il proprio percorso professionale, trovandosi a servire come ufficiale politico nella regione di Murmansk. “Penso di essere un patriota, amo il mio Paese, sono nato e cresciuto qui - ha detto in precedenza in un’intervista a Novaja Gazeta - Si scopre che sono finito all'estero per la prima volta proprio in Ucraina, a febbraio”. Vasilets ha presentato per la prima volta ad agosto un rapporto ai superiori, nel quale esprimeva il rifiuto di riprendere servizio nelle zone dei camobattimenti. In quel momento, azioni del genere implicavano ancora soltanto il licenziamento dell’ufficiale.
Ma la procedura di uscita dalle forze armate si è però protratta a lungo e nel frattempo le norme adottate in tutta fretta alla vigilia mobilitazione hanno cambiato le carte in tavola per tutti i militari in servizio. Vasilets, come tanti altri, non è stato in grado di lasciare le forze armate. A fine settembre, con la mobilitazione ormai in corso. Vasilets ha ricevuto un nuovo sollecito a partire, al quale ha opposto il medesimo rifiuto. Ma questa volta contro di lui è stato aperto un procedimento penale. “So che mi condanneranno. Avevo una scelta e l'ho compiuta", ha dichiarato Vasilets. Secondo i dati raccolti alla fine di marzo dal portale Mediazona, sarebbero più di cinquecento i procedimenti attualmente in corso presso tribunali militari, che riguardano le norme inasprite con la mobilitazione. Lascia pochi dubbi l'effetto di dissuasione su quanti vogliano, per varie ragioni, sottrarsi agli ordini di questi tempi.