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Il Dalai Lama bacia un bambino e gli chiede: "Succhiami la lingua". Poi le scuse

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È accaduto il 28 febbraio, ma solo ora il video è circolato online, scatenando una protesta di massa sui social con critiche formali dalle organizzazioni a tutela dei diritti dei minori. È complesso e delicato capire come sia possibile un episodio del genere. È uno shock per milioni di persone che seguono la fede del buddismo tibetano
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CHENNAI - Il video traumatizzante ha registrato subito più di un milione di visualizzazioni. Almeno otto milioni di persone hanno letto le scuse ufficiali del Dalai Lama su Twitter. Difficile decostruire immagini oggettivamente ripugnanti di un uomo quasi ottantottenne che in risposta a un bambino che gli chiede un abbraccio dice: “Succhiami la lingua.”

La scena è questa. Siamo a un incontro con il pubblico a McLeod Ganj, periferia di Dharamshala, dove Tenzin Gyatso, carismatico leader del buddismo tibetano della scuola del Cappello Giallo, noto al mondo come il Dalai Lama, vive in esilio dal 1959, quando i cinesi l’hanno messo in fuga invadendo il Tibet. Il ragazzino si avvicina al trono, chiede se può avere un abbraccio, l’amatissimo leader chiede prima un bacetto sulla guancia. Il bimbo lo concede. Allora il carismatico religioso arriccia le labbra, con fare scherzoso. Il ragazzo è titubante, ma scocca un bacetto veloce sul…

CHENNAI - Il video traumatizzante ha registrato subito più di un milione di visualizzazioni. Almeno otto milioni di persone hanno letto le scuse ufficiali del Dalai Lama su Twitter. Difficile decostruire immagini oggettivamente ripugnanti di un uomo quasi ottantottenne che in risposta a un bambino che gli chiede un abbraccio dice: “Succhiami la lingua.”

La scena è questa. Siamo a un incontro con il pubblico a McLeod Ganj, periferia di Dharamshala, dove Tenzin Gyatso, carismatico leader del buddismo tibetano della scuola del Cappello Giallo, noto al mondo come il Dalai Lama, vive in esilio dal 1959, quando i cinesi l’hanno messo in fuga invadendo il Tibet. Il ragazzino si avvicina al trono, chiede se può avere un abbraccio, l’amatissimo leader chiede prima un bacetto sulla guancia. Il bimbo lo concede. Allora il carismatico religioso arriccia le labbra, con fare scherzoso. Il ragazzo è titubante, ma scocca un bacetto veloce sulle labbra dell’ottuagenario. Poi il Dalai Lama fissa a lungo il giovanetto negli occhi e pronuncia, senza ombra di dubbio, la frase: “E succhiami la lingua.” La tira fuori. Il bimbo non sa cosa fare, estende timidamente la sua, si ritrae.

Uno shock per milioni di persone

È accaduto il 28 febbraio, ma solo ora il video è circolato online, scatenando una protesta di massa sui social con critiche formali dalle organizzazioni a tutela dei diritti dei minori. È complesso e delicato capire come sia possibile un episodio del genere. È uno shock per milioni di persone che seguono la fede del buddismo tibetano, che vedono nel Dalai Lama un sacro simbolo di pace e di fratellanza universale. Per alcuni è il traumatico crollo di un mito.

Quali le spiegazioni possibili? La prima può essere che, arrivato a una certa età, il Dalai Lama possa aver perso dei freni inibitori e che in pubblico si lasci andare a comportamenti fuori controllo. Alcune gaffe del recente passato possono corroborare questa possibilità. Ma se così fosse, allora ci si deve chiedere se dietro i freni del comportamento civile si nascondano pulsioni comunque malsane. Ma ci possono essere anche altre interpretazioni.

Le gaffe recenti

Guardiamo il recente contesto comunicativo del Dalai Lama. Nel 2019 ci fu uno scandalo per un’intervista rilasciata alla BBC durante la quale il Dalai Lama, confermando che era possibile che il prossimo Dalai Lama si sarebbe potuto incarnare in una donna, si lasciò scappare: “Se ci sarà un Dalai Lama donna dovrebbe essere più bella… se è brutta, con la faccia brutta, così (n.d.r. strizza il viso in una smorfia) … ecco credo che molte persone preferiscano non vedere quel tipo di faccia.” La frase scatenò un profluvio di proteste dalle associazioni femministe. Nel 2018, il quotidiano colombiano El Espectador e lo spagnolo El Mundo scrissero che il Dalai Lama era al corrente di abusi sessuali da parte di leader religiosi buddisti in Olanda ai danni di quattro studenti. Queste rivelazioni ora assumono connotazioni diverse, di fronte alle immagini del video di Dharamshala.

Le scuse ufficiali

Le scuse ufficiali per il video puntano a spiegare che si è trattato di un malinteso. Il Dalai Lama ama scherzare, lo sanno tutti, fa parte della sua allegra dottrina, del messaggio gioioso insito nel buddismo tibetano: “Sua Santità scherza spesso con le persone che incontra in modo innocente e giocoso, anche in pubblico e davanti alle telecamere. Si rammarica di questo incidente. Sua Santità vuole scusarsi con il ragazzo e la sua famiglia, oltre che con i suoi numerosi amici in tutto il mondo, per il dolore che le sue parole possono aver causato".

Le tradizioni tibetane

Può sembrar strano che le scuse non menzionino il fatto che far vedere la lingua è un saluto tibetano che fa parte di una tradizione iniziata nel nono secolo, quando morì un re impopolare chiamato Lang Darma, famoso per il fatto che aveva una lingua nera. I tibetani temevano potesse rivivere in un nuovo corpo e cominciarono quindi a mostrare la lingua per dimostrare di non essere la rincarnazione, appunto, del cattivo Lang Darma. Nei secoli questo saluto è diventato una forma di rispetto non inusuale tra alcuni buddisti tibetani. Ma il fatto stesso che non sia stata usata questa spiegazione, magari dicendo che il Dalai Lama voleva dire “stick out your tounge” o “tira fuori la lingua,” come saluto, invece di “suck my tounge”, è perché il contesto è difficilmente giustificabile.

Le geopolitica dell'"incidente"

Chi ci può guadagnare da questo incidente è il governo cinese che avrà gioco facile nello screditare l’ultimo leader del popolo tibetano, spina nel fianco per Pechino. E forse altre religioni, soprattutto in Occidente, che hanno perso fedeli attratti dal buddismo. È ipotizzabile che molti buddisti tibetani in Europa, America, Australia, Canada e Nuova Zelanda si trovino oggi in una posizione complessa. Chi accetta le scuse ufficiali crederà nello scherzo travisato, nell’innocenza del Dalai Lama. Qualche buddista tibetano farà forse uno sforzo per capire che un guru è sempre un essere umano, e quindi è possibile che abbia pulsioni riprovevoli.

Quel che questo episodio porta alla mente è la lezione di un famoso anti-guru nato in India, Jiddu Krishnamurti, morto nel 1986. Quando i leader della Società Teosofica di Madras (oggi Chennai) lo incensarono, ancora adolescente, con il titolo di Maestro Universale, messia salvatore dell’umanità, lui li lasciò fare. Poi, a 34 anni, radunò i suoi seguaci per sciogliere la setta. Disse che le religioni organizzate e i leader spirituali erano tutti da abbandonare. “La verità è una terra senza sentiero. Se segui qualcun altro, non la troverai mai.”