Mar Nero, ora gli aerei spia della Nato si tengono più lontani dai caccia russi
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonLa mattina di Pasqua il drone Global Hawk decollato da Sigonella è rimasto sulle coste della Romania e poi si è inoltrato ai confini della Moldavia. Fino a metà marzo queste missioni erano quotidiane ma avevano una destinazione diversa: si infilavano nel Mar Nero, scrutando con i radar i movimenti delle forze russe. Adesso, invece, la tensione nei cieli intorno alla Crimea è altissima e i grandi aerei-spia teleguidati da 100 milioni di euro hanno diminuito le spedizioni e preferiscono tenersi lontani. Quanto sia pericolosa la situazione lo svela uno dei documenti segreti sottratti al Pentagono, che descrive decine di duelli a stretta distanza tra gli aerei russi e quelli della Nato.
Non c’è stata soltanto la missione dei caccia russi che il 29 settembre scorso hanno lanciato un missile in direzione di un velivolo da ricognizione elettronica britannico: un episodio estremamente grave, perché l’eventuale abbattimento poteva far scat…
La mattina di Pasqua il drone Global Hawk decollato da Sigonella è rimasto sulle coste della Romania e poi si è inoltrato ai confini della Moldavia. Fino a metà marzo queste missioni erano quotidiane ma avevano una destinazione diversa: si infilavano nel Mar Nero, scrutando con i radar i movimenti delle forze russe. Adesso, invece, la tensione nei cieli intorno alla Crimea è altissima e i grandi aerei-spia teleguidati da 100 milioni di euro hanno diminuito le spedizioni e preferiscono tenersi lontani. Quanto sia pericolosa la situazione lo svela uno dei documenti segreti sottratti al Pentagono, che descrive decine di duelli a stretta distanza tra gli aerei russi e quelli della Nato.
Non c’è stata soltanto la missione dei caccia russi che il 29 settembre scorso hanno lanciato un missile in direzione di un velivolo da ricognizione elettronica britannico: un episodio estremamente grave, perché l’eventuale abbattimento poteva far scattare l’articolo 5 del Trattato Atlantico, unendo l’intera Alleanza contro l’aggressione di Mosca. Nonostante gli inglesi – e anche i francesi – da allora abbiano fatto accompagnare i loro radar volanti da coppie di intercettori supersonici, l’aviazione russa non si è intimidita e ha aumentato le occasioni di sfida.
Gli incontri troppo ravvicinati con i Sukhoi Su-27 sono sempre più frequenti. Il documento top secret descrive quelli avvenuti tra settembre e fine febbraio. Il 29 settembre, prima di lanciare il missile, due jet russi sono passati a solo cinque metri dal quadrireattore RC135 inglese, esternamente identico allo storico Boeing 707: sono manovre che provocano onde di pressione e possono danneggiare la fusoliera fino a causarne la distruzione. Il 30 dicembre un altro velivolo di questo tipo, accompagnato da due Eurofighter britannici con i missili sotto le ali, è stato affrontato dai soliti Sukhoi che si sono spinti fino a 30 metri dai caccia di Londra: distanze pericolose per jet che volano a oltre mille chilometri orari, tanto che il rischio di incidenti è ritenuto alto.
Il 22 febbraio un drone Usa MQ-9 Reaper ha dovuto misurarsi con Sukhoi che sfrecciavano alla stessa distanza: è stata quasi la prova generale dello scontro che due settimane dopo ha portato a perdere il controllo di un altro Reaper statunitense, fatto precipitare in fondo al mare. Quest’ultimo episodio è avvenuto dopo la redazione del documento. Ma il dossier mostra che, già prima dello scontro, al largo della Crimea era stata introdotta dal Pentagono una fascia – distante dalla costa 50 miglia, circa 80 chilometri – segnalata come “Secdef Directed Standoff”: una definizione che potrebbe indicare la necessità di un’autorizzazione esplicita del segretario alla Difesa Llyod Austin per gli aerei e i droni che intendono spingersi in questa area.
L’abbattimento del Reaper sarebbe avvenuto a 56 miglia dalle spiagge della Crimea, in prossimità quindi della “zona Austin”: poiché il confronto tra caccia russo e drone statunitense è stato lungo non si può escludere che il duello sia cominciato in questo tratto di cielo. Austin ha dichiarato che le operazioni di ricognizione nello spazio aereo internazionale proseguiranno, senza lasciarsi intimidire dagli stormi del Cremlino. Ma il file top secret invece presenta una realtà diversa: da mesi una fetta del Mar Nero è stata ceduta ai russi, riducendo le possibilità di sorvegliare le iniziative dell’armata di Mosca.
Nello stesso mare agiscono poi i caccia Eurofighter italiani schierati nella base romena di Costanza con il compito di evitare incursioni russe. E dallo stesso aeroporto spesso parte anche il sofisticato jet spia Caew trasferito da Pratica di Mare: normalmente evitano di puntare sulla Crimea e pattugliano i confini ucraini sulla terraferma fino al Baltico.