Da Parigi a Tel Aviv, le proteste non fermano il boom del turismo
a cura della redazione Esteri , a cura della redazione EsteriROMA - Il paradosso del turismo: l'occupazione degli hotel è in continua crescita anche in quei Paesi in cui proteste e scioperi hanno provocato chiusure e cancellazioni di eventi. Lo racconta il Wall Street Journal confrontando i dati del boom turistico in Paesi come la Francia, fustigata dall'ondata di scioperi per la riforma delle pensioni, o Israele paralizzato dalla rivolta contro il governo Netanyahu.
La furia del francesi contro il presidente Emmanuel Macron e il suo piano di riforma delle pensioni ha provocato la chiusura temporanea di alcuni dei luoghi frequentati annualmente da milioni di persone, come la Torre Eiffel. Eppure, scrive il quotidiano newyorkese, "l'occupazione negli hotel di Parigi dall'inizio delle proteste a metà gennaio è stata del 68,1%, superiore rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 2019, secondo la società di analisi e dati sull'ospitalità STR". Cioè è cresciuta anche r…
ROMA - Il paradosso del turismo: l'occupazione degli hotel è in continua crescita anche in quei Paesi in cui proteste e scioperi hanno provocato chiusure e cancellazioni di eventi. Lo racconta il Wall Street Journal confrontando i dati del boom turistico in Paesi come la Francia, fustigata dall'ondata di scioperi per la riforma delle pensioni, o Israele paralizzato dalla rivolta contro il governo Netanyahu.
La furia del francesi contro il presidente Emmanuel Macron e il suo piano di riforma delle pensioni ha provocato la chiusura temporanea di alcuni dei luoghi frequentati annualmente da milioni di persone, come la Torre Eiffel. Eppure, scrive il quotidiano newyorkese, "l'occupazione negli hotel di Parigi dall'inizio delle proteste a metà gennaio è stata del 68,1%, superiore rispetto allo stesso periodo del 2022 e del 2019, secondo la società di analisi e dati sull'ospitalità STR". Cioè è cresciuta anche rispetto agli anni in cui il turismo non era falcidiato dagli effetti del Covid, che nel 2019 non c'era ancora e nel 2022 era ormai agli sgoccioli.
Lo stesso è accaduto anche in Israele, dove le proteste contro il primo ministro di Benjamin Netanyahu e il suo governo hanno bloccato persino l'aeroporto Ben-Gurion, chiuso di fatto da uno sciopero. E uno sciopero dei trasporti ha bloccato la maggior parte dei viaggi aerei e ferroviari in Germania previsti per la fine di marzo, eppure i dati STR mostrano anche lì "una tendenza simile a Tel Aviv", dove non solo "il tasso di occupazione degli hotel è aumentato rispetto allo scorso anno", ma sono aumentati anche i prezzi medi praticati negli alberghi. Un fenomeno identico a quello che si è verificato a Parigi, dove gli hotel "sono più costosi rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso".
Secondo gli esperti di flussi turistici citati dal Wall Street Journal, sarebbe in realtà proprio un effetto diretto del periodo di astinenza provocato obbligatoriamente dalla pandemia, che ha di fatto annullato i viaggi per alcuni anni: "Le persone non aspettano più di fare quel viaggio che avevano messo nella lista dei desideri", dice per esempio Beth Marino, chief operating officer di Fox World Travel con sede a Oskosh, Wisconsin.
Prima di partire, naturalmente, valgono i consigli che bisognerebbe sempre tenere presenti: registrarsi al sito ViaggiareSicuri (il portale del ministero degli Esteri che sarà così in grado di contattarci se la situazione locale diventasse pericolosa) su cui si trovano informazioni dettagliate e aggiornate sugli eventi politici, la situazione sanitaria e i rischi connessi al singolo Paese; e valutare la sottoscrizione di un'assicurazione di viaggio che tuteli in caso di eventi imprevisti che provochino cancellazioni o altri disagi.