Macron, l'intervista sull’aereo dalla Cina
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Gli europei non devono diventare "vassalli " degli Usa, dice Emmanuel Macron in un'intervista che sembra un passo falso, a conclusione della sua visita di Stato in Cina. Sull'aereo presidenziale che lo ha riportato a Parigi, il leader francese ha organizzato un colloquio con Les Echos e Politico Europe per difendere un concetto che gli è caro: l'autonomia strategica dell'Ue. Ed è la sintesi fatta dal media americano, tutta incentrata sulle tensioni a Taiwan, che ha provocato più polemiche. "La cosa peggiore sarebbe pensare che noi europei dovremmo solo seguire e adattarci al ritmo americano e a una sovrareazione cinese", spiega Macron, aggiungendo di voler ritagliare per l'Ue un "terzo polo", fuori dalla logica dei due blocchi contrapposti, tra Usa e Cina.
In un contesto di escalation il grande rischio per gli europei, sostiene Macron, "sarebbe quello di trovarci trascinati in crisi non nostre, che…
PARIGI - Gli europei non devono diventare "vassalli " degli Usa, dice Emmanuel Macron in un'intervista che sembra un passo falso, a conclusione della sua visita di Stato in Cina. Sull'aereo presidenziale che lo ha riportato a Parigi, il leader francese ha organizzato un colloquio con Les Echos e Politico Europe per difendere un concetto che gli è caro: l'autonomia strategica dell'Ue. Ed è la sintesi fatta dal media americano, tutta incentrata sulle tensioni a Taiwan, che ha provocato più polemiche. "La cosa peggiore sarebbe pensare che noi europei dovremmo solo seguire e adattarci al ritmo americano e a una sovrareazione cinese", spiega Macron, aggiungendo di voler ritagliare per l'Ue un "terzo polo", fuori dalla logica dei due blocchi contrapposti, tra Usa e Cina.
In un contesto di escalation il grande rischio per gli europei, sostiene Macron, "sarebbe quello di trovarci trascinati in crisi non nostre, che ci impedirebbero di costruire la nostra autonomia strategica". Macron invita gli altri governi dell'Ue a non "seguire la politica americana, per una sorta di riflesso di panico".
Le critiche all'intervento del capo di Stato non vengono solo da politici e commentatori Usa. Ma anche dalle Ong che hanno denunciato l'assenza di qualsiasi riferimento alle violazioni dei diritti umani nei tre giorni trascorsi tra Pechino e Canton, tra onori e fasti riservati dalle autorità cinesi. "Appena tornato da Pechino, dove non ha mai criticato la Cina, Macron si mette ad attacare gli Stati Uniti", sottolinea Antoine Bondaz, ricercatore alla Fondation pour la recherche stratégique, invitato all'Eliseo a metà marzo insieme ad altri esperti.
La difesa dell'autonomia strategica da parte di Macron, per quanto coerente, sembra ormai anacronistica davanti al ruolo dominante della Nato nella crisi in un Ucraina e all'ombrello americano considerato essenziale dai paesi del Nord e dell'Est dell'Ue. Eppure il leader francese insiste nel difendere la sua visione. E soprattutto cerca, ancora una volta, di posizionarsi come mediatore nel conflitto. Se Macron torna dalla Cina senza aver ottenuto una svolta nella posizione di Xi Jinping rispetto a Mosca, lui sottolinea l'inizio di un dialogo che potrà essere decisivo quando si aprirà una finestra di opportunità. "Credo che la Cina stia facendo la nostra stessa osservazione, ovvero che oggi il momento è militare", nota il presidente nell'intervista. "Non è il momento dei negoziati" ammette. Ma poi aggiunge: "Anche se li prepariamo e, se necessario, ne gettiamo le basi. Questo è lo scopo del dialogo con la Cina: consolidare approcci comuni".
Le dichiarazioni di Macron non confermano solo il tradizionale approccio gollista, con un certo isolamento nell'Ue, ma segnalano il tentativo più ampio di pesare nella strada della diplomazia. "La Cina è disposta a sostenere proposte specifiche della Francia per una soluzione politica alla crisi in Ucraina e a svolgere un ruolo costruttivo", ha riferito l'emittente televisiva statale cinese, Cctv, nelle stesse ore in cui Macron concludeva la sua visita. Un piano francese, spiegano diplomatici transalpini, ancora non c'è. Ma dietro le quinte Macron ha chiesto di cominciare a studiare i "parametri" di un'eventuale proposta.
Se da Mosca l'incontro tra Xi e Macron era stato definito "importante", ieri il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha spiegato che Parigi non può svolgere "un ruolo di mediazione, perché è effettivamente schierata con una delle parti in conflitto". È possibile che, quando arriverà il momento, Mosca e Kiev negozieranno direttamente con Washington. Ma la scommessa di Macron è aperta.