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Una delle manifestazioni contro lo spostamento del "quartiere a luci rosse" di Amsterdam (afp)

Amsterdam, la battaglia del quartiere a luci rosse. La sindaca lo vuole trasferire, ma nessuno lo accetta

Femke Halsema, dopo aver imposto dal primo aprile nuove regole per le lavoratrici del sesso, ha chiesto altre cinque settimane per replicare ai cittadini che protestano contro il trasloco delle prostitute in periferia. I timori dell’Agenzia europea del farmaco: i dipendenti non vogliono stare vicino al nuovo distretto
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Amsterdam non vuole più essere Amsterdam: dalle sex worker alla cannabis fino al turismo di massa, la città olandese sta rivoluzionando la propria immagine, tra polemiche e proteste di piazza. La battaglia che fa più rumore è però quella che gira intorno al distretto a luci rosse, che l’amministrazione sta cercando da tempo, invano, di trasferire in periferia. “Sembra che vogliano tutti sbarazzarsi di noi. Eppure abbiamo lavori legali e paghiamo le tasse – ha detto ai media Felicia Anna, presidente di Red Light United, il sindacato delle lavoratrici del sesso di Amsterdam – Da una parte vogliono cacciarci e dall’altra non vogliono farci entrare”. 


Il nuovo “erotic centre” 


Si parla ormai da anni dei piani del Comune di spostare il quartiere a luci rosse dal centro, ma ancora non si è raggiunto un accordo su dove dovrebbe nascere il nuovo “erotic centre”. Anzi, nei quarti…

Amsterdam non vuole più essere Amsterdam: dalle sex worker alla cannabis fino al turismo di massa, la città olandese sta rivoluzionando la propria immagine, tra polemiche e proteste di piazza. La battaglia che fa più rumore è però quella che gira intorno al distretto a luci rosse, che l’amministrazione sta cercando da tempo, invano, di trasferire in periferia. “Sembra che vogliano tutti sbarazzarsi di noi. Eppure abbiamo lavori legali e paghiamo le tasse – ha detto ai media Felicia Anna, presidente di Red Light United, il sindacato delle lavoratrici del sesso di Amsterdam – Da una parte vogliono cacciarci e dall’altra non vogliono farci entrare”. 


Il nuovo “erotic centre” 


Si parla ormai da anni dei piani del Comune di spostare il quartiere a luci rosse dal centro, ma ancora non si è raggiunto un accordo su dove dovrebbe nascere il nuovo “erotic centre”. Anzi, nei quartieri periferici che il Comune sta sondando i residenti scendono in piazza, si confrontano in un’atmosfera tesa e hanno spinto ora la sindaca Femke Halsema a chiedere altre cinque settimane per rispondere alle loro domande. Chi protesta contro le prostitute si ritrova paradossalmente al loro fianco, perché loro dal centro non vogliono andarsene, temendo di perdere guadagni e di finire in un’area meno controllata dalle forze dell’ordine: per questo a marzo sono scese in piazza davanti al Comune con maschere e cartelli che dicevano “Salvate il quartiere a luci rosse”. Sono amareggiate, anche perché sentono di essere usate come capro espiatorio della criminalità cittadina, quando basterebbe, sostengono, aumentare le forze di polizia.

La sindaca ha proposto tre sedi diverse per questo “erotic centre” con 100 stanze (contro le 250 di oggi) e con spazi dedicati al riposo, all’arte e alla cultura. Due si trovano ad Amsterdam Zuid, non lontano dal centro congressi Rai, e una nel vecchio cantiere navale Ndsm ad Amsterdam Noord.
 

La sindaca progressista Femke Halsema 


Il De Wallen, il quartiere a luci rosse, è un’istituzione della città dal tardo Medioevo, un simbolo dell'anticonformismo olandese anche in materia di sessualità. Negli ultimi anni, però, a causa del turismo di massa, è diventato anche sinonimo di ubriachezza molesta, droghe e criminalità. All’interno di questo dibattito si è inserita l’elezione, nel 2018, di Femke Halsema, prima sindaca donna della città. Una ex leader dei Verdi, con un’agenda radicale, che vuole considerare le conseguenze pratiche della tradizione di tolleranza olandese. Non è una questione, sostiene, di tabù sul sesso o sui corpi delle donne in vetrina.

“Sono una progressista, una liberale, da membro del Parlamento sono stata in parte responsabile del riconoscimento della prostituzione come professione legale – ha raccontato al Guardian qualche anno fa – Il quartiere a luci rosse ha quell’aura sentimentale che viene dal passato, dal marinaio che arriva in città e le donne olandesi che gli dicono cosa vuole e cosa non vuole. Ma nella situazione attuale per la maggioranza sono straniere con uno status legale vulnerabile. E poi trovi moltitudini di turisti che davanti alle vetrine fotografano e deridono, e non posso accettare questa umiliazione delle donne, va contro i diritti femminili e l’idea che vogliamo emancipare le lavoratrici del sesso”.
 

Dal turismo di massa alla cannabis: le altre battaglie


La sindaca ha già imposto che, dal primo aprile, i bordelli chiudano prima nei weekend, alle 3 invece che alle 6 di mattina, e le prostitute non l’hanno presa affatto bene: denunciano che così lavorano di meno e sono costrette a tornare a casa in orari in cui tutto è chiuso e la città è più pericolosa. Ma la rivoluzione di Halsema non si ferma al tentativo di strappare da Amsterdam l’immagine di Sin City, di città del peccato, ma coinvolge anche il turismo in generale: due settimane fa ha fatto scalpore il video che invita gli inglesi molesti e violenti a restarsene a casa, parte della campagna “Stay Away”, “State alla larga”, che verrà poi allargata anche agli Stati Ue e agli stessi Paesi Bassi. Ma si stanno introducendo anche misure per limitare le crociere e gli Airbnb, e i Paesi Bassi hanno anche imposto una tassa green che va a colpire i voli low-cost.

La sindaca ha messo nel mirino infine le droghe leggere – che non si potranno più fumare nel quartiere a luci rosse – e quelle pesanti. Tutto ciò in un periodo in cui Amsterdam, grazie alla Brexit, vive una fase di grande favore economico ed è diventata la capitale finanziaria d’Europa.
 

Le paure dell’Ema e le speranze di Forza Italia 


Il dibattito sul Red light district, peraltro, è in qualche modo legato anche all’uscita del Regno Unito dall’Ue. Due delle location proposte, infatti, si trovano vicino alla nuova sede dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco, che ha traslocato qui da Londra nel 2020 e che ora non vuole ritrovarsi in un quartiere a luci rosse, che si suppone insicuro e a rischio criminalità. Un portavoce del Comune ha ricordato che le location proposte distano “almeno mezzo chilometro dalla sede dell’Ema”, e ad ogni modo quelli dell’Agenzia del farmaco “sanno benissimo in che città si trovano”, ha aggiunto la sindaca.

Le argomentazioni dell’Ema hanno comunque spinto l’europarlamentare Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia, a cogliere la palla al balzo e a scrivere alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per chiedere che l’Ema si trasferisca a Milano, città che nel 2017 perse l’assegnazione della sede al sorteggio, dopo aver ottenuto lo stesso punteggio di Amsterdam: “Gli oltre 900 dipendenti dell’Ema, i delegati internazionali e gli esperti sarebbero costretti ad attraversare, per raggiungere la sede della struttura, una zona insicura caratterizzata dalla presenza di spacciatori di droga ed alcolizzati, in un contesto di degrado”. Anche la sua collega Alessandra Mussolini si è intestata la battaglia, onde evitare di avere, dice, “i farmaci a luci rosse”.

Entro la fine del 2023 il Comune dovrà decidere la nuova location, e il compito si fa sempre più complicato. “Qualunque soluzione sceglieremo – ha ammesso la sindaca Halsema, provata dalla battaglia – ci saranno sempre proteste, ci sarà sempre resistenza”.