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Lula in Cina da Xi Jinping: accordi economici, ma non solo. Il Brasile vuole spingere per la pace in Ucraina

Luiz Inacio Lula da Silva (reuters)
Il presidente brasiliano ricuce con Pechino dopo il gelo di Bolsonaro. Il ruolo della Banca dei Brics che "fa a meno" del dollaro
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Industria, commercio, infrastrutture, agricoltura. E poi acquisti di navi e aerei, nuove fabbriche di auto elettriche, accordi su telefonia e comunicazioni per il 6G, su intelligenza artificiale, su nuovi scambi bilaterali che saltino il passaggio obbligato dal dollaro e immettano sul mercato la valuta cinese. Luiz Inácio Lula da Silva sbarca oggi a Pechino per la prima visita ufficiale nel gigante asiatico da quando è entrato in carica alla guida del Brasile il primo gennaio scorso. La visita era prevista dieci giorni fa ma una brutta polmonite ha costretto il presidente a rinviarla per sottoporsi alle cure necessarie in ospedale. Adesso è arrivato il momento tanto atteso, ricco di iniziative, programmi e sviluppi sul piano geopolitico internazionale. 

 

Un Lula diverso

 

Il leader della sinistra brasiliana è accompagnato da uno stuolo di ministri e imprenditori che vedono la Cina come uno dei partner commerciali e industriali privilegia…

Industria, commercio, infrastrutture, agricoltura. E poi acquisti di navi e aerei, nuove fabbriche di auto elettriche, accordi su telefonia e comunicazioni per il 6G, su intelligenza artificiale, su nuovi scambi bilaterali che saltino il passaggio obbligato dal dollaro e immettano sul mercato la valuta cinese. Luiz Inácio Lula da Silva sbarca oggi a Pechino per la prima visita ufficiale nel gigante asiatico da quando è entrato in carica alla guida del Brasile il primo gennaio scorso. La visita era prevista dieci giorni fa ma una brutta polmonite ha costretto il presidente a rinviarla per sottoporsi alle cure necessarie in ospedale. Adesso è arrivato il momento tanto atteso, ricco di iniziative, programmi e sviluppi sul piano geopolitico internazionale. 

 

Un Lula diverso

 

Il leader della sinistra brasiliana è accompagnato da uno stuolo di ministri e imprenditori che vedono la Cina come uno dei partner commerciali e industriali privilegiati. Se non il principale. Il gigante del Sudamerica mantiene da 50 anni solidi rapporti con Pechino. Ma il Lula del 2003 e del 2010 è diverso dal Lula di oggi. E’ differente quindi anche l’approccio tra i due paesi. C’è stata la pausa, piuttosto traumatica, imposta dalle scelte di Jair Bolsonaro che aveva finito per rompere le relazioni con lo storico partner, culminate dal braccio di ferro con Huawei sul 5G concluso in un disastro: l’allora presidente aveva alla fine ceduto senza negoziare alcun risarcimento.

L’ex capitano puntava soprattutto sugli Usa con cui aveva ottimi rapporti per amicizia e affinità ideologica con Donald Trump. Prima di mollare lo scettro era corso a Mosca per incontrare Vladimir Putin. Una visita sconsigliata da tutti i suoi collaboratori perché avveniva proprio alla vigilia dell’invasione russa dell'Ucraina. Un imbarazzo che aveva finito per isolare sempre più il Brasile dal resto del mondo. Lula, appena eletto, ha iniziato a ricucire i rapporti internazionali. “Il Brasile è tornato”, annunciava la sera della vittoria davanti alla folla di sostenitori radunati sulla Paulista a San Paolo. Il cambio è stato subito avvertito. E’ volato a Washington, ha incontrato Joe Biden, con lui ha parlato del “Club della pace” che adesso proporrà anche a Xi Jinping nell’incontro personale che i due avranno a Shanghai. 

 

Industria e agricoltura

 

Tra i tanti progetti è previsto che verrà firmato un accordo di cooperazione su chip, 6G e intelligenza artificiale. Già chiuso quello che prevede scambi senza passare per il dollaro. Verrà annunciata la vendita di 20 jet Embraer, modelli E195-E2 con una capacità di 144 passeggeri; accordi tra la brasiliana Suzano e la compagnia navale cinese Cosco per la costruzione di 17 navi per il trasporto di cellulosa e l’acquisto di 280 camion elettrici di Pechino. La cinese BYD dovrebbe installare a Bahia una fabbrica di auto elettriche. Lula chiederà a Xi Jinping di investire su infrastrutture come reti ferroviarie e impianti idroelettrici. Il leader cinese in cambio lo solleciterà ad entrare nella Belt and Road Initiative, cui hanno già aderito149 paesi (tra cui 21 latinoamericani) e 30 organismi internazionali. Sarà rivisto il protocollo del 2015 sull’esportazione di carne bovina e suina. Nuovi accordi anche per la soia e il legname.

 

La banca dei Brics

 

La visita sarà anche l’occasione per ufficializzare la nomina di Dilma Rousseff a presidentessa della “Banca dei Brics”, il nuovo istituto finanziario che stimolerà gli scambi commerciali tra Brasile e Cina e che metterà a punto i tassi di scambio per l’ingresso del renmimbi come moneta che sostituirà, o almeno affiancherà, il dollaro. E’ forse uno degli aspetti che più preoccupa gli Usa che temono di essere tagliati fuori da uno scambio miliardario. Lula vuole rafforzare le economie dell’America Latina e punta molto sul libero commercio. Per questo insiste nel dare più potere al Celac destinato a sostituire il moribondo Unasur. Ha convinto l’argentino Fernández, deve ancora superare le resistenze del messicano Obrador che punta ad essere il riferimento del Continente.

 

Il Club della pace

 

E’ la nuova creatura di Lula. E’ ancora in fase embrionale, deve essere messo a punto. Ma già contiene una proposta da applicare nel conflitto in Ucraina. Si sa che il presidente brasiliano mantiene una posizione neutrale sull’invasione russa. La condanna ma non si schiera con Kiev. “Il Brasile -  ha ricordato nei giorni scorsi il ministro degli Esteri Mauro Vieira, che sarà presente in Cina - è un paese pacifista. E’ nel suo Dna. Si sente continuamente pronunciare la parola guerra, di grandi acquisti di armi, di invio di missili e tank, di distruzione e di morte. Non sento mai la parola pace”. L’ottimo rapporto con Pechino spingerà il Brasile a chiedere un intervento mediatore. “Kiev e Mosca -  aggiunge il ministro - stanno aspettando che qualcuno dica loro: sediamoci a parlare”. La Cina ha il suo piano in 12 punti e Lula sa che è stato accolto con freddezza dai paesi occidentali, Usa in testa. Ma per il leader brasiliano è una buona base di partenza per spingere di più sulla pace. Esorterà Pechino, dicono i consiglieri del presidente, “a sporcarsi le mani”.

 

I Non Allineati 2.0

 

Lula ha riesumato il vecchio asse che allineava Russia, Cina, India e Sudafrica oltre al Brasile. Ma con obiettivi più ambiziosi. Non un semplice club delle economie emergenti del sud del globo. Vuole creare una forza geopolitica che tratti direttamente con i Grandi, Stati Uniti compresi, e ridisegni il futuro. Vede con disappunto la crisi dell’Organizzazione mondiale del commercio, l’inerzia del Consiglio di Sicurezza, il principale organismo Onu creato proprio per il mantenimento della pace. Non basta più la politica estera brasiliana improntata al motto “ativa e altiva” (attiva e assertiva). Bisogna tornare ad essere protagonisti di un mondo nuovo. Xi Jinping ha già invitato Lula al prossimo G7 che si terrà a Shanghai il mese prossimo. Lui conta più sul G20 del quale assumerà la presidenza a dicembre.