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Negoziare la pace a Kiev, l'idea fissa del presidente Macron. “Vuole vincere il Nobel”

Il leader francese continua a smarcarsi per conquistare un posto nella Storia
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PARIGI - Niente di improvvisato, ma anzi la convinzione che la pace vada preparata e cercata, anche con la sponda cinese. Tra i macronisti non c'è imbarazzo per le ultime dichiarazioni del leader francese che, rientrando dal suo viaggio a Pechino, invita gli europei a non essere "vassalli" degli Usa, declassando la crisi a Taiwan come non prioritaria per l'Ue. Una gaffe che non è tale, secondo i fedelissimi del capo dello Stato, anche se Macron è stato travolto dalla critiche, apparendo isolato tra gli alleati occidentali. E se l'Eliseo è stato costretto a precisare la posizione del presidente, giudicata incomprensibile in diverse cancellerie d'Europa, è stato piuttosto per contestualizzare il modo in cui Politico ha sintetizzato il colloquio avvenuto a bordo dell'aereo presidenziale. 

PARIGI - Niente di improvvisato, ma anzi la convinzione che la pace vada preparata e cercata, anche con la sponda cinese. Tra i macronisti non c'è imbarazzo per le ultime dichiarazioni del leader francese che, rientrando dal suo viaggio a Pechino, invita gli europei a non essere "vassalli" degli Usa, declassando la crisi a Taiwan come non prioritaria per l'Ue. Una gaffe che non è tale, secondo i fedelissimi del capo dello Stato, anche se Macron è stato travolto dalla critiche, apparendo isolato tra gli alleati occidentali. E se l'Eliseo è stato costretto a precisare la posizione del presidente, giudicata incomprensibile in diverse cancellerie d'Europa, è stato piuttosto per contestualizzare il modo in cui Politico ha sintetizzato il colloquio avvenuto a bordo dell'aereo presidenziale. 

Almeno questa è la scarna difesa nell'entourage di Macron, che non vuole arretrare nel merito. Una posizione che echeggia la memoria del gollismo "non allineato", si aggancia alla tradizione di una Francia come "potenza di equilibrio" tra i grandi del mondo, e che resta popolare Oltralpe per quanto possa sembrare una visione anacronistica, tanto più alla luce del conflitto in Ucraina.

"Da mesi in tanti, anche in Italia, chiedono di intraprendere nuove iniziative diplomatiche per preparare la pace e la ricostruzione in Ucraina", osserva Sandro Gozi, eurodeputato di Renaissance. "Macron ha preso di nuovo e con coraggio dei rischi, e lavora per impegnare la Cina nei futuri negoziati". Secondo Gozi, le dichiarazioni del leader francese non cambiano la posizione politica europea sulla Cina né tantomeno quella sulla democratica Taiwan. "L'autonomia strategica e la costruzione di una nuova potenza europea come ribadito nel discorso di ieri all'Aia - prosegue l'eurodeputato - devono permetterci di essere più credibili, più efficaci anche in campo militare e quindi più utili ai nostri partner, a cominciare proprio dagli Usa". 

Difendere la strada della pace: è il ruolo che Macron si è scelto dall'inizio dell'aggressione russa in Ucraina. Il presidente francese lo ha fatto tra molte ambiguità e contraddizioni, con qualche passo falso. Per lui è diventata una sorta di ossessione personale che, sostengono alcuni macronisti, nasconde un sogno segreto: vincere il Nobel come altri leader politici che in passato sono stati protagonisti della firma di storici armistizi. Ogni strappo del leader francese, con annesse polemiche, può essere inquadrato in questo obiettivo per entrare nella Storia, a cominciare da quando parlò della necessità di "non umiliare la Russia".

Dopo aver invano cercato di mantenere un canale aperto con Vladimir Putin, con il quale ormai i contatti si sono diradati, Macron ha usato parole più definitive nel sostegno al leader ucraino "fino alla vittoria" e si è guadagnato credibilità a Kiev sbloccando l'invio di armamenti. Durante il vertice a Parigi con Volodymyr Zelensky, accompagnato da Olaf Scholz, ha appoggiato il piano di pace in dieci punti presentato da Zelensky. "Voglio che la Russia sia sconfitta in Ucraina e voglio che l'Ucraina sia in grado di difendere la sua posizione" ha ripetuto il leader francese, aggiungendo però: "Non penso, come fanno alcune persone, che dobbiamo mirare a una sconfitta totale della Russia, attaccando la Russia sul suo stesso territorio". "Costoro - ha insistito - vogliono soprattutto schiantare la Russia. Non è mai stata la posizione della Francia e non lo sarà mai".

Già in ottobre, partecipando alla conferenza interreligiosa organizzata dalla comunità di Sant'Egidio, il leader francese era uscito dal coro, dichiarando: "La pace è possibile". In Vaticano aveva poi chiesto a Papa Francesco di intercedere con Putin, attraverso il patriarca ortodosso russo Kirill. Ma anche di fare pressioni sul presidente americano Joe Biden, affinché gli Usa si "siedano intorno al tavolo per favorire la pace in Ucraina". Macron continua a volersi distinguere nel fronte occidentale, ribadendo la necessità di raggiungere una pace negoziata "attorno a un tavolo" con "il nemico di oggi".

Il viaggio in Cina, presentato come "europeo" anche se la presidente della Commissione è stata relegata in un ruolo di seconda fila, è servito secondo Macron a "gettare le basi" di futuri negoziati e "consolidare approcci comuni". "La Cina fa parte dell'equazione per una soluzione diplomatica al conflitto, non si può farne astrazione", dice l'ex ambasciatore Gérard Araud, vicino a Macron. Il test della serietà di questo dialogo con Pechino sarà la realizzazione di un contatto tra Xi Jinping e Zelensky. Un primo tassello per risolvere un'equazione che al momento sembra ancora impossibile.