Musk si confessa alla Bbc: "Possedere Twitter, che esperienza dolorosa"
di Enrico Franceschini , di Enrico FranceschiniLONDRA – Essere il proprietario di Twitter è stato “piuttosto doloroso”, l’equivalente di “una corsa in ottovolante”. Lo ha detto oggi Elon Musk in una lunga intervista alla Bbc, in cui l’imprenditore di origine sudafricana ha parlato con la consueta franchezza del social media da lui acquistato fra grandi controversie l’autunno scorso.
L’intervista è stata concessa a sorpresa, con soltanto venti minuti di preavviso, e trasmessa questa mattina in diretta dalla radiotelevisione britannica. La conversazione è avvenuta nel quartier generale di Twitter a San Francisco, dove Musk ha convocato un corrispondente della Bbc. Poche ore prima, il fondatore della Tesla, la marca di automobili elettriche, aveva reso noto che avrebbe cambiato la definizione dell’account della Bbc su Twitter da “finanziata da fondi governativi” a “finanziata da fondi pubblici”, accettando le richieste dell&rsquo…
LONDRA – Essere il proprietario di Twitter è stato “piuttosto doloroso”, l’equivalente di “una corsa in ottovolante”. Lo ha detto oggi Elon Musk in una lunga intervista alla Bbc, in cui l’imprenditore di origine sudafricana ha parlato con la consueta franchezza del social media da lui acquistato fra grandi controversie l’autunno scorso.
L’intervista è stata concessa a sorpresa, con soltanto venti minuti di preavviso, e trasmessa questa mattina in diretta dalla radiotelevisione britannica. La conversazione è avvenuta nel quartier generale di Twitter a San Francisco, dove Musk ha convocato un corrispondente della Bbc. Poche ore prima, il fondatore della Tesla, la marca di automobili elettriche, aveva reso noto che avrebbe cambiato la definizione dell’account della Bbc su Twitter da “finanziata da fondi governativi” a “finanziata da fondi pubblici”, accettando le richieste dell’emittente britannica che voleva sottolineare la propria indipendenza dal potere politico.
Rispondendo a una domanda del giornalista, Musk ha parlato delle sue inconsuete abitudini di lavoro. “Certe notti dormo in ufficio”, ha rivelato. E riguardo ad alcuni dei suoi tweet più controversi, ha ammesso: “Penso che farei meglio a non twittare alle 3 del mattino, facendolo mi sono dato parecchie volte la zappa sui piedi”. Ha smentito le accuse secondo cui, da quando lui lo ha comprato, il social network dei cinguettii avrebbe dato più spazio all’odio e al bullismo online: “Stiamo colpendo la disinformazione”, ha detto, senza fornire precisazioni in materia. Ha tuttavia difeso un popolare influencer americano di estrema destra, condannato il mese scorso per avere usato il proprio profilo su Twitter per diffondere informazioni false sulle modalità di voto nelle presidenziali Usa.
Ha affermato che nel 2022 si è sentito “costretto” a rilevare Twitter, di cui era già il maggiore azionista con il 9 per cento della società, ma avrebbe voluto “pagare di meno” dei 44 miliardi di dollari che gli è costata l’operazione, complicata prima dal suo ripensamento, poi da un’ingiunzione giudiziaria a mantenere l’offerta di acquisto. “In ogni modo”, ha aggiunto, “non rivenderei Twitter nemmeno per i soldi che ho speso a comprarla”. Poi però si è corretto: “A meno che il compratore non sia determinato a difendere la verità come lo sono io”.
Ha anche fatto luce sulla sua campagna di drastica riduzione del personale, oggetto di pesanti critiche da parte degli esperti del settore: “Avevamo 8 mila dipendenti, adesso ne abbiamo 1500, ma licenziare la gente non è affatto divertente”. Ha sostenuto che la compagnia ha “più o meno raggiunto il pareggio”, anche su questo senza dare cifre. Ed è tornato sulla questione delle misure da prendere o meno sull’Intelligenza Artificiale, indicando che secondo lui il settore dovrebbe “essere sottoposto a regolamentazione per impedire che diventi pericoloso”. In particolare, ha ammesso, è diventato sempre più difficile “distinguere il vero dal falso” di fronte a manipolazioni di immagini con la cosiddetta tecnica del “deep fake”, come si è visto recentemente con foto di Trump in manette, di Macron alle manifestazioni di Parigi e del papa in piumone bianco.
“Twitter rimane il posto migliore per le breaking news”, ovvero per apprendere le ultime notizie in tempo reale, ha concluso, riconoscendo che questi sei mesi di proprietà del social media sono stati per lui “piuttosto dolorosi”, tra alti e bassi simili a una “corsa in ottovolante”, ma ribadendo: “Non mi sono annoiato, è stata la decisione giusta e tutto è bene quel che finisce bene”. Si è lamentato che “i media tradizionali pubblicano spazzatura su di me”, anche se “è giusto che i giornali possano scrivere quello che vogliono su persone potenti”. Come sempre, Musk ha costellato le sue dichiarazioni con affermazioni ad effetto, parolacce e battute, dicendo tra l’altro “non sono più io il Ceo di Twitter, l’amministratore delegato di Twitter ora è il mio cane Floki”.
Ha concesso di essere “molto ricco”, ma senza dire esattamente quanto. E ha detto di avere “votato per Biden” alle elezioni del 2020, “quasi metà dell’America ha votato per Trump, ma io non ero uno di loro”. Alla fine James Clayton, il giornalista della Bbc che ha ricevuto l’invito a incontrarlo, ha definito l’intervista “bizzarra”. Come quasi tutto quello che ha a che fare con Elon Musk.