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La fuga di Uss: i quattro slavi e la scarsa vigilanza. “L’America non ci informò"

L’operazione per esfiltrare l’imprenditore russo dall’Italia. Ha cambiato più volte vettura ed è salito su una delle quattro auto di lusso che si sono mosse con passaporti falsi verso  il confine triestino 
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Roma - Per come è stata ricostruita fino a oggi la fuga di Artem Uss è una lunga catena di errori e di sottovalutazioni che ha regalato all'Italia, per usare le parole di Enrico Borghi, il senatore del Partito democratico membro del Copasir, "una figuraccia internazionale". La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di almeno quattro slavi che hanno contribuito alla fuga ma dalle indagini che stanno svolgendo i carabinieri - coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia - emerge chiaramente che le responsabilità sono anche di chi avrebbe dovuto vigilare sul detenuto e invece non lo fatto. 

Primo punto: dopo la decisione del tribunale di Milano di concedere i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull'estradizione chiesta dagli Stati Uniti, non è stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacit&…

Roma - Per come è stata ricostruita fino a oggi la fuga di Artem Uss è una lunga catena di errori e di sottovalutazioni che ha regalato all'Italia, per usare le parole di Enrico Borghi, il senatore del Partito democratico membro del Copasir, "una figuraccia internazionale". La Procura di Milano ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di almeno quattro slavi che hanno contribuito alla fuga ma dalle indagini che stanno svolgendo i carabinieri - coordinati dal procuratore Marcello Viola e dal pm Giovanni Tarzia - emerge chiaramente che le responsabilità sono anche di chi avrebbe dovuto vigilare sul detenuto e invece non lo fatto. 

Primo punto: dopo la decisione del tribunale di Milano di concedere i domiciliari a Uss nelle more del verdetto della Cassazione sull'estradizione chiesta dagli Stati Uniti, non è stato organizzato alcun servizio speciale di controllo nei confronti di un detenuto che, non fosse altro per la capacità economica di cui disponeva, non era "comune". La vigilanza era affidata ai carabinieri di Basiglio, piccolo centro nella provincia di Milano, che lo controllavano a casa ogni 72 ore. Nessun uomo dei nostri Servizi era stato interessato della vicenda e questo perché, spiegano a Repubblica fonti di intelligence, "nessuno, né tantomeno il governo americano, ci aveva informato che Uss rappresentasse un problema per la sicurezza nazionale". 

Per l'imprenditore russo la Corte d'Appello milanese aveva concesso l'estradizione chiesta dagli Stati Uniti per reati di tipo finanziario: è contestata la violazione dell'embargo sul petrolio del Venezuela, venduto in Cina e in Russia, e la frode bancaria, per alcune transazioni avvenute negli Stati Uniti. Non era stata però riconosciuta l'accusa cruciale per delinearne il profilo criminale: un presunto traffico di materiale "dual use", uso civile ma anche militare, anche all'inizio della guerra in Ucraina. Gli avvocati di Uss hanno fatto ricorso in Cassazione e la procedura per la consegna agli Stati Uniti si è bloccata.

Ecco perché fuori dalla casa di Basiglio - in un complesso già utilizzato dall'ambasciata russa per ospitare dei funzionari - a vigilare non c'erano nostri agenti. E quindi la squadra che ha "esfiltrato" Uss ha agito indisturbata, sfruttando anche un malfunzionamento del braccialetto elettronico che ha dato l'allarme con qualche minuto in ritardo. Ma chi faceva parte della squadra? Non agenti del Gru né tantomeno cittadini russi. Secondo le indagini, a operare è stato un gruppo di etnia slava che ha preso Uss a Basiglio per portarlo fino al confine, probabilmente con la Slovenia. La fuga è stata organizzata in due tempi: è stato caricato fuori di casa su un'utilitaria, in seguito ha cambiato vettura ed è salito su una delle quattro vetture di lusso che si sono mosse contemporaneamente verso il confine triestino. Ci sono immagini che documentano la fuga e i passaporti, alcuni dei quali falsi, utilizzati per passare il confine. 

Le modalità e i tempi dell'operazione fanno credere che a operare sia stato un gruppo di professionisti, probabilmente reclutato e pagato dalla cerchia del facoltoso Uss. Su alcuni canali Telegram hanno parlato di complicità di un vecchio ufficiale dell'esercito italiano che, dopo aver aperto un'agenzia di sicurezza a Roma, si è trasferito in Russia. Si tratta di un uomo noto alla nostra intelligence sul quale si stanno svolgendo degli approfondimenti. Gli investigatori stanno cercando di capire se ci sia stata in qualche modo una collaborazione dell'ambasciata russa. Un dato nel fascicolo: da quando era ai domiciliari, dicembre 2022, Uss ha ricevuto molte visite autorizzate dai magistrati di sorveglianza. Una dozzina almeno era personale diplomatico russo.