Nei dossier della Nato 38 Paesi europei. Adesso anche l’Italia teme rivelazioni
di Giuliano Foschini e Fabio Tonacci , di Giuliano Foschini e Fabio TonacciRoma - C'è anche il nome dell'Italia nei documenti oggetto di uno dei più gravi leak della storia delle istituzioni statunitensi. Appare in un documento del Pentagono, svelato dalla Reuters e intestato "La risposta europea al conflitto Russia-Ucraina in corso". È l'elenco delle posizioni di 38 governi (quelli che fanno parte dell'Unione Europea, la Gran Bretagna e i balcanici) alla richiesta di forniture di armi, munizioni e addestramento avanzata da Volodymyr Zelensky. È la carta che, se vera, dimostra come la Serbia si sia rifiutata di addestrare soldati ucraini ma contemporaneamente stia segretamente inviando armamenti a Kiev, nonostante sia un alleato storico della Russia (ha votato contro le sanzioni, unico Paese in Europa) e nonostante si sia dichiarata neutrale al momento dell'invasione su larga scala.
Il documento, che fa parte del pacchetto di un centinaio esfiltrati dal governo americano e pubblicati su alcune ch…
Roma - C'è anche il nome dell'Italia nei documenti oggetto di uno dei più gravi leak della storia delle istituzioni statunitensi. Appare in un documento del Pentagono, svelato dalla Reuters e intestato "La risposta europea al conflitto Russia-Ucraina in corso". È l'elenco delle posizioni di 38 governi (quelli che fanno parte dell'Unione Europea, la Gran Bretagna e i balcanici) alla richiesta di forniture di armi, munizioni e addestramento avanzata da Volodymyr Zelensky. È la carta che, se vera, dimostra come la Serbia si sia rifiutata di addestrare soldati ucraini ma contemporaneamente stia segretamente inviando armamenti a Kiev, nonostante sia un alleato storico della Russia (ha votato contro le sanzioni, unico Paese in Europa) e nonostante si sia dichiarata neutrale al momento dell'invasione su larga scala.
Il documento, che fa parte del pacchetto di un centinaio esfiltrati dal governo americano e pubblicati su alcune chat e poi chiusi per ragioni di sicurezza nazioanale, è classificato come segreto e "Noforn", dunque ne è vietata la distribuzione ai servizi di intelligence stranieri e ai comandi militari. È datato 2 marzo e porta il timbro dell'ufficio "Joint Chiefs of Staff" del Pentagono. Sull'affidabilità di queste carte non tutti sono pronti a scommettere: di sicuro ce ne sono di false nel pacchetto, come quella sulle perdite dell'esercito russo che sono molto sottostimate rispetto alla realtà, ma a una prima analisi la maggior parte appare autentica. Il ministro della difesa serbo Milos Vucevic ha negato l'invio: "La Serbia non ha mandato e non mandarà missili o munizioni a Kiev", smentendo così una notizia che in realtà era circolata già qualche mese fa.