Myanmar, la strage di Pa Zi Gyi: così la giunta sta uccidendo un paese. La complicità di Russia e Cina
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiCondanna di Usa ed Europa, ma Mosca e Pechino hanno bloccato la risoluzione del Consiglio di sicurezza
CHENNAI - È giusto parlare di un nuovo Vietnam di fronte alle immagini del bombardamento aereo dell’esercito dei golpisti che ha fatto strage di quasi 100 vite - tra cui 16 bambini - in un villaggio birmano? Gli scheletri delle case fumanti, tra carcasse di motorini carbonizzati, bunker improvvisati con sacchi di terra e tavolacci, cadaveri e lembi di corpi sparsi nel villaggio di Pa Zi Gyi, a nord di Mandalay nel cuore di Myanmar, fanno pensare proprio a questo.
“È stato fatto per portare pace e stabilità nella regione - dichiara il portavoce della giunta Zaw Min Tun - forse abbiamo colpito un deposito di armi, per questo sono rimasti uccisi anche i civili che si trovavano lì”. Parole tremende. Ma che nascondono il fatto che questa nazione di 54 milioni di abitanti sta diventando uno dei più cruenti scenari del conflitto globale tra le autocrazie e chi crede nell’importanza della democrazia. …
CHENNAI - È giusto parlare di un nuovo Vietnam di fronte alle immagini del bombardamento aereo dell’esercito dei golpisti che ha fatto strage di quasi 100 vite - tra cui 16 bambini - in un villaggio birmano? Gli scheletri delle case fumanti, tra carcasse di motorini carbonizzati, bunker improvvisati con sacchi di terra e tavolacci, cadaveri e lembi di corpi sparsi nel villaggio di Pa Zi Gyi, a nord di Mandalay nel cuore di Myanmar, fanno pensare proprio a questo.
“È stato fatto per portare pace e stabilità nella regione - dichiara il portavoce della giunta Zaw Min Tun - forse abbiamo colpito un deposito di armi, per questo sono rimasti uccisi anche i civili che si trovavano lì”. Parole tremende. Ma che nascondono il fatto che questa nazione di 54 milioni di abitanti sta diventando uno dei più cruenti scenari del conflitto globale tra le autocrazie e chi crede nell’importanza della democrazia.
Forti le reazioni al bombardamento da Washington e dall’Europa, la cui portavoce per gli affari esteri Nabila Massrali ha dichiarato: “La Ue è profondamente scioccata dai rapporti sulle recenti atrocità commesse dal regime militare nella regione di Sagaing, che è costato la vita a dozzine di civili. Continueremo ad operare perché i responsabili affrontino le conseguenze”. Ma Russia e Cina hanno bloccato la proposta britannica di far condannare la strage dal Consiglio di Sicurezza. “Bisogna prima avere un quadro più chiaro”, ha detto il viceambasciatore russo all’Onu Dmitri Polyansiy. “Si deveno risolvere le differenze con dialogo e riconciliazione, non possiamo prendere posizione su un conflitto interno”, dice la nota diplomatica cinese.
Il bombardamento è però la riprova che la giunta ha perso terreno contro la resistenza, e si sente costretta a colpire dall’alto villaggi e campi profughi aggravando una situazione incandescente per il catastrofico impoverimento con il disastro del tessuto economico e sociale, ma anche per la posizione strategica del Paese, stretto nelle tensioni tra Cina e India, oltre che al rapporto dei militari con la Russia.
Dopo due anni di scontri, l’economia birmana è implosa, il sistema scolastico è collassato, la nuova povertà galoppa e il sistema sanitario è devastato da una giunta la cui legittimità è riconosciuta da pochi, tra cui Bielorussia e Arabia Saudita. Quasi un terzo del Paese, cioè 17 milioni e 600 mila persone, secondo l’Onu, ha disperato bisogno di aiuti umanitari che non si possono distribuire a causa della guerra civile che ha generato 1,4 milioni di profughi.
Bisogna avere la pazienza di leggere le cifre che nascondono un orrore troppo ignorato: dei 330 comuni birmani, 300 sono stati colpiti dagli 8 mila e 100 scontri armati che hanno causato almeno 32 mila morti, di cui 20 mila in battaglia e 7 mila per esplosioni o bombardamenti. In 47 comuni vige la legge marziale.
Ricostruiamo come si è arrivati alla peggiore strage di questi due anni di conflitto iniziato con il golpe del febbraio 2021 che ha innescato un Movimento di disobbedienza civile, composto da studenti, insegnanti, infermieri e medici. Il regime guidato da Min Aung Hlaing ha subito represso con estrema violenza le proteste delle folle che hanno scelto come simbolo il saluto con le tre dita alzate (preso in prestito dal film “Hunger Games”). Sono stati licenziati oltre 150 mila insegnanti che non si allineavano con il regime, decine di migliaia dei quali si sono uniti alla resistenza in clandestinità. Risultato: oggi otto milioni di alunni sono senza scuole e alla maturità arriva un quinto degli studenti rispetto alle cifre pre-golpe.
Con il protrarsi della repressione militare, si è formato un fronte di resistenza raccolto in un ampio Consiglio consultivo di unità nazionale, una coalizione di gruppi etnici, società civile, militanti e milizia combattenti. Da qui nasce un’assemblea popolare che ha ratificato uno statuto per la democrazia federale. Al cuore del Consiglio di unità nazionale c’è il Governo di unità nazionale, nato in clandestinità nel settembre del 2021, il cui braccio armato sono le Forze per la difesa popolare.
Ci sono ampie testimonianze di rastrellamenti, arresti indiscriminati e torture del notorio esercito noto come Tatmadaw, in questa guerra. E un indurimento delle pene, fino ad arrivare alla condanna a 10 anni di carcere per chi mette i “like” sui post del Governo di difesa popolare. La strategia del Tatmadaw dei “quattro tagli,” ovvero isolare finanziamenti, alimenti, intelligence e reclutamento con bombardamenti aerei, radendo al suolo i villaggi e bloccando gli aiuti umanitari non ha fermato la lotta, ma ha ampliato la miseria generando fughe della popolazione.
La settimana scorsa 10 mila birmani sono fuggiti in Thailandia dal villaggio di Shwe Kokko, uno dei più grandi esodi di questi ultimi due anni. Così, mentre il Tatmadaw continua ad arrestare insegnanti (15 la settimana scorsa, altri 30 l’estate scorsa) il tessuto sociale si sta completamente spezzando, con migliori amici che si spiano, famiglie costrette a diseredare i figli unitisi alla resistenza e padri (in clandestinità) che minacciano di morte i figli (nell’esercito). “Se sparo prima, ti ucciderò, figlio mio,” questa la frase del combattente Bo Kyar Yine al figlio Nyi Nyi del Tatmadaw, registrata dalla Bbc.
Monasteri, orfanotrofi e seminari registrano un influsso ingestibile di giovani spinti dalle famiglie a nascondersi lì per evitare di essere arruolati dalle milizie pro-militari.
Da dove vengono le bombe sparate dal cielo? Da dove vengono i finanziamenti per pagarle? La risposta non è difficile. La giunta golpista che ha cacciato dal potere la Nobel per la pace Aung San Suu Kyi nel febbraio 2021 è un’entusiasta sostenitrice di Vladimir Putin e della sua guerra in Ucraina. Da Mosca acquista jet, anche gli Su-30, carri armati e lanciarazzi per opprimere la popolazione. Dopo iniziali tentennamenti di Pechino, con la Cina ora i rapporti sono allo scoperto. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi lo ha detto recentemente alla sua controparte birmana in visita: “La Cina sostiene il regime di Myanmar a prescindere da come può cambiare la situazione.”
Xi Jinping ci tiene a costruire la sua “Porta di accesso” all’Oceano indiano tramite il Corridoio economico con Myanmar che con investimenti pluri-miliardari costruiscono oleodotti, strade e binari per importare gas e petrolio aggirando lo stretto di Malacca, una decisione strategica importantissima condita da accordi frontalieri. È stato anche varato il progetto per una centrale a gas da 2,3 miliardi di euro (81% proprietà cinese) alle porte della metropoli Yangon, con nuovi progetti ferroviari e dighe, la solita miscela della Via della Seta che puntella l’economia dei golpisti, consentendo loro di finanziare l’acquisto di armi dalla Russia per fare stragi nei villaggi, come quello che l’altro ieri ha insanguinato la terra del villaggio di Pa Zyi Gi.
Ora sta alle forze della democrazia globale riuscire a evitare un disastro umanitario.