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Gelo tra Germania e Cina, Baerbock a Pechino critica su Taiwan, diritti umani e guerra in Ucraina

(afp)

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La conferenza stampa della ministra tedesca con l'omologo Qin Gang si trasforma in un duro scontro. La replica del capo della diplomazia cinese: “Ciò di cui non abbiamo assolutamente bisogno sono i maestrini dell’Occidente”
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BERLINO - Neanche la generosa accoglienza a Tianjin e sei ore di colloquio concessi dal ministro degli Esteri cinese Qin Gang all’omologa tedesca hanno distolto Annalena Baerbock dall’obiettivo duplice della sua "mission impossible" in Cina. Offrire una contronarrazione al parziale "disimpegno" di Emmanuel Macron su Taiwan, spingere Pechino a impegnarsi di più sulla pace in Ucraina e ottenere una maggiore reciprocità alle aziende europee. 

Prevedibilmente, dietro le quinte tra Qin e Baerbock sono volati gli stracci. E in conferenza stampa i due si sono persino scontrati apertamente. La ministra ha criticato aspramente la persecuzione degli uiguri e le violazioni dei diritti umani, ha messo in guardia dall’aggressione di Taiwan, non ha nascosto la sua irritazione per l’ambiguità di Pechino verso il conflitto in Ucraina e la Russia, e si è lamentata del difficile accesso alle aziende tedesche al merc…

BERLINO - Neanche la generosa accoglienza a Tianjin e sei ore di colloquio concessi dal ministro degli Esteri cinese Qin Gang all’omologa tedesca hanno distolto Annalena Baerbock dall’obiettivo duplice della sua "mission impossible" in Cina. Offrire una contronarrazione al parziale "disimpegno" di Emmanuel Macron su Taiwan, spingere Pechino a impegnarsi di più sulla pace in Ucraina e ottenere una maggiore reciprocità alle aziende europee. 

Prevedibilmente, dietro le quinte tra Qin e Baerbock sono volati gli stracci. E in conferenza stampa i due si sono persino scontrati apertamente. La ministra ha criticato aspramente la persecuzione degli uiguri e le violazioni dei diritti umani, ha messo in guardia dall’aggressione di Taiwan, non ha nascosto la sua irritazione per l’ambiguità di Pechino verso il conflitto in Ucraina e la Russia, e si è lamentata del difficile accesso alle aziende tedesche al mercato cinese. 

È raro che un politico occidentale sia così esplicitamente critico con la Cina durante una visita di Stato, ma la conferenza stampa di un’ora di Baerbock è la dimostrazione palese che si può fare, anche dall'alto della prima potenza economia europea e dalla partnership forte con Pechino. Ma la reazione, costantemente irritata di Qin è stata altrettanto esplicita. La ministra tedesca ha espresso l’auspicio che la Cina non voglia realizzare il suo obiettivo di diventare una potenza mondiale entro il 2049 seguendo il modello degli europei, che “ottennero quell’obiettivo con 150 anni di espansionismo, di aggressioni e colonialismo”. E ha spiegato che dal “come” si arriverà al 2049 dipenderanno “anche i rapporti futuri con noi europei” - insomma che la politica, soprattutto quella militare, e il commercio sono inscindibili (Pechino tenta invece di separarli in ogni modo). Qin, però, non ha gradito la lezione di storia: “Ciò di cui la Cina non ha assolutamente bisogno sono i maestrini dell’Occidente”. Il cinese è andato anche oltre, formulando quasi una minaccia mascherata da un invito alla prudenza “per evitare tragedie storiche”.

Su Taiwan, Baerbock è tornata ad ammonire Pechino a risolvere ogni conflitto “in modo pacifico”. Ma il suo omologo ha replicato a stretto giro invitandola, in sostanza, a non immischiarsi. Qin ha persino sostenuto che le tensioni nello stretto di Taiwan sarebbero causate da forze separatiste “aiutate da potenze straniere”. La Germania, in realtà, riconosce la politica della “Cina unica” predicata da Pechino, ma appena atterrata a Tianjin, la ministra aveva anche lasciato capire che non riconoscere diplomaticamente Taiwan non significa che l’Europa non abbia importanti rapporti commerciali con Taipei che non vuole siano messi a rischio dai venti di guerra. E, a proposito di economia, dopo aver incontrato alcune aziende tedesche che operano in Cina, nelle scorse ore, la ministra degli Esteri non ha rinunciato anche a lamentarsi con Qin per la scarsa reciprocità concessa da Pechino alle imprese europee.

Berlino è preoccupata anche per il ruolo ambivalente assunto da Xi Jinping nel conflitto in Ucraina e per le voci su armi che Pechino potrebbe fornire alla Russia. Baerbock ha accolto positivamente gli sforzi cinesi per una soluzione della guerra d’aggressione, ha chiesto a Qin un impegno ancora maggiore nel complicatissimo percorso verso la pace, e ha concluso, spazientita: “Devo dire sinceramente che mi chiedo perché il posizionamento cinese non includa fino ad oggi un invito alla Russia a terminare la guerra”. Secondo una fonte diplomatica, la ministra ha espresso nel colloquio con il suo omologo anche la preoccupazione per lo stazionamento delle testate nucleari russe in Bielorussia. Ma sull’aggressione in Ucraina Qin non ha concesso nulla: il capo della diplomazia cinese ha solo garantito che Pechino non fornirà armi ad “alcuna delle parti coinvolte nel conflitto”. 

Anche i riferimenti di Baerbock alla persecuzione della minoranza uigura, agli spazi “sempre più ristretti” concessi ormai ai cinesi per esprimere il loro impegno civile e le violazioni dei diritti umani non sono piaciuti affatto al suo omologo, che le ha replicato a denti stretti che ogni Paese ha le sue caratteristiche e che sui diritti umani “non ci sono standard unitari” nel mondo. “Sì che ci sono”, gli ha ribattuto la ministra tedesca. Altro momento di grande freddo. Che ha contribuito, insieme al resto della conferenza stampa, a ripristinare almeno per ora l’idea di un’Europa non equidistante tra Stati Uniti e Cina. Soprattutto, non indifferente rispetto al destino di Taiwan.