Protezione ai migranti, è scontro nel governo: la Lega punta i piedi
ROMA - Non c'è l'ulteriore preannunciato giro di vite sulla protezione speciale e neanche le nuove riduzioni sui permessi di soggiorno e la loro convertibilità. Alla fine di una lunga e difficile trattativa, nei due emendamenti del governo al decreto Cutro depositati ieri in commissione Affari costituzionali al Senato, del vecchio decreto Salvini la Lega porta a casa sostanzialmente solo il taglio dei servizi di integrazione e formazione per i richiedenti asilo, che non potranno neanche più essere ospitati nella rete di accoglienza diffusa del sistema Sai ma dovranno restare nei grandi centri con i livelli minima di assistenza.
Troppo poco per il partito di Matteo Salvini che sceglie di andar dritto per la sua strada: "La Lega non intende ritirare i 21 emendamenti che ha presentato - dice il capogruppo leghista a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo - Sulla protezione speciale restano i nostri emendame…
ROMA - Non c'è l'ulteriore preannunciato giro di vite sulla protezione speciale e neanche le nuove riduzioni sui permessi di soggiorno e la loro convertibilità. Alla fine di una lunga e difficile trattativa, nei due emendamenti del governo al decreto Cutro depositati ieri in commissione Affari costituzionali al Senato, del vecchio decreto Salvini la Lega porta a casa sostanzialmente solo il taglio dei servizi di integrazione e formazione per i richiedenti asilo, che non potranno neanche più essere ospitati nella rete di accoglienza diffusa del sistema Sai ma dovranno restare nei grandi centri con i livelli minima di assistenza.
Troppo poco per il partito di Matteo Salvini che sceglie di andar dritto per la sua strada: "La Lega non intende ritirare i 21 emendamenti che ha presentato - dice il capogruppo leghista a Palazzo Madama, Massimiliano Romeo - Sulla protezione speciale restano i nostri emendamenti proprio perché non è un tema trattato dal governo nelle sue proposte di modifica. Se successivamente ci sarà un ulteriore emendamento specifico se ne discuterà e valuteremo".
Non solo, il rischio che il decreto arrivi alla discussione d'aula in Senato con il suo testo base azzerando tutti gli emendamenti è alto. "Che il governo sia in difficoltà è evidente - dice Andrea Giorgis, capogruppo Pd in commissione - Dichiara lo stato di emergenza e poi tarda a presentare i suoi emendamenti e non dà il parere su quelli della Lega chiedendo l'accantonamento, dimostrando di essere ostaggio della sua narrazione demagogica. A questo punto mi pare assai improbabile che la commissione riesca a trovare un accordo rispettando i tempi, più facile che si vada in aula con il testo base". E tuttavia negli emendamenti presentati ieri c'è la strada che il governo è intenzionato a percorrereper affrontare l'emergenza.
La gestione di Lampedusa
All'hotspot, per assicurare un'accoglienza dignitosa nel centro chiamato ad ospitare il quadruplo delle presenze previste, arriva la Croce Rossa. E una nave fissa in rada, come accaduto durante la pandemia, garantirà il trasferimento sulla terraferma di almeno 400 migranti al giorno. Per il noleggio della nave stanziati 8.820.000 euro.
Strutture provvisorie nei porti
Il sistema di accoglienza è ormai saturo, i prefetti non riescono a trovare nuovi posti. E dunque, soprattutto nelle zone di primo approdo, Sicilia e Calabria, ma anche in altre regioni potranno essere realizzate, in deroga alle normative su gare e appalti, strutture provvisorie di accoglienza, "camere di compensazione" le ha definite il prefetto Valerio Valenti, commissario per l'immigrazione in pectore, dove poter ospitare i migranti per le prime settimane.
Stretta sui richiedenti asilo
Si torna al dettato del vecchio decreto Salvini. I richiedenti asilo non potranno più essere ospitati nelle piccole strutture diffuse del sistema Sai né usufrire dei servizi di integrazione e formazione. Per loro solo vitto, alloggio e mediazione culturale nei grandi Cas in attesa del verdetto delle commissioni. Nella rete Sai saranno accolti i rifugiati e chi arriva con i corridoi umanitari. Per la gestione dell'accoglienza la spesa nel 2023 sarà di 853 milioni di euro.
Meno garanzie per i rimpatri
Procedure velocizzate, riduzione delle tutele giurisdizionali a cominciare dai ricorsi, tempi di detenzione amministrativa nei Cpr aumentati per cercare di rendere effettivi i rimpatri di chi ha un provvedimento di espulsione. Previste anche procedure accelerate e l'immediato accompagnamento alla frontiera per chi non ha diritto.
"La destra sta provando, a colpi di emendamenti, a fare carta straccia del sistema di accoglienza italiano e dei livelli minimi di garanzia dei diritti dei migranti. Dichiara lo stato di emergenza per avere mano libera su tutto", dice Matteo Mauri del Pd. E il cardinale Matteo Zuppi commenta: "Sono 40 anni che dobbiamo uscire dalla logica emergenziale, chiediamoci perché ci piace o ci costringiamo a stare nell'emergenza".