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L'Iran stringe la morsa intorno a Israele: Raisi parla a Gaza e Qaani incontra i capi delle milizie a Beirut

(afp)
Il presidente iraniano si rivolge per la prima volta ai seguaci di Hamas e della Jihad Islamica riuniti in un campo di calcio nella Striscia esortandoli a combattere per "l'autodeterminazione". Il Wsj: "Lanci di razzi concordati con il capo della forza Quds"
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L'Iran stringe la morsa intorno a Israele, con il rischio che la lunga guerra ombra in corso tra i due Paesi - fatta di sabotaggi, omicidi mirati, lanci di razzi e raid - deflagri in un conflitto aperto.
La scorsa settimana il generale Esmail Qaani, il successore di Soleimani alla guida delle forze Quds, il corpo di élite dei Guardiani della rivoluzione che si occupa delle operazioni all'estero, ha incontrato in Libano i leader di diverse fazioni militanti che operano in Siria e in Iraq, e i capi di Hamas e della Jihad islamica palestinese, i due gruppi armati che controllano la Striscia di Gaza, e alti funzionari di Hezbollah. Gli incontri sono avvenuti nell'ambasciata iraniana a Beirut poco prima che una raffica di 34 razzi dal sud del Libano colpisse il Nord di Israele, l'attacco più grande di questo tipo dall'ultima guerra con il Libano del 2006, rivela il Wall Street Journal.

"I dettagli dell'attacco sono stati definiti negli incontri d…

L'Iran stringe la morsa intorno a Israele, con il rischio che la lunga guerra ombra in corso tra i due Paesi - fatta di sabotaggi, omicidi mirati, lanci di razzi e raid - deflagri in un conflitto aperto.
La scorsa settimana il generale Esmail Qaani, il successore di Soleimani alla guida delle forze Quds, il corpo di élite dei Guardiani della rivoluzione che si occupa delle operazioni all'estero, ha incontrato in Libano i leader di diverse fazioni militanti che operano in Siria e in Iraq, e i capi di Hamas e della Jihad islamica palestinese, i due gruppi armati che controllano la Striscia di Gaza, e alti funzionari di Hezbollah. Gli incontri sono avvenuti nell'ambasciata iraniana a Beirut poco prima che una raffica di 34 razzi dal sud del Libano colpisse il Nord di Israele, l'attacco più grande di questo tipo dall'ultima guerra con il Libano del 2006, rivela il Wall Street Journal.

"I dettagli dell'attacco sono stati definiti negli incontri del generale Qaani con i leader di Hamas Ismail Haniyeh e il suo vice Saleh al-Arouri e il capo di Hezbollah Hassan Nasrallah", scrive il quotidiano americano citando diverse fonti. Israele ha accusato dei lanci Hamas e la Jihad Islamica palestinese, tenendo fuori Hezbollah, e ha risposto colpendo solo postazioni dei due gruppi palestinesi nel tentativo di non allargare il conflitto. Hezbollah si è mossa specularmente, negando qualsiasi responsabilità, segno che anche il movimento paramilitare libanese vuole evitare un'escalation, sebbene sia difficile immaginare che non sapesse dei movimenti in corso visto il controllo capillare che esercita nel Sud del Paese.

Gli obiettivi di Teheran

Prima dei lanci dal Libano, c'erano stati altri tentativi di colpire Israele da Gaza e dalla Siria, dove gli iraniani alleati di Assad hanno una presenza miltitare diffusa e dove gli israeliani conducono da almeno tre anni una campagna aerea per evitare che le armi di Teheran arrivino a Hezbollah e che le milizie filo iraniane si radichino fino al confine israeliano.

I recenti viaggi di Qaani tra Libano, Siria e Iraq rientrano in questo quadro: cucire la ragnatela intorno a Israele, provando a fare pressioni su Hezbollah, un movimento creato e finanziato dall'Iran, Hamas e la Jihad Islamica perché intensifichino gli attacchi e la pressione. Con due obiettivi dichiarati da Teheran: boicottare il processo di normalizzazione tra Israele e i suoi vicini avviato con gli accordi di Abramo e impedire la nascita di una "Nato araba" in funzione anti-Teheran, approfittando del parziale disimpegno degli americani dalla regione e del ruolo crescente di russi e cinesi. La ripresa delle relazioni diplomatiche con l'Arabia Saudita in questo senso è un punto a favore dell'Iran perché allontana un accordo tra Riad e Israele.

Il discorso di Raisi a Gaza

Venerdì è successa anche una cosa inedita nella storia dei rapporti tra israeliani e palestinesi: per la prima volta il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha pronunciato un discorso in video a centinaia di sostenitori di Hamas e della Jihad islamica riuniti in un campo di calcio a Gaza. Era il Quds Day, la "festa" ideata nel 1979 dal leader della rivoluzione islamica iraniana, l'ayatollah Ruhollah Khomeini, come "giorno della liberazione di Gerusalemme", un dovere di tutti i musulmani, secondo Khomeini. Raisi indossava una kefiah come fa sempre Khamenei quando parla di palestinesi e alcuni analisti l'hanno letto come un tentativo di accreditarsi nella corsa alla successione della Guida Suprema.

"L'iniziativa per l'autodeterminazione è oggi nelle mani dei combattenti palestinesi", ha detto Raisi, una mano tesa ad Hamas, che a differenza degli iraniani sciiti è un gruppo militante sunnita e aveva interrotto i suoi rapporti con Teheran a causa del sostegno iraniano ad Assad in Siria. In realtà l'ala militare di Hamas ha continuato a coltivare i legami con l'Iran, che ha fatto arrivare sostegno politico, finanziario e know how tecnologico e militare al gruppo. Hamas ha anche ringraziato pubblicamente l'Iran per l'aiuto. Secondo il Dipartimento di Stato americano l'Iran gira ogni anno circa 100 milioni di dollari ai gruppi armati palestinesi.