Prigozhin si fa statista per scalare la politica: "Sull'Ucraina nessun accordo, soltanto lotta"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMosca - Le ambizioni di Evghenij Prigozhin sono inarrestabili. Non solo sta cavalcando l'attentato a San Pietroburgo per cercare di trasformare in una sorta di movimento politico i nuovi "troll" del "Cyber Front Z" ultranazionalista che ospitava l'incontro in cui una bomba ha ucciso Vladlen Tatarskij. Non solo sta sostenendo il golpe di "Hemeti" in Sudan grazie alla compagnia militare privata Wagner per salvaguardare il suo accesso alle miniere d'oro africane.
Ora l'ex galeotto e venditore di hotdog diventato un magnate della ristorazione fino a guadagnarsi l'appellativo di "chef di Putin" cerca di accreditarsi anche come statista con un lungo e articolato saggio diffuso sabato sulla strategia da adottare in Ucraina.
Alcuni organi della propaganda di Kiev, con l'ovvio obiettivo di seminare confusione e zizzania tra le fila del nemico russo, lo hanno presentato come un appello al leader del Cremlino Vladimir Putin a cess…
Mosca - Le ambizioni di Evghenij Prigozhin sono inarrestabili. Non solo sta cavalcando l'attentato a San Pietroburgo per cercare di trasformare in una sorta di movimento politico i nuovi "troll" del "Cyber Front Z" ultranazionalista che ospitava l'incontro in cui una bomba ha ucciso Vladlen Tatarskij. Non solo sta sostenendo il golpe di "Hemeti" in Sudan grazie alla compagnia militare privata Wagner per salvaguardare il suo accesso alle miniere d'oro africane.
Ora l'ex galeotto e venditore di hotdog diventato un magnate della ristorazione fino a guadagnarsi l'appellativo di "chef di Putin" cerca di accreditarsi anche come statista con un lungo e articolato saggio diffuso sabato sulla strategia da adottare in Ucraina.
Alcuni organi della propaganda di Kiev, con l'ovvio obiettivo di seminare confusione e zizzania tra le fila del nemico russo, lo hanno presentato come un appello al leader del Cremlino Vladimir Putin a cessare le ostilità. Nulla di più diverso. Prigozhin sostiene proprio il contrario.
Invita a non cedere a compromessi anche a costo di subire pesanti sconfitte militari e "toccare il fondo" per poi però rialzarsi più forti e compatti di prima. Basti leggere il titolo: "Soltanto lotta leale. Nessun accordo". E su questo Prigozhin e Putin non potrebbero essere più d'accordo.
Lo "Stato Profondo"
Prigozhin parte da un assunto: gli "anglosassoni" - vale a dire Stati Uniti e Regno Unito - starebbero posticipando la controffensiva ucraina. Questo perché, a suo dire, vogliono distruggere l'erede dell'Urss, ossia la Russia, e per farlo "non hanno bisogno di una guerra rapida. Hanno bisogno di una guerra che porti alla persuasione e alla vittoria dello Stato Profondo".
Per "Stato Profondo" Prigozhin intende "una comunità di élite quasi statali che operano indipendentemente dalla leadership politica dello Stato e hanno stretti legami e una propria agenda". E fa i nomi di quattro russi emigrati: l'ex patron di Jukos in esilio a Londra Mikhail Khodorkovskij; Mikhail Fridman a capo del gruppo bancario Alfa Group, anch'egli riparato a Londra, tra i pochi a essersi pronunciati contro l'offensiva russa in Ucraina; l'ex premier e presidente della Fondazione Skolkovo Arkadij Dvorkovich e l'ex inviato speciale Anatolij Chubajs, entrambi fuggiti all'estero subito dopo l'inizio della cosiddetta "operazione militare speciale".
Secondo Prigozhin, godrebbero ancora d'influenza su qualche loro "sputacchio" rimasto in patria, gente che "tace", ma vorrebbe "tornare con urgenza alla propria vita normale, alle vecchie abitudini e al comfort" e che, pur di riuscire, sarebbe disposta a "tradire gli interessi della Russia" premendo perché si facciano delle concessioni soprattutto nel caso in cui la più volte rinviata controffensiva ucraina riuscisse. Come avrebbe dato prova in un audio rubato il suo quasi omonimo Iosif Prigozhin, produttore musicale.
La trappola del compromesso
Un compromesso raggiungibile con gli Usa potrebbe essere "preservare i confini esistenti il 24 febbraio 2023", ipotizza Prigozhin. E, del resto, la Russia potrebbe essere tentata dall'annunciare la fine dell'operazione militare speciale, sostenendo che "in un certo senso" sono stati raggiunti gli obiettivi prefissi: distruggere gran parte della popolazione maschile attiva dell'Ucraina, tagliare il Mar d'Azov e gran parte del Mar Nero, sequestrare un grosso pezzo di territorio ucraino e creare un corridoio terrestre verso la Crimea. Il problema, mette in guardia, è che l'Ucraina non è più "una parte della Russia", ma è politicamente contraria al Cremlino.
Perciò Prigozhin invita a non cadere nella trappola. Persino in caso di pesanti sconfitte. Anche perché, scrive ammiccando a Putin, "nulla minaccia il potere supremo della Russia, poiché è un simbolo di unità nazionale e resistenza all'Occidente".
Una sconfitta - sostiene il capo di Wagner - potrebbe persino rivelarsi vantaggiosa per la Russia perché dopo aver toccato il fondo non potrà che risalire liberandosi del fardello dello "Stato profondo" e "trasformandosi passo dopo passo in un mostro militare" in grado di sconfiggere l'Ucraina e sabotare i piani degli Usa. Questo perché "i sentimenti nazionali radicali aumenteranno" e fungeranno da catalizzatore per un rinvigorito patriottismo russo.
Nessun accordo, solo lotta
Se invece si cedesse alla tentazione di siglare accordi, in patria "torneranno i Fridman, i Chubajs, poi i Khodorkovskij e i Dvorkovich", quello "Stato profondo liberalizzato, americanizzato e rivolto all'Occidente" che prima o poi spingerebbe le autorità "con vari pretesti, a restituire all'Ucraina quei territori che ora sono sotto il nostro controllo". Perciò, è la conclusione di Prigozhin, "la Russia non può accettare alcun accordo, solo una lotta leale. E prima inizia, meglio è".
E, a scanso di equivoci, lo ribadisce anche una seconda volta. Nell'eventualità di offensiva ucraina, "o le forze armate ucraine saranno sconfitte in un combattimento leale, oppure la Russia si leccherà le ferite, rafforzerà i muscoli e dilanierà di nuovo i suoi rivali in un combattimento leale. Pertanto, credo che l'opzione degli accordi sia impossibile per il futuro della Russia".
È un altro inchino al “potere supremo” che da mesi è oramai impegnato a preparare il Paese all’offensiva a lungo termine sul "modello talebano" e rigetta, benché diplomaticamente, ogni ipotesi d'accordo, compresa quella dell'alleato cinese. Forse consapevole di aver tirato troppo la corda con le sue sortite contro i generali dei mesi scorsi, Prigozhin cerca il riallineamento con Putin. Anzi, di più. Di conquistarsi un posto alla destra del capo.