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Così l'Italia potenzia l'artiglieria ucraina

Soldati ucraini di ritorno dal fronte a Bakhmut (reuters)
Decine di cannoni semoventi M109 rimessi a nuovo e consegnati: alcuni sono già sulla linea del fronte. Le armi donate dal governo Draghi e revisionate con finanziamenti americani
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Non c’è solo il lungo convoglio di cannoni semoventi filmato due giorni fa alla stazione ferroviaria di Udine, mentre sfila davanti ai pendolari stupiti. Da alcune settimane diversi video girati in Ucraina mostrano i potenti M109L mentre fanno fuoco contro le linee russe. E testimoniano così quanto sia rilevante il contributo dell’Italia alle operazioni militari della resistenza. Tra quelli già presenti al fronte e quelli ripresi a Udine si tratta di almeno trenta obici cingolati, mentre alcune fonti parlano di un numero addirittura doppio: complessivamente sessanta mezzi sarebbero già stati consegnati alle forze di Kiev o lo saranno nel prossimo futuro.

A quanto risulta a Repubblica, la cessione è stata decisa dal governo Draghi all’inizio della scorsa estate quando la priorità ucraina era proprio l’artiglieria. Il ministro della Difesa dell’epoca, Lorenzo Guerini, all’interno del comitato di Ramstei…

Non c’è solo il lungo convoglio di cannoni semoventi filmato due giorni fa alla stazione ferroviaria di Udine, mentre sfila davanti ai pendolari stupiti. Da alcune settimane diversi video girati in Ucraina mostrano i potenti M109L mentre fanno fuoco contro le linee russe. E testimoniano così quanto sia rilevante il contributo dell’Italia alle operazioni militari della resistenza. Tra quelli già presenti al fronte e quelli ripresi a Udine si tratta di almeno trenta obici cingolati, mentre alcune fonti parlano di un numero addirittura doppio: complessivamente sessanta mezzi sarebbero già stati consegnati alle forze di Kiev o lo saranno nel prossimo futuro.

A quanto risulta a Repubblica, la cessione è stata decisa dal governo Draghi all’inizio della scorsa estate quando la priorità ucraina era proprio l’artiglieria. Il ministro della Difesa dell’epoca, Lorenzo Guerini, all’interno del comitato di Ramstein avrebbe concordato le forniture: i semoventi italiani avevano bisogno di una revisione completa, che sarebbe stata finanziata con fondi messi a disposizione dagli Stati Uniti. I lavori hanno richiesto diversi mesi: non è chiaro se siano stati condotti dall’Oto Melara o da un’azienda friulana specializzata in quest’attività, cosa che spiegherebbe la presenza del convoglio a Udine. L’intero programma di aiuti a Kiev però è coperto dal segreto e non è possibile avere conferme ufficiali.

Gli ucraini stanno ricevendo decine di M109, i semoventi di progettazione americana più diffusi nell’Alleanza atlantica ai tempi della Guerra Fredda, da diversi Paesi tra cui Belgio e Norvegia. Ma quelli italiani sono inconfondibili: hanno una forma particolare dell’affusto di costruzione nazionale. Tra il 1986 e il 1992 gli impianti dell’Oto Melara ne hanno realizzati 280 con un’arma da 155 millimetri allungata che gli permette di colpire a trenta chilometri di distanza. Ogni pezzo può sparare quattro colpi al minuto.

All’inizio del millennio, con il grande disarmo internazionale, l’Esercito li ha tolti dal servizio e allineati nel gigantesco deposito a cielo aperto di Lenta, in provincia di Vercelli: una zona di risaie dove sono stati accumulati quasi tremila mezzi corazzati, in condizioni climatiche che non hanno favorito la conservazione.

Molti M109 dei modelli più datati, spesso con motori a benzina, sono stati demoliti mentre la versione L è stata offerta sul mercato dell’usato bellico. Almeno 65 esemplari sono stati venduti al Pakistan nel 2015 e altri dieci donati a Gibuti, come contropartita per la concessione di una base militare all’Italia. Leonardo nel 2019 ha presentato un programma per modernizzare completamente quelli rimasti, ma non risulta che abbia avuto seguito. Secondo alcune stime, un anno fa soltanto un centinaio di obici erano in condizioni tali da permetterne ancora il recupero: tra questi sono stati selezionati quelli destinati a Kiev. Paradossalmente, su alcuni c’erano insegne con i colori dell’Ucraina: il simbolo dei reparti del nostro Esercito che hanno combattuto lì durante la campagna di Russia del 1941.

Pur risalendo a oltre trent’anni fa, gli M109L sono molto apprezzati dagli ucraini: sono semplici e robusti, con una manutenzione facile da gestire e una buona precisione di tiro. Oltre a questi semoventi, il governo di Roma ha fatto arrivare cinque Pzh2000 - considerati i più avanzati sistemi d’artiglieria esistenti al mondo - e almeno una ventina di cannoni ruotati FH70, tutti da 155 millimetri. La parte più agguerrita dell’impegno italiano per sostenere l’esercito di Kiev.