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Giappone, bomba contro il premier. L'esperta Lanna: “Attentati senza ideologia, figli dell’angoscia sociale"

(ansa)
Intervista a Noemi Lanna, insegnante all'Orientale di Napoli. "C'entra la crisi economica ma incide anche la congiuntura internazionale: i lanci di missili della Corea del Nord e l'escalation di tensione su Taiwan"
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Nove mesi fa l'ex premier Abe, ora il primo ministro Kishida: da cosa nasce questa violenza? "Sappiamo ancora poco, ma come per il caso Abe l'attentato è figlio di un disagio senza idee. Un disagio privato senza un'ideologia", dice la professoressa Noemi Lanna, tra i massimi esperti di storia e istituzioni giapponesi che insegna all'Orientale di Napoli.

In che clima maturano questi attentati al potere politico?
"Il sospetto è un giovane di 24 anni, sentivo al telegiornale giapponese che si pensa sia un lupo solitario. È ancora presto per stabilire se ci sia un nesso, nonostante le molte analogie, con l'attentato ad Abe di luglio scorso. Fatta questa premessa, sicuramente parliamo di persone che esprimono un disagio che si collega a una situazione generale, quella che il Giappone sta attraversando".
 

Cosa intende?
"Il Giappone è una società in cui il tasso di criminalità è molto basso,…

Nove mesi fa l'ex premier Abe, ora il primo ministro Kishida: da cosa nasce questa violenza? "Sappiamo ancora poco, ma come per il caso Abe l'attentato è figlio di un disagio senza idee. Un disagio privato senza un'ideologia", dice la professoressa Noemi Lanna, tra i massimi esperti di storia e istituzioni giapponesi che insegna all'Orientale di Napoli.

In che clima maturano questi attentati al potere politico?
"Il sospetto è un giovane di 24 anni, sentivo al telegiornale giapponese che si pensa sia un lupo solitario. È ancora presto per stabilire se ci sia un nesso, nonostante le molte analogie, con l'attentato ad Abe di luglio scorso. Fatta questa premessa, sicuramente parliamo di persone che esprimono un disagio che si collega a una situazione generale, quella che il Giappone sta attraversando".
 

Cosa intende?
"Il Giappone è una società in cui il tasso di criminalità è molto basso, ed è bassissima la circolazione delle armi. Gli incidenti causati da armi leggere nel 2021 sono stati dieci in tutto, escludendo i suicidi. La violenza è molto diversa rispetto a quella di altri contesti come gli Stati Uniti, che nello stesso anno hanno avuto 21.000 morti per armi da fuoco. Qui il significato della violenza è diverso. Peraltro questo attentato è in coincidenza, casuale o meno non sappiamo, col Summit di Sapporo dell'Ambiente. Ha impatto simbolico sulla reputazione internazionale del Giappone nell'anno in cui ha la Presidenza del G7".

La violenza è rara ma si sfoga contro i leader?
"Viene alla mente l'attentato a un sindacalista socialista ucciso nel 1960 da uno studente 17enne di estrema destra, anche lì durante un comizio. In quel caso fu con un coltello, un'altra prova che in Giappone le pistole è difficile procurarsele. Prima ci sono stati quelli che hanno insanguinato gli anni Venti e Trenta del secolo scorso, con un primo ministro ucciso sempre da un estremista di destra. Però sono eventi qualitativamente diversi. Erano legati a un'idea, se non a un'ideologia. C'era forte disagio sociale; e c'è anche in questo periodo, ma oggi il risentimento non ha idee, siamo di fronte a persone che agiscono in nome di una difficoltà personale. L'idea dell'attentatore di Abe era l'ira nei confronti di Abe stesso, nel quale vedeva il simbolo della rovina economica della sua famiglia".
 

Da cosa nasce allora questo nuovo disagio sociale?
"La tensione che attraversa la società sta assumendo toni esasperati per motivi oggettivi: il Giappone rimane un'economia solida, con un tasso di crescita del Pil rispettabile, ed è la terza economia del mondo, ma ha alle spalle anni di stagnazione dalla quale stava faticosamente uscendo quando si è trovato a fare i conti con il Covid e con la guerra: hanno portato a un passaggio brusco dalla deflazione, il grande problema di prima, a un'inflazione che per alcuni beni di consumo e il cibo ha raggiunto due cifre. C'è un'erosione del potere d'acquisto consistente per alcune fasce della popolazione. E c'è uno stato sociale che non sempre è capace di fornire le risposte giuste".
 

Le crisi economiche bastano a spiegare due attentati in un anno?
"No, incide anche la congiuntura internazionale: i lanci di missili della Corea del Nord e l'escalation di tensione sullo Stretto di Taiwan creano un clima di angoscia e insicurezza".