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Mosaïque Fm, la popolarissima radio tunisina che non si piega al presidente Saied

La radio tunisina Mosaïque Fm 
Anche dopo l'arresto del suo direttore, non si lascia mettere a tacere. Il programma Midi-Show continua a criticare il leader autoritario della Tunisia, dove "non allinearsi al regime diventa un atto militante"
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TUNISI - Sono piombati a casa sua, la sera tardi, a sorpresa: i poliziotti hanno trascinato Noureddine Boutar, direttore di Mosaïque Fm, la radio privata più ascoltata della Tunisia, in un commissariato. Era il 13 febbraio. Da allora il giornalista si trova in carcere. “Capo d’accusa: libertà d’espressione”, si legge su un pannello, con l’immagine del suo volto, inquadrato dalle telecamere dello streaming. Campeggia nello studio di registrazione di Midi-Show, all’ultimo piano dell’edificio della radio, in centro a Tunisi.

È il programma di approfondimento politico: pura insolenza, per nulla clemente con il presidente Kais Saied, enigmatico e imprevedibile, che ha svilito il Parlamento, ridotto a un ruolo marginale, e avviato una svolta autoritaria. I tre animatori di Midi-Show, che va in onda ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 12 …

TUNISI - Sono piombati a casa sua, la sera tardi, a sorpresa: i poliziotti hanno trascinato Noureddine Boutar, direttore di Mosaïque Fm, la radio privata più ascoltata della Tunisia, in un commissariato. Era il 13 febbraio. Da allora il giornalista si trova in carcere. “Capo d’accusa: libertà d’espressione”, si legge su un pannello, con l’immagine del suo volto, inquadrato dalle telecamere dello streaming. Campeggia nello studio di registrazione di Midi-Show, all’ultimo piano dell’edificio della radio, in centro a Tunisi.

È il programma di approfondimento politico: pura insolenza, per nulla clemente con il presidente Kais Saied, enigmatico e imprevedibile, che ha svilito il Parlamento, ridotto a un ruolo marginale, e avviato una svolta autoritaria. I tre animatori di Midi-Show, che va in onda ogni giorno, dal lunedì al venerdì, dalle 12 alle 14, sono giornalisti molto diversi, ma che amano terribilmente discutere tra di loro (si vede). Eccoli all’azione: Haythem Mekki, Zyed Krichen ed Elyes Gharbi.

Ascolti da record

Lì sotto, nel traffico caotico della città, le loro voci rimbalzano tra le autoradio dei taxi, tutti sintonizzati su Midi-Show, come la maggior parte dei tunisini, giovani e vecchi, chi è contro Saied ma anche i pro: l’audience oscilla fra il 40 e il 60%. Gli avvocati di Boutar dicono che è accusato di ”aver messo a disposizione di un gruppo di complottisti la linea editoriale della radio in cambio di denaro sporco”. Con lui una lunga serie di oppositori politici è stata messa in carcere. “Coinvolgerlo in un complotto che avrebbe voluto destabilizzare lo Stato, facendo leva sulle posizioni della radio... onestamente non pensavamo che potessero arrivare a tanto”, osserva Haythem.

Nel dossier di Boutar non ci sarebbero prove. La vera ragione della sua carcerazione sarebbe Midi-Show, che Saied e il suo entourage non avrebbero mai digerito. Dopo l’arresto, si pensava che la radio fosse chiusa o il programma sospeso. Ma niente di tutto questo: i tre moschettieri sono ancora lì, a parlare liberamente in diretta. Gli ascolti sono addirittura cresciuti. Insomma, la Tunisia non è più l’entusiasta democrazia del post rivoluzione del 2011, ma neanche un regime all’algerina o all’egiziana.

A proposito di Giorgia Meloni

È al guado e il futuro non si sa bene cosa riservi. Dei tre giornalisti il più graffiante è Haythem Mekki, che ogni volta inaugura Midi-Show con una rassegna stampa satirica. Oggi si parla molto dell’Italia, ormai l’alleato più solido di Saied. Giorgia Meloni è una delle “protagoniste” ricorrenti del programma. “È la nostra “sugar daddy”, ci dà lo zuccherino – dice Haythem -. Ha iniziato a correre ovunque, come una trottola impazzita, per dire che la Tunisia ha bisogno di finanziamenti o crollerà”.

Lui ha 40 anni, ex blogger dei tempi della rivoluzione, figlio di due maestri, è originario di un quartiere popolare di Tunisi. Con gli altri si sente un militante? “Io sono solo un giornalista. Ma alla fine voler restare indipendenti e non allinearsi al regime di turno in Tunisia diventa un atto militante”. Il Paese sta tornando indietro? “Non è ancora una dittatura totalmente stabilita, serena e sicura di sé stessa, installata sul lungo periodo, ma ci sono tentativi in atto in questo senso”. Si vedrà.

Zyed Krichen, 66 anni, direttore del quotidiano Le Maghreb, è il più calmo e profondo, autorevole. Ricorda che “dopo il discorso duro di Saied contro i migranti subsahariani, abbiamo parlato liberamente anche di quello e così hanno fatto altre radio e tv private. In certi casi il presidente è stato accusato di essere razzista e il suo discorso, con l’accenno alla “grande sostituzione”, di derivare direttamente dall’estrema destra francese”.

La generazione "Rai Uno"

Oggi, nella seconda ora di Midi-Show, è invitato un politico favorevole al presidente ed Elyes Gharbi lo incalza. 50 anni, ha una lunga carriera di giornalista radiofonico e televisivo. Parla italiano, fa parte della generazione “Rai Uno”, gli ex giovani che negli anni Ottanta potevano vedere solo quella come tv straniera, vettore di una stramba e variopinta modernità. “Sono un miracolato – dice – Nel 2011 d’un tratto, dopo che avevo fatto il giornalista sotto la dittatura, mi sono ritrovato a fare davvero il mio mestiere”.

E della democrazia non si è stancato: “Non mi ha deluso”. Con gli altri due, Elyes s’infervora, vuole avere ragione. “Possiamo avere opinioni diverse, ma su qualcosa siamo d’accordo: tutti e tre siamo repubblicani, democratici e progressisti”. La sua canzone preferita in assoluto è Sally di Vasco Rossi. “A ogni età l’ascolto in maniera diversa, capisco sempre qualcosa in più”. Elyes non ha tabù. Precisa: “Neanche Midi-Show”.