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In Siria raccogliere tartufi può costare la vita

I siriani impoveriti dalla guerra si addentrano nelle zone desertiche del Paese, disseminate di mine e dove si annidano i terroristi dell’Isis
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Stavano cercando preziosi tartufi nel deserto i 26 siriani uccisi da alcuni membri dell’Isis domenica scorsa. Da febbraio a oggi, in Siria sono morte più di 250 persone mentre svolgevano questa attività, e quasi tutte erano civili. 

A raccontarlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che dalla sua sede di Coventry, in inghilterra, dal 2006 documenta gli abusi nel Paese. Secondo il centro, che si serve di una rete di circa 200 persone che monitorano la situazione sul campo, tra le vittime dell’attacco, avvenuto nei territori a est di Hama, c’erano anche dieci combattenti favorevoli al regime di Assad. Inoltre, gli jihadisti avrebbero ucciso con fucili automatici quattro pastori nella regione di Deir el-Zor, appropriandosi del loro gregge. 

Stavano cercando preziosi tartufi nel deserto i 26 siriani uccisi da alcuni membri dell’Isis domenica scorsa. Da febbraio a oggi, in Siria sono morte più di 250 persone mentre svolgevano questa attività, e quasi tutte erano civili. 

A raccontarlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani, che dalla sua sede di Coventry, in inghilterra, dal 2006 documenta gli abusi nel Paese. Secondo il centro, che si serve di una rete di circa 200 persone che monitorano la situazione sul campo, tra le vittime dell’attacco, avvenuto nei territori a est di Hama, c’erano anche dieci combattenti favorevoli al regime di Assad. Inoltre, gli jihadisti avrebbero ucciso con fucili automatici quattro pastori nella regione di Deir el-Zor, appropriandosi del loro gregge. 

Un’attività innocua come raccogliere i tartufi, kemeh nel dialetto locale, può essere dunque estremamente pericolosa, sia per gli attacchi dei miliziani sia perché spesso i campi in cui si trovano questi tuberi prelibati - meno saporiti e pregiati rispetto a quelli europei ma comunque molto apprezzati in Medio Oriente - sono disseminati di mine inesplose.

Se tanti siriani scelgono di rischiare la vita per assicurarsi un cesto di tartufi, che crescono tra febbraio e aprile, è perché spesso la loro alternativa è morire di fame. Dopo 12 anni di guerra che ha devastato la Siria, i tartufi del deserto possono essere venduti anche a 22 dollari al chilo (alcuni anche a molto di più). Un’enormità, considerato che lo stipendio medio mensile è di 18 dollari, in un Paese dove il 90% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. 

La speranza di guadagno spinge le famiglie - tra i morti negli attacchi ci sono anche tante donne e bambini - a trascurare gli inviti del governo e dei media a non avventurarsi nelle zone del Paese ancora occupate dallo Stato islamico. I cercatori di tartufo si limitano ad ascoltare i suggerimenti di munirsi di armi e kit di primo soccorso prima di recarsi in quei territori. A causa della povertà e della disoccupazione, spesso anche chi è riuscito a sopravvivere a un attacco sceglie di ritentare l’impresa. 

Dopo che l'autoproclamato califfato si è sgretolato e ha perso il suo ultimo punto d'appoggio territoriale in Siria nel 2019, alcune cellule dell’Isis si sono rifugiate nel vasto deserto siriano, usandolo come base per effettuare attacchi e continuare la loro guerra cercando di mantenere il più possibile il controllo del territorio. Gli jihadisti non sempre rivendicano gli attentati. Di questi, il peggiore è avvenuto il 16 febbraio, quando sono stati uccisi 53 siriani.