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(ansa)

Ecco perché Lula prima è stato festeggiato dall'Europa ed ora è diventato "un problema"

Un impegno ambientalista ancora non decollato, ma soprattutto le cautele brasiliane sulla fornitura di armi all'Ucraina, la mano tesa alla Cina per un negoziato, la volontà di non sconfiggere a tutti i costi Mosca ("ricordiamo cosa accadde con la Germania"): ecco come l'idillio si è spezzato. Con un'ipoteca sul commercio
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Gli Usa sono preoccupati e un po’ irritati con il Brasile. Ma è soprattutto l'Europa a essere delusa da Lula, per il cui ritorno al potere non erano state risparmiate celebrazioni. Il fronte occidentale fa quadrato in queste ore. Si aspettava di più anche sulla svolta ambientale che tarda ad arrivare. Ma è soprattutto la posizione assunta dal presidente brasiliano sul conflitto in Ucraina ciò che spinge la Ue a prendere le distanze e a guardare con un occhio molto più critico l’azione politico-diplomatica del leader della sinistra brasiliana. "Politico" registra questo cambio di umore, e di rotta, mettendo insieme una serie di elementi, anche economici e commerciali tra i 27 e il Brasile che potrebbero allontanare la firma di un accordo, ricercato da anni, tra il Mercosur (il mercato che unisce Argentina, Uruguay, Paraguay e lo stesso Brasile) e l’Europa. Serve a entrambi. Ma forse più alla Ue che vede cos&igrav…

Gli Usa sono preoccupati e un po’ irritati con il Brasile. Ma è soprattutto l'Europa a essere delusa da Lula, per il cui ritorno al potere non erano state risparmiate celebrazioni. Il fronte occidentale fa quadrato in queste ore. Si aspettava di più anche sulla svolta ambientale che tarda ad arrivare. Ma è soprattutto la posizione assunta dal presidente brasiliano sul conflitto in Ucraina ciò che spinge la Ue a prendere le distanze e a guardare con un occhio molto più critico l’azione politico-diplomatica del leader della sinistra brasiliana. "Politico" registra questo cambio di umore, e di rotta, mettendo insieme una serie di elementi, anche economici e commerciali tra i 27 e il Brasile che potrebbero allontanare la firma di un accordo, ricercato da anni, tra il Mercosur (il mercato che unisce Argentina, Uruguay, Paraguay e lo stesso Brasile) e l’Europa. Serve a entrambi. Ma forse più alla Ue che vede così sfumare un interscambio da centinaia di miliardi.
 


La freddezza americana

 

Nella sua prima visita da neopresidente del Brasile ha scelto di incontrare Joe Biden. I rapporti con gli Usa restano prioritari per il gigante sudamericano, così come resta forte la dipendenza valutaria e commerciale. Ma l’accoglienza nel febbraio scorso è stata tiepida. Il presidente statunitense si è di nuovo congratulato per la vittoria alle elezioni dell’ottobre 2022, ha riconosciuto che il voto è stato specchiato e privo di frodi. Ha condiviso con il suo omologo brasiliano l’impegno contro l’offensiva della destra identitaria e suprematista che incarnava Bolsonaro e con cui lo stesso Biden deve fare i conti negli Stati Uniti. Ma non è andato oltre. Lula non ha raccolto l’invito a fornire armi all’Ucraina, soprattutto i carri Leopard di cui Kiev aveva bisogno. Ha ribadito la sua posizione: “Cerchiamo la pace, non la guerra”.

Il G20 della pace


 
E’ un concetto che ha ripreso in più occasioni. Anzi, lo ha rafforzato ponendosi come punto di riferimento di un blocco di paesi che può costringere russi e ucraini a parlare e a trattare una tregua. Ha ribadito la neutralità del Brasile sulla scia di una tradizione storica. Con l’ambizione di guidare un “Club della pace”, poi allargato a un “G20 della pace” che faccia riesumare i vecchi e dimenticati Non Allineati in versione moderna. L’incontro avuto con il cancelliere tedesco Olaf Scholz a Brasilia, le telefonate con il premier spagnolo Sánchez (che incontrerà a Madrid il 25 e 26 aprile) e con il capo di Stato francese Emmanuel Macron subito dopo la visita a Pechino, sono state le premesse per il viaggio in Cina, il dialogo con Xi Jinping, seguito due giorni dopo dal confronto con Sergei Lavrov in missione in America Latina. Lula ha chiarito meglio la sua posizione e lo ha fatto con dichiarazioni che hanno fatto infuriare gli Usa (“Sull’Ucraina parli a pappagallo come Russia e Cina”) e sorprendere la Ue.

In un documento reso noto da "Politico" che i ministri degli Esteri dell’eurozona discuteranno nel vertice della prossima settimana si esprime la “preoccupazione per la posizione del Brasile sulla guerra della Russia in Ucraina e per la mancanza di risultati da parte del Brasile in materia di clima e di ambiente”.
 

Gli interessi brasiliani

 

Ma dietro la pressante richiesta di pace c’è molto di più. Lo spiega bene in un’intervista a Monica Bergamo, editorialista di Folha de São Paulo, Celso Amorim, esperto consigliere per la politica internazionale che Lula ha voluto nel suo governo. Ci sono in ballo la difesa degli interessi brasiliani e la percezione brasiliana del mondo. “Il nostro atteggiamento è chiaro - sottolinea Amorim - Abbiamo già votato le risoluzioni delle Nazioni Unite che condannano l’invasione dell’Ucraina. Ma troviamo controproducente imporre delle sanzioni, riempire Kiev di armi, puntare alla sconfitta della Russia. Tutto questo non poterà alla pace. La Russia è un paese molto importante e molto grande, oltre ad essere un partner del Brasile”.

Interessi commerciali e industriali premono sull’equidistanza di Lula che si stupisce delle reazioni Usa e soprattutto europee. “Ci sono dichiarazioni specifiche -  osserva ancora il consigliere speciale - in cui si afferma che si deve sconfiggere la Russia o indebolirla. Una retorica crescente che spinge verso la guerra più che la pace. Questo a nostro parere non è una soluzione né per la Russia né per l’Ucraina. Questo è un problema per il Brasile”.
 

Il Brasile non può agire da solo

 

Si tratta di una consapevolezza che spinge il presidente brasiliano a cercare alleanze. Il blocco del G20, a suo parere, può essere lo strumento di pressione adatto per arrivare a una tregua e poi alla pace. “L’Europa ha adottato un suo partito, quello della guerra -  aggiunge Amorim - Non penso che abbia torto a criticare l’invasione russa. Penso che debba farlo per ottenere una pace. Del resto, a cosa puntiamo? A una vendetta, a infliggere una lezione, a far sparire un continente come la Russia? Dobbiamo imparare dal passato. Abbiamo visto cosa ha prodotto il trattato di Versailles dopo la Prima guerra mondiale. Il risultato è stata l’ascesa di Adolf Hitler che ha fatto leva sul rancore e il risentimento. Il Brasile non ha i soldi per ricostruire l’Ucraina. Ha la capacità di dialogo, fa parte della nostra storia. Una storia fatta di pace con i nostri vicini, di mediazione, di ricerche pacifiche ai conflitti”. Unire gli sforzi con la Cina “che ha una forte capacità di persuasione”, a parere di Lula, può portare a risultati “tangibili”. Assieme al G20 che significa India, Indonesia, perfino Turchia. La Cina, ritiene Amorin, “non è solo intenzionata a sconfiggere gli Usa. C’è concorrenza, senza dubbio. Ma la Cina è cresciuta con la globalizzazione e la globalizzazione dipende dalla pace”.


 
Posizioni diverse

 
Lula sa bene che sia l’Europa sia gli Usa hanno posizioni e interessi diversi dal Brasile. Anche per questo punta su un mondo multipolare e più equilibrato. “Possiamo contribuire - ha ripetuto spesso il fondatore del Pt - a un mondo che non sia diviso da una guerra fredda, tra il bene e il male”. La pace significa crescita ed è prioritario in questo momento per il gigante sudamericano. Lula condanna l’invasione russa ma vede con preoccupazione l’allargamento della Nato. Ha convenuto con Henry Kissinger, anche lui all’inizio del conflitto favorevole alla pace. “Eppure non è di sinistra, non è comunista, antiamericano”, ricorda adesso Celso Amorim. “Non pensiamo che questa espansione contribuisca alla pace, perché crea più tensioni. Come riteniamo che l’allargamento non giustifichi l’invasione russa. Sono entrambe espressioni di guerra e noi siamo favorevoli a una soluzione pacifica”.