Francia, beatificazione per cinque preti uccisi durante la Comune di Parigi. E la sinistra insorge
di Iacopo Scaramuzzi , di Iacopo ScaramuzziFede, storia e politica si intrecciano sabato prossimo quando in Francia verranno beatificati cinque preti che vennero messi a morte durante la Comune di Parigi (1871), una scelta che ravviva le divergenze che ancora circondano quel frangente storico nella società d'Oltralpe.
L'esecuzione dei religiosi - Henri Planchat, sacerdote della società di San Vincenzo de Paoli, e quattro missionari "picpusiani", Ladislas Radigue, Polycarpe Tuffier, Marcellin Rouchouze e Frézal Tardieu - avvenne negli ultimi giorni della rivolta popolare scoppiata il 18 marzo e soffocata nel sangue 72 giorni dopo dai militari inviati dal governo che si è era stabilito a Versailles durante quella passata alla storia come "semaine sanglante", la settimana sanguinosa. I religiosi, arrestati durante la Comune parigina, vengono allora uccisi senza processo a colpi di arma da fuoco insieme a 36 gendarmi e altri quattro prigionieri ritenuti spie fai comunardi.
…Fede, storia e politica si intrecciano sabato prossimo quando in Francia verranno beatificati cinque preti che vennero messi a morte durante la Comune di Parigi (1871), una scelta che ravviva le divergenze che ancora circondano quel frangente storico nella società d'Oltralpe.
L'esecuzione dei religiosi - Henri Planchat, sacerdote della società di San Vincenzo de Paoli, e quattro missionari "picpusiani", Ladislas Radigue, Polycarpe Tuffier, Marcellin Rouchouze e Frézal Tardieu - avvenne negli ultimi giorni della rivolta popolare scoppiata il 18 marzo e soffocata nel sangue 72 giorni dopo dai militari inviati dal governo che si è era stabilito a Versailles durante quella passata alla storia come "semaine sanglante", la settimana sanguinosa. I religiosi, arrestati durante la Comune parigina, vengono allora uccisi senza processo a colpi di arma da fuoco insieme a 36 gendarmi e altri quattro prigionieri ritenuti spie fai comunardi.
Il mito e le polemiche
A novembre del 2021 papa Francesco ha firmato il decreto che riconosce il "martirio" dei cinque sacerdoti aprendo la via alla loro beatificazione, che viene celebrata sabato, nella chiesa Saint-Sulpice, dal prefetto del dicastero per le Cause dei santi, il cardinale Marcello Semeraro.
La beatificazione ravviva una memoria che, in Francia, è tutt'altro che pacificata. "Padre Planchat fu un modello di prete umile che amava i poveri", ha affermato padre Yvon Sabourin, postulatore della causa di beatificazione, che, all'agenzia France Presse, ha affermato che la Chiesa non vuole fare "polemica": "Si tratta di beatificare cinque preti morti 'durante' la Comune di Parigi", precisa il religioso che sottolinea come, durante la messa di beatificazione, verrà pronunciata "una preghiera universale per tutti i morti della Comune".
"Una memoria clericale e conservatrice"
Su 22 ecclesiastici uccisi a Parigi a maggio del 1871, questi cinque padri sono i soli la cui causa è stata difesa fino alla fine: quella dell'arcivescovo di Parigi, monsignor George Darboy, fu abbandonata dopo il maggio 1968, e altre congregazioni religiose non hanno perseguito la beatificazione dei propri membri morti in quel frangente. Una "prudenza", spiega il giornale cattolico Le Pelerin, che "si spiega senz'altro con il posto che, nel corso del tempo, la Comune di Parigi ha assunto nell'immaginario a sinistra. Elogiata da Karl Marx, questa esperienza rivoluzionaria abortita è assurta a mito. L'uccisione impietosa di 8mila persone durante la "semaine sanglante" l'ha come assolta dai suoi crimini. Sono state occultate le profanazioni delle chiese e dei cimiteri, la volontà di radere al suolo Parigi espressa dai più radicali, gli incendi volontari, l'assassinio degli ostaggi...".
Un punto diverso viene espresso dagli intellettuali di sinistra. La beatificazione "a bassa voce", ha dichiarato alla France Presse lo storico della Sorbona Eric Fournier, "mostra un ritorno di una memoria clericale e conservatrice della Comune". Il professore ricorda che nel centenario della rivolta, nel 1971, l'allora arcivescovo di Parigi "aveva opposto un rifiuto categorico all'estrema destra che reclamava una messa solenne" per commemorare gli ecclesiastici uccisi. "Fa parte di una tendenza del momento a voler riconciliare le memorie politiche conflittuali, tentando di addolcire il discorso. Una volontà destinata al fallimento", secondo Fournier, per il quale "nessun cultore della Comune troverà simpatica questa beatificazione".
La processione della discordia
Il nodo era già venuto al pettine due anni fa. Ogni anno, infatti, la Comune di Parigi viene commemorata dalla galassia di sinistra. Nel 2021 l'arcidiocesi sponsorizzò una sorta di contro-manifestazione per commemorare i sacerdoti che ora vengono beatificati, e la processione fu presa di mira da alcuni militanti di sinistra che avevano dapprima rivolto ai fedeli slogan antifascisti e anticlericali, poi avevano iniziato a tirare oggetti, ferendo alla testa un anziano. "A volte siamo turbati dal fatto che quel che predichiamo, un Dio di amore, possa scatenare tanta collera, tanto odio", commentò l'arcivescovo Michel Aupetit. Ma sul quotidiano cattolico La Croix un gruppo di cattolici aveva criticato apertamente la processione (seguito da una replica dei sostenitori), parlando di una "aberrazione politica e spirituale": "Gli ostaggi della Comune - scrissero - furono assassinati non in ragione della loro fede cristiana, ma per la loro presunta affiliazione ai nemici della Comune".