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Messaggio a Pechino: le navi militari italiane in rotta per il Pacifico

La richiesta venuta dagli Usa per dissuadere la Cina dalle velleità di invadere Taiwan. A fine anno partirà la missione della portaerei Cavour che navigherà fino al Giappone
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NEW YORK - Gli Stati Uniti chiedono aiuto all'Italia per dissuadere la Cina dalle velleità di invadere Taiwan e in generale per frenare l'espansionismo di Pechino, e Roma risponde avviando nuovi pattugliamenti navali e missioni militari nella regione indo-pacifica. Sommata alle sollecitazioni per non rinnovare l'accordo sulla Nuova Via della Seta, recapitate al ministro dell'Economia Giorgetti durante i vertici di primavera di Fmi e Banca Mondiale, la richiesta conferma come la sfida geopolitica epocale lanciata dalla Repubblica popolare all'Occidente sia la priorità di Washington, sul piano politico, economico, tecnologico e militare. L'obiettivo non è ripetere l'Ucraina, ma convincere Xi Jinping a evitare avventure simili a quelle dell'alleato Putin.

Quando nei giorni scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone è andato a Washington per incontrare l'omologo Mark Milley, ovviamente si è pa…

NEW YORK - Gli Stati Uniti chiedono aiuto all'Italia per dissuadere la Cina dalle velleità di invadere Taiwan e in generale per frenare l'espansionismo di Pechino, e Roma risponde avviando nuovi pattugliamenti navali e missioni militari nella regione indo-pacifica. Sommata alle sollecitazioni per non rinnovare l'accordo sulla Nuova Via della Seta, recapitate al ministro dell'Economia Giorgetti durante i vertici di primavera di Fmi e Banca Mondiale, la richiesta conferma come la sfida geopolitica epocale lanciata dalla Repubblica popolare all'Occidente sia la priorità di Washington, sul piano politico, economico, tecnologico e militare. L'obiettivo non è ripetere l'Ucraina, ma convincere Xi Jinping a evitare avventure simili a quelle dell'alleato Putin.

Quando nei giorni scorsi il capo di Stato Maggiore della Difesa Giuseppe Cavo Dragone è andato a Washington per incontrare l'omologo Mark Milley, ovviamente si è parlato della riunione di Ramstein del gruppo di contatto per aiutare Kiev, dove l'Italia dà un supporto significativo alle difese aeree. Guardando più lontano, però, il capo delle forze armate americane ha detto di essere molto preoccupato dalle manovre a Taiwan, anche perché Xi ha ordinato ai suoi militari di essere pronti a invadere l'isola entro il 2027.

Milley, forse preoccupato anche dalle recenti uscite del presidente francese Macron dopo la sua visita a Pechino, ha sottolineato che per prevenire un'escalation è necessario mandare un messaggio unitario da parte di tutti gli alleati, sul piano politico e militare. In altre parole "piantare bandierine" nella regione, non per provocare o combattere una guerra, ma piuttosto prevenirla, dimostrando che gli Usa non sono soli nel sollecitare la Cina alla prudenza. Questo perché ce lo chiedono alleati come Giappone, Corea del Sud, Filippine, Australia; ma la stessa India non è felice di vedere l'espansionismo cinese, come hanno sperimentato di recente la premier Meloni durante l'incontro a Nuova Delhi col collega Modi, e il ministro della Difesa Crosetto in Giappone. "Oggi - si legge nel Patto Bilaterale per la Difesa firmato dai due leader - istituiamo un ponte tra Italia e India, aprendo un nuovo capitolo, la cooperazione in materia di difesa per la produzione e sviluppo in questo settore che può essere un beneficio per ambedue i Paesi", incluse "esercitazioni, corsi di formazione congiunti, e opportunità nella produzione di sistemi".

Non si tratta di un auspicio, ma di un'operazione già cominciata. All'inizio di aprile la Morosini, imbarcazione della classe Pattugliatori Polivalenti d'Altura, è salpata da La Spezia per un una campagna di cinque mesi in Estremo oriente. Toccherà 15 porti in 14 paesi diversi, tra cui Yokosuka in Giappone, Pusan in Corea del Sud, ma anche Ho Chi Min in Vietnam, Bangkok in Thailandia, Langkawi in Malesia, Mumbai in India, Muscat in Oman, Karachi in Pakistan, Gedda in Arabia Saudita e Gibuti. La nave solcherà il Mar Cinese Meridionale, dove Pechino sta costruendo da tempo basi, per riaffermare il principio della libertà di navigazione nelle acque internazionali, ma farà da avanguardia per una missione più ampia. Infatti è stato il sottocapo di Stato Maggiore della Marina italiana, Giuseppe Berutti Bergotto, ad annunciare il 14 marzo da Milano che "tra fine 2023 e inizio del 2024, la nostra Marina invierà una squadra portaerei nella regione dell'Indo-Pacifico per operare con gli alleati. Navigherà fino al Giappone. La formazione comprenderà la portaerei Cavour e il suo naviglio di scorta, cioè un cacciatorpediniere, una fregata e un rifornitore di squadra". Ovviamente queste missioni, oltre al valore strategico, ne hanno anche uno industriale, per mostrare ai vari Paesi i prodotti italiani che potrebbero comprare.

L'impegno però è complessivo, perché la Nato ci chiede di andare oltre il "Mediterraneo allargato". Perciò il Comando Operativo di Vertice Interforze ha già inviato una missione esplorativa a Seul e Tokyo, per definire la possibile partecipazione ad esercitazioni terrestri con nuclei delle forze speciali, ma anche un tour dei nostri F35 da condurre entro la fine dell'anno in Giappone, Corea e Singapore. Gli equilibri geopolitici globali cambiano davanti ai nostri occhi e per gestirli servono risorse. Ad esempio il capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica Luca Goretti, anche lui negli Usa nei giorni scorsi, aveva già segnalato al Parlamento la necessità di dotarsi di mezzi come l'aereo da trasporto strategico. Lo richiede il nostro ruolo nelle alleanze e nel mondo.