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“Sii un uomo”: così la Russia cerca di attirare reclute. E il figlio di Peskov combatte con Wagner

Una campagna martellante per trovare soldati da mandare in Ucraina. Mosca tappezzata di poster. Il numero delle inserzioni settuplicato sui social
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MOSCA - Non bastavano i poster che oramai tappezzano ogni angolo delle città russe con il numero verde "117" e lo slogan "La nostra professione è difendere la madrepatria". E neppure i chioschetti o i giovani che distribuiscono volantini ai crocicchi. Per promuovere il sluzhba po kontraktu, il "servizio a contratto" nell'esercito, il ministero della Difesa russo ha lanciato un video pubblicitario che fa leva sulla presunta vera mascolinità e sul senso del dovere dell'uomo russo.

I protagonisti sono tre: una guardia giurata in un supermercato, un istruttore in palestra e un tassista. Tutti apparentemente disillusi dalla loro vita civile. A ciascuno una domanda: "È davvero questo il tipo di difensore che volevi diventare?", "È davvero questa la tua forza?", "È davvero questa la strada che volevi scegliere?". I tre si trasformano di colpo in soldati con in bella vista sull'u…

MOSCA - Non bastavano i poster che oramai tappezzano ogni angolo delle città russe con il numero verde "117" e lo slogan "La nostra professione è difendere la madrepatria". E neppure i chioschetti o i giovani che distribuiscono volantini ai crocicchi. Per promuovere il sluzhba po kontraktu, il "servizio a contratto" nell'esercito, il ministero della Difesa russo ha lanciato un video pubblicitario che fa leva sulla presunta vera mascolinità e sul senso del dovere dell'uomo russo.

I protagonisti sono tre: una guardia giurata in un supermercato, un istruttore in palestra e un tassista. Tutti apparentemente disillusi dalla loro vita civile. A ciascuno una domanda: "È davvero questo il tipo di difensore che volevi diventare?", "È davvero questa la tua forza?", "È davvero questa la strada che volevi scegliere?". I tre si trasformano di colpo in soldati con in bella vista sull'uniforme la famigerata "Z" legata alle forze russe in Ucraina, mentre compare lo slogan "Sei un uomo. Sii un uomo" e la promessa di uno stipendio mensile di 204mila rubli, circa 2.200 euro, quattro volte la media russa.

Su social e tv gira anche un secondo video che elenca tutti i benefit a cui hanno diritto i kontraktniki, militari a contratto, come misure di sostegno regionale, status di veterano, esenzione dalle tasse fondiarie, risarcimenti delle bollette, soggiorni nei "sanatori", congedo retribuito due volte l'anno.

Fa tutto parte di una martellante offensiva delle autorità per reclutare sempre più soldati a contratto da mandare a combattere in Ucraina, mentre la scorsa settimana Putin ha siglato la "legge sulla coscrizione elettronica" che obbliga i cittadini a controllare autonomamente se è stata inviata loro la "cartolina digitale" e limita i diritti dei renitenti alla leva, tra cui la possibilità di lasciare il Paese, guidare o aprire una partita iva. Prima le convocazioni dovevano essere consegnate a mano, il che aveva permesso a molti di sfuggire alla chiamata alle armi fuggendo all'estero o cambiando domicilio.

 

Della nuova campagna di reclutamento parlano le trasmissioni televisive. Ne scrivono i giornali. La pubblicizzano persino le vetrine della capitale Mosca, finora una bolla. "È impossibile capire quanto sia onnipresente questa campagna di reclutamento dell'esercito", ha commentato un moscovita su Twitter. "Ha completamente preso il controllo di Mosca e riesci a malapena a passare due minuti senza vederla".

Ne sono pieni anche i social network. Su VKontante, il "Facebook russo", secondo un'inchiesta di Novaja Gazeta Europa, il numero di inserzioni dell'esercito è settuplicato rispetto alla scorsa estate: da febbraio ne sono apparse 75mila, il 70 per cento delle quali da inizio marzo. L'obiettivo è evitare di dover proclamare una seconda mobilitazione dopo che l'impopolare "mobilitazione parziale" indetta dal presidente russo Vladimir Putin lo scorso settembre per richiamare 300mila riservisti aveva fatto calare i suoi indici di popolarità.

Nikolaj Choles, figlio di Dmitrij Peskov, nei ranghi di Wagner 

Il figlio di Peskov nei ranghi di Wagner

"Al Cremlino non si parla di una nuova ondata", ha ribadito venerdì Dmitrij Peskov. E perché non si metta in discussione la mascolinità della sua casata, lo stesso portavoce di Putin ha mandato al fronte uno dei suoi figli: Nikolaj Choles, nato dal suo primo matrimonio, che porta il cognome del patrigno britannico ed è il pronipote del generale sovietico Semion Budionnyj.

Il giovane ha prestato servizio nei ranghi di Wagner. Il primo a darne notizia è stato lo stesso fondatore della compagnia militare privata, Evgenij Prigozhin: "Di tutti i miei conoscenti soltanto una persona, Dmitrij Peskov, una volta ritenuto un liberale totale, ha mandato il figlio a combattere... Il ragazzo ha servito come chiunque altro. Solo un semplice artigliere, immerso fino alle ginocchia nel fango e nella merda, su un Uragan".

La ha poi rilanciata con tanto di foto il corrispondente militare di Rt, Roman Kozarev: "Un unico atto maschile forte!". E l'ha infine confermata lo stesso Nikolaj in un'intervista con Komsomolskaja Pravda dicendo di aver ricevuto la medaglia "Per il coraggio".

Lo scorso settembre, quando la mobilitazione era appena iniziata, un collaboratore dell'attivista in carcere Aleksej Navalnyj lo aveva chiamato fingendosi un impiegato di un ufficio di registrazione militare. Choles aveva ricordato di essere "un Peskov" e detto che avrebbe difeso la madre patria "a un livello diverso".

Perciò adesso in molti, come il giornalista Dmitrij Kolezev, fondatore dei siti indipendenti ura.ru e znak.com, sospettano che si tratti di un'operazione d'immagine. In questo modo, Peskov Sr. ripulisce la sua reputazione di "totale liberale" e Peskov Jr. il suo passato di giovane scapestrato e viziato. Non soltanto la sua risposta alla telefonata del team di Navalnyj, ma anche i dieci anni trascorsi nel Regno Unito, di cui uno dietro le sbarre per aggressione e rapina, nonché l'accusa di aver picchiato la nonna, figlia di Budionnyj.

Ci guadagna anche Wagner. "Volevo aggiungere una cosa...", dice Choles a Komsomolskaja Pravda al termine dell'intervista. "Di recente, nelle notizie, vediamo che Wagner si oppone al Ministero della Difesa. Non è assolutamente così. In prima linea avevamo gli stessi compiti, gli stessi problemi. E abbiamo lavorato tutti insieme. È molto importante. Perché, davvero, quando guardo i notiziari, a volte dicono queste sciocchezze. Eravamo tutti un'unica cosa lì".