Sudan, evacuata l'ambasciata Usa, partono anche francesi, britannici e tedeschi. Tajani: "Pronti a portare in salvo i 140 italiani e altri cittadini europei"
di Daniele Raineri , di Daniele RaineriLe forze speciali degli Stati Uniti hanno completato nella notte l'evacuazione dell'ambasciata Usa a Khartoum: circa 100 persone, compresi alcuni diplomatici di altri Paesi. E anche la Francia e la Germania hanno avviato in queste ore l'operazione che dovrebbe consentire la rapida uscita dal Sudan di tutti i suoi cittadini, mentre Downing Street ha annunciato che l'evacuazione dei britannici è già stata completata. È solo l'inizio del grande piano d'emergenza internazionale per mettere al sicuro chi è rimasto bloccato dagli scontri.
La Difesa italiana ha un piano di evacuazione pronto per i circa 140 italiani che da più di una settimana sono bloccati in Sudan a causa degli scontri violenti fra l’esercito e una milizia ribelle. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere che "i nostri connazionali sono stati tutti contattati, anche durante la nottata, dall'Unità di crisi de…
Le forze speciali degli Stati Uniti hanno completato nella notte l'evacuazione dell'ambasciata Usa a Khartoum: circa 100 persone, compresi alcuni diplomatici di altri Paesi. E anche la Francia e la Germania hanno avviato in queste ore l'operazione che dovrebbe consentire la rapida uscita dal Sudan di tutti i suoi cittadini, mentre Downing Street ha annunciato che l'evacuazione dei britannici è già stata completata. È solo l'inizio del grande piano d'emergenza internazionale per mettere al sicuro chi è rimasto bloccato dagli scontri.
La Difesa italiana ha un piano di evacuazione pronto per i circa 140 italiani che da più di una settimana sono bloccati in Sudan a causa degli scontri violenti fra l’esercito e una milizia ribelle. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere che "i nostri connazionali sono stati tutti contattati, anche durante la nottata, dall'Unità di crisi del ministero. Sono stati chiamati uno per uno: stanno tutti bene e raggiungeranno la nostra ambasciata". E ha annunciato che, oltre agli italiani, saranno evacuati anche cittadini svizzeri e lo staff della nunziatura apostolica, oltre a una ventina di altri cittadini Ue, per un totale di 200 persone. Il piano italiano è simile a quello adottato per l’evacuazione da Kabul, in Afghanistan, quando i talebani presero il potere nell’agosto del 2020, e anche in questo caso fa parte di un piano più vasto coordinato a livello internazionale con altri Paesi e guidato dagli Stati Uniti. Molti governi hanno già mandato grandi aerei da trasporto militari e contingenti di soldati a Gibuti, una base militare americana nel Corno d’Africa, dove l’operazione per evacuare in massa gli stranieri dal Sudan attende le condizioni più favorevoli per cominciare.
L’operazione si muoverà tra l’aeroporto di Gibuti e quello di Khartoum, che si trova nel centro della capitale sudanese. I soldati dei contingenti internazionali dovrebbero prendere il controllo delle piste, ingombrate dalle carcasse di almeno venti aerei di linea danneggiati in questa settimana di scontri, creare un cordone armato lungo il perimetro dell’aeroporto e restare tutto il tempo necessario per andare a prendere i cittadini stranieri, caricarli sugli aerei militari e portarli via. Il problema è che l’aeroporto è sotto tiro perché si trova a poca distanza dal palazzo presidenziale e da altri centri del potere, che sono gli obiettivi della milizia ribelle. L’ambasciata italiana, che è una delle poche rimaste aperte e ospita molti cittadini in attesa di essere portati al sicuro, è vicinissima alle piste. L’ambasciata statunitense è soltanto un paio di chilometri a sud. Tutta la zona però è teatro di combattimenti brutali strada per strada, perché contiene le istituzioni che contano, e per fare anche soltanto poche centinaia di metri è necessario coordinarsi con le due fazioni sudanesi.
Per ora le condizioni favorevoli all’operazione non ci sono. In teoria venerdì sarebbe dovuta cominciare una tregua in occasione delle celebrazioni per la fine del mese sacro per i musulmani di Ramadan, ma anche questa tregua – la quinta – non sta reggendo. Il generale Abdel Fattah al Burhan, che comanda l’esercito regolare, ha dato il suo consenso all’evacuazione, ma non basta. Che cosa succede se le due fazioni cominciano a scambiarsi colpi di artiglieria mentre atterrano gli aerei o mentre arrivano i civili da portare via? Per questo si attendono garanzie più forti da entrambe le parti in lotta, che per il momento non sono arrivate.
Ieri il piano di evacuazione degli italiani è stato aggiornato in una riunione specifica con la premier Giorgia Meloni, i vertici della Farnesina, dello Stato maggiore, del Comando interforze e dei servizi di sicurezza.