La Spagna vieta gli show dei toreri nani. Ma loro non sono d'accordo
di Benedetta Perilli , di Benedetta PerilliProponendosi di cacciare le persone affette da nanismo dalle corride, la Spagna è ancora una volta alle prese con il peso delle sue tradizioni. Stavolta a finire al centro del dibattito è uno spettacolo popolare vicino al mondo dei toreador che, essendone una parodia e facendone spesso da introduzione, mette in scena interazioni comiche tra vitelli e umani, quasi sempre interpretati da persone affette da nanismo. Il toreo cómico o "Bombero torero", dal nome di una delle sue più antiche compagnie risalenti agli anni Trenta, presto potrebbe essere vietato in Spagna.
Lo pretende il governo, che ha appena approvato in Senato un progetto di legge che si allinea alle direttive europee in difesa dei diritti dei disabili, proibendone le vessazioni. Un iter lungo e sentito nel Paese anche grazie all'impegno di alcune associazioni come Cermi, che a Repubblica, attraverso la presidente della sezione andalusa Marta Castillo spiega: "Sono spettacoli …
Proponendosi di cacciare le persone affette da nanismo dalle corride, la Spagna è ancora una volta alle prese con il peso delle sue tradizioni. Stavolta a finire al centro del dibattito è uno spettacolo popolare vicino al mondo dei toreador che, essendone una parodia e facendone spesso da introduzione, mette in scena interazioni comiche tra vitelli e umani, quasi sempre interpretati da persone affette da nanismo. Il toreo cómico o "Bombero torero", dal nome di una delle sue più antiche compagnie risalenti agli anni Trenta, presto potrebbe essere vietato in Spagna.
Lo pretende il governo, che ha appena approvato in Senato un progetto di legge che si allinea alle direttive europee in difesa dei diritti dei disabili, proibendone le vessazioni. Un iter lungo e sentito nel Paese anche grazie all'impegno di alcune associazioni come Cermi, che a Repubblica, attraverso la presidente della sezione andalusa Marta Castillo spiega: "Sono spettacoli che denigrano le persone con acondroplasia, finendo per insegnare ai più piccoli a ridere di questa categoria. Alla quale appartengo anche io. So cosa succede quando passiamo davanti ai bambini: ridono di noi perché è stato insegnato loro che possono farlo".
"Non ridono di noi, ridono con noi", risponde al telefono Daniel Calderón, 41 anni, presidente dell'associazione "Diversiones en el ruedo y su enanitos toreros" che dal 2015 organizza spettacoli di toreo cómico nei quali lavora come torero. "Questo mantra dell'irrisione non è vero, la gente ci ammira perché abbiamo un lavoro dignitoso, togliercelo è un sopruso", aggiunge Calderón: "Sono un disabile non un inabile, sono maggiorenne e nel pieno delle mie capacità. Prima di essere un disabile sono un torero, un artista e un comico".
Una voce che rappresenta il parere dei circa 100 lavoratori del toreo cómico ancora attivi in Spagna, ormai impegnati più nelle numerose feste private che negli spettacoli che precedono le corride vere e proprie (quest'anno ne sono stati organizzati due, cinque nel 2022 e undici nel 2021).
Molti dei toreri affetti da nanismo svolgono altri mestieri - "come potrei pagare un affitto altrimenti?", si domanda Calderón - e sul tema il Cermi ha avviato delle politiche di sostegno. "Abbiamo elaborato un programma di occupazione con un percorso di inserimento personalizzato che crei per ciascuno di loro un'altra professione", spiega Castillo. Peccato però che questi toreri non ne vogliano sapere. "Quello che lede la mia dignità non sono le risate del pubblico ma il fatto che mi venga tolto il mio lavoro per darmi un sostegno mensile di 400 euro", ribatte Calderón.
Quando il progetto di legge tornerà al Congresso per l'approvazione definitiva "saranno vietati tutti quegli spettacoli nei quali si utilizza una persona disabile per suscitare lo scherno da parte del pubblico in modo contrario al rispetto della dignità umana", come recita il testo votato al Senato. Così a finire al bando non sarà soltanto il toreo cómico.
"Ci sono aziende private che organizzano addii al celibato offrendo tra i loro servizi anche l'"affitto di un nano"", aggiunge Castillo. E se per alcuni quello degli show erotici è un business denigrante da debellare, per altri il toreo cómico merita tutto il rispetto delle tradizioni popolari. "Forme di tauromachia comica esistono da sempre. Perché da sempre l'essere umano affianca alla tragedia la commedia - afferma lo scrittore Matteo Nucci, studioso e appassionato di tauromachia che al tema ha dedicato il libro "Il toro non sbaglia mai" (Ponte alle Grazie, 2011) - . Si tratta di divertire e far rilassare il pubblico. Ma, come per qualsiasi forma di commedia, il gioco è molto serio. Tanto che parecchi toreri tragici imparano dai toreri comici. Come il grandissimo Manolete".
Il dibattito sul lato comico della corrida finisce così per anticipare il dibattito sul futuro del suo lato tragico, dopo che il divieto votato nel 2010 in Catalogna - e il Covid - hanno indebolito fortemente il settore mettendolo in crisi. Conclude Calderòn: "I partiti anti-taurini stanno cercando di cancellare la tauromachia dalla Spagna e iniziano da noi. Quale questione di dignità, vietano i nostri spettacoli perché vogliono vietare la corrida".