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L'ambasciatore cinese in Francia mette in dubbio la sovranità degli Stati ex sovietici. Bufera su Pechino che prova a ricucire

Lu Shaye (ansa)
Le dichiarazioni di Lu Shaye hanno destato polemiche: tra i Paesi che secondo il diplomatico non avrebbero uno status nel diritto internazionale c'è anche l'Ucraina. Ora l'Europa, e Parigi, chiedono chiarimenti mentre gli Stati baltici convocano le missioni
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PECHINO - Dopo la bufera scatenata dalle parole dell'ambasciatore cinese in Francia, Pechino prova a mettere una toppa. Ma il danno ormai è fatto, l'Europa chiede chiarimenti, gli Stati baltici - Estonia, Lituania e Lettonia - hanno convocato per oggi gli ambasciatori cinesi accreditati presso i rispettivi governi.

Venerdì scorso durante un'intervista al canale televisivo francese Lci, rispondendo ad una domanda sulla Crimea, Lu Shaye aveva messo in dubbio la sovranità dei Paesi ex sovietici, Ucraina compresa. "Questi Paesi non hanno uno status effettivo nel diritto internazionale perché non c'è stato un accordo internazionale per concretizzare il loro status di Paesi sovrani", ha detto Lu, dopo aver osservato che la questione della Crimea "dipende da come viene percepito il problema", poiché la regione era "all'inizio russa" e poi "offerta da Nikita Krusciov all'Ucraina durante l'…

PECHINO - Dopo la bufera scatenata dalle parole dell'ambasciatore cinese in Francia, Pechino prova a mettere una toppa. Ma il danno ormai è fatto, l'Europa chiede chiarimenti, gli Stati baltici - Estonia, Lituania e Lettonia - hanno convocato per oggi gli ambasciatori cinesi accreditati presso i rispettivi governi.

Venerdì scorso durante un'intervista al canale televisivo francese Lci, rispondendo ad una domanda sulla Crimea, Lu Shaye aveva messo in dubbio la sovranità dei Paesi ex sovietici, Ucraina compresa. "Questi Paesi non hanno uno status effettivo nel diritto internazionale perché non c'è stato un accordo internazionale per concretizzare il loro status di Paesi sovrani", ha detto Lu, dopo aver osservato che la questione della Crimea "dipende da come viene percepito il problema", poiché la regione era "all'inizio russa" e poi "offerta da Nikita Krusciov all'Ucraina durante l'era sovietica".

Il ministero degli Esteri francese riceverà oggi l'ambasciatore cinese per dei chiarimenti.

Commenti contraddittori

I commenti di Lu contraddicono la politica dichiarata dalla Cina nei confronti delle nazioni ex sovietiche. La Cina ha avviato relazioni diplomatiche con le repubbliche indipendenti subito dopo il 1991. Pechino non ha mai riconosciuto inoltre la sovranità della Russia sulla Crimea o su qualsiasi territorio annesso dal 2014 in avanti, comprese le regioni ucraine occupate lo scorso anno. Anzi, sta cercando di stringere legami con le repubbliche dell'Asia centrale, ex repubbliche sovietiche, preoccupate dalle ambizioni territoriali di Vladimir Putin. Le dichiarazioni dell'ambasciatore in Francia complicano pure i tentativi della Cina di farsi passare per un pacificatore nella guerra della Russia in Ucraina e di migliorare le relazioni commerciali e diplomatiche con l'Unione europea.

Negli ultimi mesi Pechino ha cercato di riparare la sua immagine, sottolineando la sua dichiarata neutralità nel conflitto e il desiderio di svolgere un "ruolo costruttivo" nel dialogo e nei negoziati, alimentando ulteriormente il dibattito nelle capitali europee su come calibrare le relazioni con la Cina, partner economico chiave. Dibattito che si è intensificato a inizio mese in seguito alla visita a Pechino del presidente francese Emmanuel Macron, convinto che Xi Jinping sia il leader giusto per mediare sulla guerra.

Pechino prende le distanze

Questa mattina Pechino allora è dovuta correre ai ripari, prendendo le distanze dal suo ambasciatore. "La Cina rispetta lo status di Stati sovrani delle repubbliche dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica", ha dichiarato Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri. "Siamo pronti a continuare a lavorare con la comunità internazionale per dare il nostro contributo alla promozione di una soluzione politica della crisi ucraina", ha aggiunto, incolpando "alcuni media" di aver "interpretato male" le osservazioni di Lu e di aver "causato discordia tra la Cina e i Paesi interessati". L'ambasciata cinese in Francia ha pubblicato una trascrizione dell'intervista sul suo account ufficiale WeChat lunedì mattina, ma a mezzogiorno l'ha rimossa.

Chi è Lu Shaye

Ambasciatore a Parigi dal 2019, non è la prima volta che le dichiarazioni di Lu - uno dei cosiddetti "lupi guerrieri" della diplomazia cinese - suscitano polemiche. Lo scorso agosto, dopo la visita a Taipei dell'ex speaker della Camera Usa Nancy Pelosi, disse che i taiwanesi, dopo la riunificazione, avrebbero dovuto essere "rieducati". Ai taiwanesi era stato fatto il lavaggio del cervello con le idee sull'indipendenza, disse durante un'intervista alla tv francese Bfm, e che soltanto con una "rieducazione" potevano diventare dei "patrioti". 

Durante questi mesi di guerra in Ucraina finora la Cina si è rifiutata di condannare però l'invasione russa o di chiedere il ritiro delle sue truppe, esortando invece alla moderazione "tutte le parti" e accusando Nato e Stati Uniti di alimentare il conflitto. E continuando inoltre ad approfondire i legami diplomatici ed economici con Mosca. Una retorica - quella su Nato e Usa - e sulle rivendicazioni territoriali, che serve a Pechino anche qui, nell'Indo-Pacifico, in particolare proprio su Taiwan. Messaggio ai naviganti: vietato intromettersi negli "affari interni".

La risposta della Ue

Il rappresentante degli affari esteri dell'Ue, Josep Borrell, ha risposto domenica definendo le osservazioni dell'ambasciatore cinese "inaccettabili". "L'Ue può solo supporre che queste dichiarazioni non rappresentino la politica ufficiale della Cina", ha dichiarato Borrell su Twitter. Anche la Francia ha risposto domenica, con il suo Ministero degli Esteri che ha dichiarato la sua "piena solidarietà" con tutti i Paesi interessati e ha invitato la Cina a chiarire se questi commenti riflettono la sua posizione. Per Mykhailo Podolyak, consigliere della presidenza ucraina, si è trattato di frasi "assurde". "Se volete essere un attore politico importante, non ripetete la propaganda dei russi", ha scritto su Twitter.

La reazione degli Stati baltici

Anche nei tre Stati baltici, occupati dall'Urss dal 1944 fino all'indipendenza nel 1990 e 1991, le reazioni non si sono fatte attendere. Il ministro degli Esteri estone, Margus Tsahkna, li ha definiti "falsi e un'interpretazione errata della storia" e ha sottolineato che questi Stati, "secondo il diritto internazionale, sono sovrani dal 1918", ma "sono stati occupati per cinquant'anni". "Se qualcuno si sta ancora chiedendo perché gli Stati baltici non si fidano della Cina per 'negoziare la pace in Ucraina', ecco che un ambasciatore cinese dice che la Crimea è russa e che i confini dei nostri Paesi non hanno alcuna base legale", ha dichiarato il capo della diplomazia lituana Gabrielius Landsbergis, riferendosi alle speranze di Macron di discutere i contorni di un possibile negoziato con Pechino. Il suo omologo lettone, Edgars Rinkevics, ha denunciato le osservazioni "completamente inaccettabili". In un'azione "coordinata", i tre Stati baltici hanno annunciato che oggi avrebbero convocato i diplomatici cinesi presenti nelle loro capitali per ottenere "spiegazioni".

Le dichiarazioni dell'ambasciatore cinese a Parigi "violano chiaramente il diritto internazionale" e "devono essere considerate una minaccia per la sicurezza dei partner europei della Francia", hanno denunciato circa 80 parlamentari europei in un articolo pubblicato su Le Monde, invitando il ministro degli Affari esteri Catherine Colonna a dichiarare Lu Shaye "persona non grata".