✕

La flotta russa lascia il Mediterraneo

Foto da Twitter / Daniel Ferro 
Tre navi da guerra varcano Gibilterra: la presenza navale di Mosca al minimo assoluto. Ma anche gli Usa hanno ritirato la portaerei: una fase di tregua nelle nostre acque
1 minuti di lettura

Hanno attraversato lo stretto di Gibilterra una dietro l’altra, dirette verso l’Atlantico. Prima una fregata, poi due corvette e infine il rifornitore che le accompagnerà: il più grande movimento della flotta russa dall’inizio della guerra in Ucraina. Una mossa a sorpresa, che porta al minimo la presenza della Marina di Mosca nel Mediterraneo: attualmente restano solo un sottomarino convenzionale, una corvetta e una fregata. L’ultimo presidio di uno schieramento che era arrivato a contare nell’estate 2022 quattordici unità militari, incluso un incrociatore e un sottomarino nucleare.   

Non è chiaro cosa abbia spinto a questa decisione. Probabilmente è la risposta alla scelta statunitense di riportare in patria la portaerei “George W. Bush”, che ha varcato le colonne d’Ercole dieci giorni fa e ieri è approdata nella sua base di Norfolk dopo otto mesi di missione. All’iniz…

Hanno attraversato lo stretto di Gibilterra una dietro l’altra, dirette verso l’Atlantico. Prima una fregata, poi due corvette e infine il rifornitore che le accompagnerà: il più grande movimento della flotta russa dall’inizio della guerra in Ucraina. Una mossa a sorpresa, che porta al minimo la presenza della Marina di Mosca nel Mediterraneo: attualmente restano solo un sottomarino convenzionale, una corvetta e una fregata. L’ultimo presidio di uno schieramento che era arrivato a contare nell’estate 2022 quattordici unità militari, incluso un incrociatore e un sottomarino nucleare.   

Non è chiaro cosa abbia spinto a questa decisione. Probabilmente è la risposta alla scelta statunitense di riportare in patria la portaerei “George W. Bush”, che ha varcato le colonne d’Ercole dieci giorni fa e ieri è approdata nella sua base di Norfolk dopo otto mesi di missione. All’inizio del mese, il Pentagono aveva comunicato che la trasferta della squadra navale nel Mediterraneo sarebbe stata prolungata, soprattutto dopo i raid condotti contro le basi americane in Siria. Invece poi c’è stato l’ordine di salpare verso casa. È atteso che venga rimpiazzata nelle prossime settimane dalla “Gerald R. Ford”, la più moderna portaerei dell’Us Navy, varata nel 2017 ma che ha accusato numerosi problemi tecnici tali finora da impedirne l’attività nelle zone di crisi. 

Di fatto, quindi, nel Mediterraneo per la prima volta dal gennaio 2022 sia la flotta americana che quella russa hanno contingenti molto ridotti. I satelliti hanno fotografato la base siriana di Tartous praticamente sguarnita: ci sono soltanto il sottomarino classe Kilo “Krasnodar”, una corvetta e la nave spia “Yurji Ivanov”. Non si conosce la posizione della fregata “Ammiraglio Gorshkov”, che ha risalito il canale di Suez pochi giorni fa: si tratta dell’unica al mondo dotata di missili ipersonici, un’arma che è in grado di superare le difese della Nato. Nei giorni scorsi ci sono stati voli dei velivoli da ricognizione dell’Us Navy nella zona compresa tra la Cirenaica e Creta, ma non si sa se fossero indirizzati alle ricerche della “Ammiraglio Gorshkov” o stessero monitorando le attività della Wagner in Libia. 

Gli analisti non credono che il Mediterraneo verrà abbandonato. L’ombrello protettivo dei caccia F-18 imbarcati sulle portaerei statunitensi è sempre stato ritenuto fondamentale dall’Alleanza atlantica per trasmettere un messaggio di deterrenza al Cremlino. Allo stesso tempo, si pensa che Mosca farà salpare presto un’altra formazione navale verso sud: l’ipotesi è che sarà guidata dalla “Ammiraglio Levchenko”, varata nella fase finale dell’Urss e modernizzata alla vigilia del conflitto ucraino. Quindi potremmo essere soltanto davanti a una pausa: da metà maggio le nostre acque torneranno a popolarsi di navi da guerra, impegnate a duellare in una sfida di potere e influenza.