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Basta nostalgie franchiste: la Spagna cambia casa alla tomba del leader falangista

(ansa)
Grazie alla Legge sulla Memoria Democratica, il governo Sánchez ha spostato la salma di Primo de Rivera
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Gli hanno persino cambiato il nome. Non più Valle de los Caídos, come Francisco Franco aveva voluto chiamare quel tetro complesso architettonico fatto costruire tra i monti della Sierra madrilena per celebrare se stesso e i caduti della “gloriosa crociata”, la sua avventura golpista scatenata nel 1936. Ora, per legge, il governo spagnolo delle sinistre Psoe-Podemos ha stabilito che si chiami Valle de Cuelgamuros, che è il nome della località, a 50 chilometri da Madrid, dove fino a quattro anni fa riposavano i resti del dittatore, fatti rimuovere e trasferire su iniziativa dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez tra enormi polemiche e un lungo braccio di ferro giudiziario con la famiglia del Generalísimo.

Nel mausoleo della vergogna, edificato tra il 1940 e il ’58 con il lavoro dei prigionieri politici, era sepolta fino a ieri anche la salma di José Antonio Primo de Rivera, l’ideologo fascista fon…

Gli hanno persino cambiato il nome. Non più Valle de los Caídos, come Francisco Franco aveva voluto chiamare quel tetro complesso architettonico fatto costruire tra i monti della Sierra madrilena per celebrare se stesso e i caduti della “gloriosa crociata”, la sua avventura golpista scatenata nel 1936. Ora, per legge, il governo spagnolo delle sinistre Psoe-Podemos ha stabilito che si chiami Valle de Cuelgamuros, che è il nome della località, a 50 chilometri da Madrid, dove fino a quattro anni fa riposavano i resti del dittatore, fatti rimuovere e trasferire su iniziativa dell’esecutivo guidato da Pedro Sánchez tra enormi polemiche e un lungo braccio di ferro giudiziario con la famiglia del Generalísimo.

Nel mausoleo della vergogna, edificato tra il 1940 e il ’58 con il lavoro dei prigionieri politici, era sepolta fino a ieri anche la salma di José Antonio Primo de Rivera, l’ideologo fascista fondatore della Falange Española, il partito del regime, condannato a morte e fucilato dai repubblicani nel 1936 e trasformato da Franco in eroe e martire dei golpisti. Con discrezione (perché i suoi familiari non hanno voluto dare battaglia, cosa che non è affatto piaciuta all’estrema destra spagnola) anche i suoi resti sono stati esumati e trasferiti nel cimitero cattolico di San Isidro a Madrid. Il governo Sánchez chiude così il cerchio, porta a compimento uno dei capitoli più delicati della nuova Legge della Memoria Democratica, entrata in vigore nell’ottobre scorso, voluta per chiudere i conti con il passato dando finalmente il riconoscimento a lungo negato alle vittime della dittatura.

Quel mausoleo era fino a ieri una delle contraddizioni più stridenti della Spagna. Un Paese tornato alla democrazia ormai 45 anni fa, ma dove la figura del dittatore e quella del fondatore della Falange potevano essere celebrate da un manipolo di nostalgici ogni 20 novembre (curiosamente, data di morte di entrambi, Franco nel 1975, Primo de Rivera nel ’36) ai piedi di quell’enorme croce alta 150 metri accanto alla quale riposano ancora i resti di 33.833 vittime della Guerra Civile, di entrambi gli schieramenti. Soprattutto, un terzo dei corpi non sono stati mai identificati, cosa che fa di questo luogo sinistro la più grande fossa comune spagnola. Ora, una volta scartata l’ipotesi di abbattere il monumento, il governo Sánchez punta a compiere al più presto i passi successivi: esumare i resti delle vittime reclamati dai familiari, espellere la comunità benedettina che controllava la struttura (il priore Santiago Cantera ha sempre esaltato la figura del dittatore) e trasformare la Valle de Cuelgamuros in un centro della memoria: spiegare per rcordare, sul modello di quanto hanno gli argentini a Buenos Aires con la famigerata Esma, la scuola di meccanica della marina che fu centro di tortura del regime di Jorge Rafael Videla.

Per l’esumazione di Primo de Rivera si è rivisto uno sparuto gruppo di falangisti, circa 200, che hanno cercato – respinti dalla polizia, tra scontri e arresti – di entrare nel cimitero dove la salma è stata traslata: braccia tese nel saluto fascista, lo slogan “Arriba España”, l’inno “Cara al sol” urlato a squarciagola. Dalla destra politica, le contenute lamentele dei popolari (parlano di esumazione “per fini elettorali”), linea simile a quella seguita dal leader degli estremisti di Vox, Santiago Abascal. L’unica reazione scomposta è quella della Fundación Francisco Franco, che definisce Sánchez “miserabile” e “campione mondiale dell’infamia”. Quasi una medaglia per il premier, determinato ad andare avanti nel suo impegno per chiudere i conti con il passato franchista.