✕

India, si ferma la fuga del "Che Guevara dei sikh": arrestato il leader secessionista Singh

Amritpal Singh durante una visita al tempio di Amritsar (afp)
Turbante arancione, spada kirpan di traverso, il predicatore accusato di assalto di massa è stato fermato dopo che decine di agenti gli hanno dato la caccia in tutto il Paese per cinque settimane 
2 minuti di lettura

CHENNAI – Decine di migliaia di agenti gli hanno dato la caccia per cinque lunghe settimane in tutto il nord dell’India. Persino il Nepal ha diramato un mandato di cattura su richiesta di Delhi, che temeva fosse espatriato lassù. Ma per più di un mese nessuno ha acciuffato il “Che Guevara dei sikh,” il predicatore indipendentista del Punjab, Amritpal Singh.  

Lentamente, il cerchio attorno a lui si è ristretto. Più che altro sono stati arrestati e trasferiti dall’altra parte dell’India più di 154 dei suoi sostenitori. E, dato determinante, sono arrivati anche i controlli su sua moglie. Poi, un invito ufficiale emanato dall’Akal Takht, uno dei cinque tem…

CHENNAI – Decine di migliaia di agenti gli hanno dato la caccia per cinque lunghe settimane in tutto il nord dell’India. Persino il Nepal ha diramato un mandato di cattura su richiesta di Delhi, che temeva fosse espatriato lassù. Ma per più di un mese nessuno ha acciuffato il “Che Guevara dei sikh,” il predicatore indipendentista del Punjab, Amritpal Singh.  

Lentamente, il cerchio attorno a lui si è ristretto. Più che altro sono stati arrestati e trasferiti dall’altra parte dell’India più di 154 dei suoi sostenitori. E, dato determinante, sono arrivati anche i controlli su sua moglie. Poi, un invito ufficiale emanato dall’Akal Takht, uno dei cinque templi che rappresentano il potere temporale del sikhismo nella capitale di Amritsar, ha fatto appello al leader trentenne latitante: arrenditi e collabora alle inchieste.  

Non è chiaro cosa lo abbia convinto, o se abbia condotto una trattativa segreta, ma alla fine il predicatore ha deciso di farsi prendere. Turbante arancione, spada kirpan di traverso, com’è costume del sikhismo, la palandrana bianca bana sopra ai calzoncini, il predicatore è apparso in un tempio della cittadina di Moga, nel Punjab. Dopo aver recitato le sue preghiere mattutine, ha tenuto un sermone spiegando le sue ragioni, non nascondendo quindi la sua presenza in pubblico, e s’è incamminato con calma verso le auto degli agenti di polizia che lo hanno arrestato. 

Dal 18 marzo a oggi, però, questo leader carismatico è riuscito, con la collaborazione dei secessionisti del Khalistan (come loro chiamano il Punjab), a sgusciar via dalle maglie di intelligence, polizia e truppe militari indiane, causando non poco imbarazzo, e accrescendone la fama.  

Di Amritpal Singh in fin dei conti non si sa moltissimo. È un personaggio enigmatico. Bello, alto, dai modi calmi di chi ha raggiunto una certa saggezza già a 30 anni, Singh è cresciuto nella provincia di Amritsar fino a 19 anni, quando s’è trasferito a Dubai a lavorare nell’azienda di trasporti di famiglia. È rientrato in Punjab nel settembre scorso, dopo la mobilitazione degli agricoltori indiani che nel 2021 bloccò tutta Delhi, dando visibilità anche ai secessionisti khalistani, compresa l’associazione militante Waris Punjab De il cui leader, l’attore Deep Sidhu, morì in un incidente d’auto nel febbraio 2022. Fu proprio Amritpal Singh a sostituirlo, diventando così il nuovo volto della mobilitazione per l’indipendenza.  

La sua militanza è iniziata sui social, ma negli ultimi mesi i comizi-sermoni dal vivo sono aumentati, elettrizzando sempre più sostenitori che sventolano la bandiera arancione del Khalistan. Il movimento secessionista nacque nel 1947, all’epoca dell’indipendenza indiana dai britannici, quando alcuni Sikh non vollero unirsi al resto dell’India. La militanza giunse a un’acme violenta negli anni Settanta e Ottanta, quando il leader Jarnail Singh Bhindranwale fu accusato da Delhi di voler mobilitare una ribellione armata. Ciò diede il via a due decenni di scontri con migliaia di morti e decine di migliaia di feriti. Nel 1984, Bhindranwale e un gruppo di sostenitori furono uccisi dall’esercito indiano in un assalto sacrilego al Tempio D’oro, il luogo più venerato dai Sikh. Fu per vendicare quest’uccisione che le guardie del corpo Sikh della premier Indira Gandhi la assassinarono, scatenando dei veri pogrom e “caccia al Sikh” in tutta la nazione, con l’orrendo massacro su larga scala di migliaia di questi fedeli indiani, compresi alcuni linciaggi di bambini.  

Ora Singh viene visto come l’erede di Bhindranwale. Per questo il governo indiano lo accusa d’essere una minaccia alla sicurezza nazionale. Ufficialmente, Singh è stato accusato dell’assalto in massa, con kirpan e fucili a una caserma di polizia per liberare un collaboratore incarcerato con l’imputazione di sequestro di persona. La polizia ha tentato di bloccarlo già il 18 marzo scorso, dando il via a una caccia all’uomo con inseguimenti in auto e in moto trasmessi in diretta web, che hanno rivelato la difficoltà di catturare un leader che gode di ampia popolarità nel Punjab, dov’è rimasto nascosto tutto questo tempo. Ora, applicando la legge per la Sicurezza nazionale nei suoi confronti, Amritpal Singh potrebbe attendere un intero anno prima di iniziare la sua difesa dalla prigione dell’Assam dove ha raggiunto i suoi sostenitori.