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Sudan, sequestrato un laboratorio a Khartoum. L'Oms: "Alto rischio biologico"

(reuters)
 I soldati di una delle due fazioni rivali hanno occupato un laboratorio che contiene tra le altre cose anche campioni di agenti patogeni come il colera, la meningite e la poliomielite 
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L’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara che c’è “un alto rischio biologico” a Khartoum, capitale del Sudan paralizzata da undici giorni di guerra civile, perché i soldati di una delle due fazioni hanno occupato un laboratorio che contiene tra le altre cose anche campioni di agenti patogeni come il colera, la meningite e la poliomielite. 

Il rappresentante dell’Oms in Sudan, lo specialista e medico iracheno Nima Saeed Abid, ha spiegato in collegamento video – da Khartoum a una conferenza stampa a Ginevra – che i tecnici di laboratorio in questi giorni non possono accedere al Laboratorio nazionale di Sanità pubblica per mettere in sicurezza il materiale peri…

L’Organizzazione mondiale della Sanità dichiara che c’è “un alto rischio biologico” a Khartoum, capitale del Sudan paralizzata da undici giorni di guerra civile, perché i soldati di una delle due fazioni hanno occupato un laboratorio che contiene tra le altre cose anche campioni di agenti patogeni come il colera, la meningite e la poliomielite. 

Il rappresentante dell’Oms in Sudan, lo specialista e medico iracheno Nima Saeed Abid, ha spiegato in collegamento video – da Khartoum a una conferenza stampa a Ginevra – che i tecnici di laboratorio in questi giorni non possono accedere al Laboratorio nazionale di Sanità pubblica per mettere in sicurezza il materiale pericoloso. “Questa è la nostra preoccupazione principale: i tecnici non possono entrare e proteggere i campioni biologici e le altre sostanze conservate lì”, ha detto, senza specificare chi sono i combattenti che hanno occupato il sito  – se appartengono alle cosiddette Forze di supporto rapido (Rsf) oppure all’esercito lealista del Sudan. Gli uomini armati “hanno cacciato via i tecnici e trasformato il laboratorio in una base militare”. Abid ha avvertito che i generatori dentro all’istituto smetteranno di funzionare presto e di fornire elettricità e questo aumenta il pericolo. C’è inoltre anche il rischio che le scorte di sangue conservate nello stesso luogo senza più refrigerazione diventino inutilizzabili – proprio mentre sono sempre più rare. 

L’istituto si trova nel centro di Khartoum, in via al Al Qasr, a poca distanza sia dal palazzo presidenziale sia dall’aeroporto internazionale, che in questi giorni sono tra i bersagli principali degli attacchi delle Rsf del generale golpista Mohammed Dagalo. Secondo l’Organizzazione mondiale per la Sanità già quattordici tra cliniche e ospedali sono stati attaccati e molti altri siti sono stati costretti a chiudere, perché sono in zone troppo pericolose e perché cominciano a mancare medicinali, luce e acqua. Il sindacato dei medici sudanesi ieri ha dichiarato che nella regione di Khartoum sessanta ospedali su settantaquattro sono inagibili. 

Nella capitale sudanese le continue e prolungate interruzioni delle comunicazioni – la connessione internet è al due per cento rispetto al livello precedente allo scoppio della guerra – favoriscono un clima di caos e impunità che le milizie possono sfruttare a loro vantaggio. Anche l’assenza dei diplomatici stranieri, perché i governi di tutto il mondo hanno evacuato le ambasciate e spostato il personale fuori dal Paese, contribuisce a peggiorare la situazione, che i testimoni locali descrivono come “senza più leggi e regole”.