Biden si ricandida: qual è la sua strategia e perché tutto può dipendere da Trump
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Dunque Joe Biden ci riprova. Con un video pubblicato sui suoi canali social, a quattro anni esatti dall'inizio della prima campagna, il presidente degli Stati Uniti ha ufficializzato la corsa alle elezioni del 2024 chiedendo ai suoi elettori di lasciarlo "finire il lavoro" cominciato quando è entrato alla Casa Bianca e di mettere da parte le preoccupazioni per la sua età, che lo rende il presidente americano più anziano della storia. "Quando mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa, ho detto che siamo in una battaglia per l'anima degli Stati Uniti. E lo siamo ancora", ha detto il presidente in un video intitolato "Libertà". Con lui si ricandida anche la vice presidente Kamala Harris.
Biden vuole restare alla Casa Bianca; pensa di avere un programma da completare nel secondo mandato; è convinto di essere il candidato democratico che ha più possibilità di b…
NEW YORK - Dunque Joe Biden ci riprova. Con un video pubblicato sui suoi canali social, a quattro anni esatti dall'inizio della prima campagna, il presidente degli Stati Uniti ha ufficializzato la corsa alle elezioni del 2024 chiedendo ai suoi elettori di lasciarlo "finire il lavoro" cominciato quando è entrato alla Casa Bianca e di mettere da parte le preoccupazioni per la sua età, che lo rende il presidente americano più anziano della storia. "Quando mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa, ho detto che siamo in una battaglia per l'anima degli Stati Uniti. E lo siamo ancora", ha detto il presidente in un video intitolato "Libertà". Con lui si ricandida anche la vice presidente Kamala Harris.
Biden vuole restare alla Casa Bianca; pensa di avere un programma da completare nel secondo mandato; è convinto di essere il candidato democratico che ha più possibilità di battere ancora Donald Trump, di nuovo grande favorito per la nomination tra i repubblicani. Però la sua stessa ex portavoce, Jen Psaki, lo ha avvertito attraverso il New York Times che non sarà facile: "La prima volta che corri per la Casa Bianca puoi parlare delle tue aspirazioni, e fare qualsiasi promessa. La seconda è più complicata, perché è quando gli americani ti danno la loro pagella in base a come sei andato".
Perché corre
Quando un presidente si candida per il secondo mandato, in genere dice di farlo perché deve finire il lavoro. Rivendica i risultati raggiunti, ma spiega che alcuni aspetti essenziali del suo programma non sono ancora stati realizzati, oppure nel frattempo ne sono emersi di nuovi che hanno bisogno della sua leadership nei prossimi quattro anni. C'è sempre un po' di verità in queste dichiarazioni, e ciò vale anche per Biden.
È ovvio però che nel suo caso la motivazione principale è un'altra: Trump sembra destinato ad ottenere di nuovo la nomination del Partito repubblicano, e quindi Joe è l'avversario più ovvio da opporgli. Perché lo ha già battuto nel 2020, e tra i democratici non sono emerse alternative forti, a partire dalla vice presidentessa Kamala Harris, che ha deluso e non sembra in grado di vincere.
I risultati raggiunti
Biden rivendicherà di aver salvato l'America dal Covid, aver fatto riprendere l'economia, e lanciato programmi per le infrastrutture, la lotta ai cambiamenti climatici e la ricostruzione del tessuto sociale americano, che non si vedevano dai tempi di Johnson e Roosevelt. Ricorderà che la disoccupazione è scesa ai minimi storici, e lui ha mantenuto la promessa di rilanciare il settore manifatturiero creando oltre 800.000 posti di lavoro, soprattutto negli stati chiave per le presidenziali come Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, ma anche Ohio e il resto del Midwest.
I risultati mancati e gli errori
Come prima cosa, Biden dovrà spiegare perché ha lasciato salire l'inflazione a livelli che non si vedevano dall'epoca della crisi petrolifera degli anni Settanta, e anche peggio, bruciando la ricchezza di molte famiglie. Dirà che è dipeso da cause esterne fuori dal suo controllo, come la crisi delle catene di approvvigionamento generata dal Covid e l'improvvisa impennata della domanda, ma gli rinfacceranno di avere aiutato l'esplosione dei prezzi con gli stimoli eccessivi.
La crisi delle banche è stata contenuta, ma resta una preoccupazione sullo sfondo, e presto potrebbe trovarsi nel pieno di una nuova emergenza per il default degli Stati Uniti, se non riuscirà a trovare l'accordo con i repubblicani per alzare il tetto del debito prima dell'inizio dell'estate.
La strategia
In teoria, tutto quello che Biden dovrebbe fare per vincere sarebbe riportare alle urne gli stessi elettori che lo avevano già votato nel 2020, soprattutto negli stati chiave del "blue wall" tipo Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Non è così facile, però, perché nel frattempo ha governato per quattro anni e in base a questo verrà giudicato. Biden rivendicherà i suoi risultati, e cercherà di attirare l'attenzione sui posti di lavoro creati, la ripresa economia e il rilancio del Made in America. La sua versione di "America First", senza le complicazioni di Trump. Quindi spiegherà che la missione non è ancora finita, perché certe parti del programma originario Build Back Better sono state bloccate, e alcune promesse come la cancellazione del debito degli studenti universitari sono state impedite dall'ostruzionismo dei repubblicani tornati a controllare la Camera. Non c'è dubbio però che il perno della sua campagna sarà ancora una volta il timore che Trump torni alla Casa Bianca, articolato su diversi aspetti.
Il problema età
Biden ha 80 anni, è il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti, e se venisse rieletto lascerebbe la Casa Bianca a 86 anni. Trump non è un giovinetto, perché ha appena quattro anni meno di lui, però anche il New York Times ha scritto che il presidente non può ignorare questo problema. Molti americani, pur sostenendolo, temono che potrebbe perdere il vigore o la capacità mentale per continuare il suo lavoro, e non si fidano di Kamala. Quindi lui deve affrontare la questione, parlarne, e dimostrare anche durante la faticosa campagna elettorale che ha la capacità di guidare il Paese.
L'avversario
La chiave della campagna starà quindi soprattutto nell'avversario. Se sarà Trump, questa logica reggerà, pur con tutti i dubbi e le riserve di cui abbiamo parlato. Se invece Donald fosse sconfitto per una ragione qualsiasi, dai guai giudiziari alla sua salute, dagli avversari repubblicani più giovani alla stanchezza degli elettori che non vogliono altri quattro anni di caos, l'equazione cambierebbe radicalmente.