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Biden si ricandida: qual è la sua strategia e perché tutto può dipendere da Trump

Il presidente degli Stati Uniti ufficializza con un video la corsa alle elezioni del 2024. Dai risultati raggiunti a quelli mancati fino al problema età, la chiave della sua campagna sta tutta nell'avversario
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NEW YORK - Dunque Joe Biden ci riprova. Con un video pubblicato sui suoi canali social, a quattro anni esatti dall'inizio della prima campagna, il presidente degli Stati Uniti ha ufficializzato la corsa alle elezioni del 2024 chiedendo ai suoi elettori di lasciarlo "finire il lavoro" cominciato quando è entrato alla Casa Bianca e di mettere da parte le preoccupazioni per la sua età, che lo rende il presidente americano più anziano della storia. "Quando mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa, ho detto che siamo in una battaglia per l'anima degli Stati Uniti. E lo siamo ancora", ha detto il presidente in un video intitolato "Libertà". Con lui si ricandida anche la vice presidente Kamala Harris.

Biden vuole restare alla Casa Bianca; pensa di avere un programma da completare nel secondo mandato; è convinto di essere il candidato democratico che ha più possibilità di b…

NEW YORK - Dunque Joe Biden ci riprova. Con un video pubblicato sui suoi canali social, a quattro anni esatti dall'inizio della prima campagna, il presidente degli Stati Uniti ha ufficializzato la corsa alle elezioni del 2024 chiedendo ai suoi elettori di lasciarlo "finire il lavoro" cominciato quando è entrato alla Casa Bianca e di mettere da parte le preoccupazioni per la sua età, che lo rende il presidente americano più anziano della storia. "Quando mi sono candidato alla presidenza quattro anni fa, ho detto che siamo in una battaglia per l'anima degli Stati Uniti. E lo siamo ancora", ha detto il presidente in un video intitolato "Libertà". Con lui si ricandida anche la vice presidente Kamala Harris.

Biden vuole restare alla Casa Bianca; pensa di avere un programma da completare nel secondo mandato; è convinto di essere il candidato democratico che ha più possibilità di battere ancora Donald Trump, di nuovo grande favorito per la nomination tra i repubblicani. Però la sua stessa ex portavoce, Jen Psaki, lo ha avvertito attraverso il New York Times che non sarà facile: "La prima volta che corri per la Casa Bianca puoi parlare delle tue aspirazioni, e fare qualsiasi promessa. La seconda è più complicata, perché è quando gli americani ti danno la loro pagella in base a come sei andato".

Perché corre

Quando un presidente si candida per il secondo mandato, in genere dice di farlo perché deve finire il lavoro. Rivendica i risultati raggiunti, ma spiega che alcuni aspetti essenziali del suo programma non sono ancora stati realizzati, oppure nel frattempo ne sono emersi di nuovi che hanno bisogno della sua leadership nei prossimi quattro anni. C'è sempre un po' di verità in queste dichiarazioni, e ciò vale anche per Biden.

È ovvio però che nel suo caso la motivazione principale è un'altra: Trump sembra destinato ad ottenere di nuovo la nomination del Partito repubblicano, e quindi Joe è l'avversario più ovvio da opporgli. Perché lo ha già battuto nel 2020, e tra i democratici non sono emerse alternative forti, a partire dalla vice presidentessa Kamala Harris, che ha deluso e non sembra in grado di vincere.  

I risultati raggiunti

Biden rivendicherà di aver salvato l'America dal Covid, aver fatto riprendere l'economia, e lanciato programmi per le infrastrutture, la lotta ai cambiamenti climatici e la ricostruzione del tessuto sociale americano, che non si vedevano dai tempi di Johnson e Roosevelt. Ricorderà che la disoccupazione è scesa ai minimi storici, e lui ha mantenuto la promessa di rilanciare il settore manifatturiero creando oltre 800.000 posti di lavoro, soprattutto negli stati chiave per le presidenziali come Pennsylvania, Michigan, Wisconsin, ma anche Ohio e il resto del Midwest.

Dirà di aver difeso l'interesse nazionale e garantito la sicurezza degli Stati Uniti, riportando in patria la produzione di beni essenziali, e con la campagna finora riuscita per fermare Putin dopo l'invasione dell'Ucraina. Soprattutto farà pesare di aver salvato l'America da un secondo mandato di Trump, che come ha detto più volte avrebbe "cambiato in maniera fondamentale e permanente il carattere del nostro paese".  

I risultati mancati e gli errori

Come prima cosa, Biden dovrà spiegare perché ha lasciato salire l'inflazione a livelli che non si vedevano dall'epoca della crisi petrolifera degli anni Settanta, e anche peggio, bruciando la ricchezza di molte famiglie. Dirà che è dipeso da cause esterne fuori dal suo controllo, come la crisi delle catene di approvvigionamento generata dal Covid e l'improvvisa impennata della domanda, ma gli rinfacceranno di avere aiutato l'esplosione dei prezzi con gli stimoli eccessivi.

La crisi delle banche è stata contenuta, ma resta una preoccupazione sullo sfondo, e presto potrebbe trovarsi nel pieno di una nuova emergenza per il default degli Stati Uniti, se non riuscirà a trovare l'accordo con i repubblicani per alzare il tetto del debito prima dell'inizio dell'estate.

Per non parlare poi del fantasma recessione, provocata dai rialzi dei tassi della Federal Reserve per contrastare l'inflazione, che se scoppiasse durante la campagna elettorale potrebbe condannarlo alla sconfitta. Gli sarà rimproverato il fallimentare ritiro dall'Afghanistan, anche se potrà ribattere che era quanto volevano gli americani, non si poteva restare in eterno, e almeno finora la minaccia del terrorismo islamico sembra sotto controllo.  

La strategia

In teoria, tutto quello che Biden dovrebbe fare per vincere sarebbe riportare alle urne gli stessi elettori che lo avevano già votato nel 2020, soprattutto negli stati chiave del "blue wall" tipo Pennsylvania, Michigan e Wisconsin. Non è così facile, però, perché nel frattempo ha governato per quattro anni e in base a questo verrà giudicato. Biden rivendicherà i suoi risultati, e cercherà di attirare l'attenzione sui posti di lavoro creati, la ripresa economia e il rilancio del Made in America. La sua versione di "America First", senza le complicazioni di Trump. Quindi spiegherà che la missione non è ancora finita, perché certe parti del programma originario Build Back Better sono state bloccate, e alcune promesse come la cancellazione del debito degli studenti universitari sono state impedite dall'ostruzionismo dei repubblicani tornati a controllare la Camera. Non c'è dubbio però che il perno della sua campagna sarà ancora una volta il timore che Trump torni alla Casa Bianca, articolato su diversi aspetti.

Dal punto di vista economico, Biden già chiama il piano presentato dal Gop per il debito "Maga 22", perché vogliono tagliare il 22% delle spese da lui varate. Quindi gli elettori dovranno tenere presente che questo accadrà, se Donald tornerà alla Casa Bianca. Sul piano sociale l'argomento più forte è probabilmente l'aborto, cancellato a livello federale dalla sentenza della Corte Suprema a larga maggioranza conservatrice, creata da Trump. Questo estremismo del Gop, ormai armato per la "guerra culturale" senza quartiere, servirà a mobilitare gli elettori liberal scontenti, ma anche ad avvertirli che se il suo avversario fosse rieletto, gli effetti disastrosi sul sistema giudiziario, il razzismo, l'avversione verso gli immigrati, riesploderebbero. Per non parlare poi del rischio di rimettere alla Casa Bianca una persona che aveva cercato di rovesciare il sistema democratico, quanto meno incoraggiando e poi difendendo l'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Sul piano internazionale, infine, Biden rivendicherà di aver ricostruito le alleanze distrutte da Trump, che invece esporrebbe l'America al rischio della Terza guerra mondiale, o magari di cedere agli interessi di Russia e Cina.      

Il problema età

Biden ha 80 anni, è il presidente più anziano nella storia degli Stati Uniti, e se venisse rieletto lascerebbe la Casa Bianca a 86 anni. Trump non è un giovinetto, perché ha appena quattro anni meno di lui, però anche il New York Times ha scritto che il presidente non può ignorare questo problema. Molti americani, pur sostenendolo, temono che potrebbe perdere il vigore o la capacità mentale per continuare il suo lavoro, e non si fidano di Kamala. Quindi lui deve affrontare la questione, parlarne, e dimostrare anche durante la faticosa campagna elettorale che ha la capacità di guidare il Paese.

L'avversario

La chiave della campagna starà quindi soprattutto nell'avversario. Se sarà Trump, questa logica reggerà, pur con tutti i dubbi e le riserve di cui abbiamo parlato. Se invece Donald fosse sconfitto per una ragione qualsiasi, dai guai giudiziari alla sua salute, dagli avversari repubblicani più giovani alla stanchezza degli elettori che non vogliono altri quattro anni di caos, l'equazione cambierebbe radicalmente.

Gli avversari di Donald finora non hanno mostrato grande energia, o capacità e volontà di attaccarlo, perché sanno che ha ancora l'appoggio della base. Pure il governatore della Florida DeSantis, che sembrava l'alternativa più solida, non sta convincendo e ha perso molto terreno nei sondaggi. Perciò anche i potenziali candidati democratici alternativi a Biden, tipo i governatori della California Gavin Newsom, Michigan Gretchen Whitmer, Illinois J.B. Pritzker, Maryland Wes Moore, non hanno mosso finora un passo. Se Trump sarà il candidato del Gop, resteranno fermi. Se invece emergesse un'alternativa più giovane, la logica di opporgli Biden svanirebbe. A quel punto però potrebbe essere già troppo tardi per puntare su un altro cavallo.