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Bolsonaro interrogato a Brasilia per il tentato golpe. Incriminati 100 golpisti

(ansa)
Possibili condanne fino a vent’anni. Ancora in carcere 1.390 partecipanti alla sollevazione
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"Stavo male, ero sotto l'effetto dei farmaci che prendevo in quel momento. Non sapevo cosa contenesse quel video, volevo conservarlo per vederlo dopo; ma poi è stato pubblicato e so che è stato subito rimosso dai miei collaboratori". Insomma, quasi un inganno. Per due ore e mezza, dalle 8.45 alle 11.20, Jair Bolsonaro depone negli uffici della Polizia Federale e fornisce la sua versione dei fatti che gli vengono contestati. Sceglie la parte della vittima, il malato inconsapevole a cui altri hanno disobbedito. Per superficialità, senza malizia, ma senza la sua autorizzazione. 

È la seconda volta che l'ex presidente, sconfitto alle urne da Lula, risponde a…

"Stavo male, ero sotto l'effetto dei farmaci che prendevo in quel momento. Non sapevo cosa contenesse quel video, volevo conservarlo per vederlo dopo; ma poi è stato pubblicato e so che è stato subito rimosso dai miei collaboratori". Insomma, quasi un inganno. Per due ore e mezza, dalle 8.45 alle 11.20, Jair Bolsonaro depone negli uffici della Polizia Federale e fornisce la sua versione dei fatti che gli vengono contestati. Sceglie la parte della vittima, il malato inconsapevole a cui altri hanno disobbedito. Per superficialità, senza malizia, ma senza la sua autorizzazione. 

È la seconda volta che l'ex presidente, sconfitto alle urne da Lula, risponde agli inquirenti che indagano sul tentato golpe dell'8 gennaio scorso. La prima era stata per la storia dei cofanetti pieni di gioielli e preziosi regalati dall'Arabia Saudita e destinati a sua moglie Michelle, scoperti da un agente di frontiera all'aeroporto di Guarulhos (San Paolo) tra gli effetti personali di un suo collaboratore di ritorno da una missione a Riad.

Il tentato golpe

Ieri il tema è stato il tentato golpe del gennaio scorso. Quella domenica migliaia di sostenitori del leader dell'estrema destra invasero la spianata dei ministeri e in una furia selvaggia misero a ferro e fuoco i palazzi del Tribunale Superiore Federale, del Congresso e della Presidenza. Jair era all'estero. Si era rifugiato il 30 dicembre del 2022 in Florida, depresso più che infuriato per una sconfitta che non riusciva ad accettare. E che contestava apertamente. Sosteneva che il risultato era stato falsato dal sistema di conteggio elettronico delle schede da lui considerato fonte di frodi, nonostante sia in vigore da 26 anni e sia stato testato in diretta alla ultime elezioni. 

Al momento dell'assalto, Lula era entrato in carica come presidente da una settimana. Due giorni dopo, dalla Florida, l'ex capitano posta un video sul suo account Twitter nel quale insiste con le critiche al sistema elettorale elettronico senza prendere posizione su quanto era accaduto. Solo una settimana più tardi avrebbe accennato alla cosa condannando l'azione dei suoi fan che, comunque, "capiva". Il video venne subito cancellato ma ne è rimasta traccia, e quelle immagini sono entrate in uno dei quattro filoni d'indagine disposti dal Tribunale Superiore Federale. Si tratta della responsabilità intellettuale che ha ispirato l'azione distruttiva dei manifestanti. Un concorso in un tentato golpe evitato per un soffio e grazie all'intervento risolutivo del presidente del Tribunale Superiore Elettorale, il consigliere della Corte Suprema Alexandre de Morais.

La strategia di Bolsonaro

Chiuso nel suo ufficio a Brasilia, Bolsonaro aveva studiato tutto il pomeriggio di martedì la strategia da adottare in vista dell'interrogatorio di ieri mattina. I legali che lo assistono gli hanno consigliato di rispondere solo su questo dossier delle indagini evitando eventuali domande sugli altri tre filoni. Sono quelli forse più delicati e dove rischia una condanna con l'interdizione a coprire incarichi pubblici nei prossimi otto anni, quindi partecipare alle prossime elezioni presidenziali nel 2026. Il primo riguarda i partecipanti all'irruzione; il secondo i finanziatori della massiccia mobilitazione che aveva convogliato a Brasilia migliaia di manifestanti; il terzo il comportamento delle forze di polizia e degli addetti alla sicurezza dei tre palazzi del Potere.

In casa dell'allora segretario alla Sicurezza di Brasilia, Anderson Torres, poi arrestato, venne trovata la copia del piano per il golpe che prevedeva una serie di misure eccezionali che avrebbero impedito il passaggio di poteri a Lula. Torres era un fedelissimo di Bolsonaro, da lui nominato pochi mesi prima. Difficile pensare che l'ex capitano non ne fosse a conoscenza. 

L'indagine

Di questo e altro si occuperà anche la Commissione Parlamentare di Indagine sui fatti dell'8 gennaio che dovrebbe essere creata in queste ore. Lula era contrario alla sua nascita ma alla fine è stato costretto ad accettarla. Grazie alle immagini di sorveglianza del Congresso mandate in onda dalla Cnn Brasil, il suo stretto collaboratore Gonçalvez Dias, capo dell'ufficio sicurezza istituzionale, veniva inquadrato tra la folla che si aggirava nei corridoi e stanze del palazzo. Senza fare nulla e osservando la scena delle devastazioni. Dias ha rassegnato le dimissioni aprendo la prima crepa nell'esecutivo del leader della sinistra brasiliana. Nell'attesa il Tribunale Superiore ha votato con 8 voti a favore e due contrari (quelli dei consiglieri indicati dall'ex capitano) l'incriminazione ufficiale di 100 dei quasi 2000 arrestati per l'assalto ai palazzi del potere. Ne rimangono in carcere ancora 1.390. Sono accusati di colpo di Stato, abolizione violenta dello Stato di diritto, associazione criminale. Rischiano fino a 20 anni.