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La Sanità in Ucraina: 1.200 ospedali distrutti, mine in sala operatoria, medici picchiati

Rapporto di Medici senza frontiere: "Manca tutto, medicine rubate dai russi durante le ritirate, anziani costretti a passare dodici check point per un'emergenza". Le strutture demolite sono 171
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MYKOLAIV - Quelli di Medici senza frontiere, dal 1999 in Ucraina, hanno presidi e cliniche mobili - oggi - in 161 insediamenti del Paese, 18 città grandi. Alcune strutture, come l'ospedale di Kostyantynivka, sono a tredici chilometri dal fronte: qui arrivano le ferite più feroci dei reduci di Bakhmut. Msf ha stilato un rapporto che spiega bene come si debba operare per provare - provare - a curare civili e militari in un Paese bombardato con una continuità che può fare impazzire: "Intervenire in Ucraina è un'esperienza unica". Christopher Stokes, il capo del programma, dice: “In alcune delle città e dei villaggi dove lavoriamo la distruzione è totale. In venticinque anni passati nelle aree di guerra ho visto una devastazione simile in due città, Mosul, in Iraq, e Grozny, in Cecenia". La terribile novità, che rende l'Ucraina per molti aspetti inedita, è che la distruzione totale,…

MYKOLAIV - Quelli di Medici senza frontiere, dal 1999 in Ucraina, hanno presidi e cliniche mobili - oggi - in 161 insediamenti del Paese, 18 città grandi. Alcune strutture, come l'ospedale di Kostyantynivka, sono a tredici chilometri dal fronte: qui arrivano le ferite più feroci dei reduci di Bakhmut. Msf ha stilato un rapporto che spiega bene come si debba operare per provare - provare - a curare civili e militari in un Paese bombardato con una continuità che può fare impazzire: "Intervenire in Ucraina è un'esperienza unica". Christopher Stokes, il capo del programma, dice: “In alcune delle città e dei villaggi dove lavoriamo la distruzione è totale. In venticinque anni passati nelle aree di guerra ho visto una devastazione simile in due città, Mosul, in Iraq, e Grozny, in Cecenia". La terribile novità, che rende l'Ucraina per molti aspetti inedita, è che la distruzione totale, qui, è replicata in aree più larghe, decine di piccole città e villaggi del Donbass, della zona di Kharkhiv, di quella di Kherson. "Lungo i mille chilometri del fronte, alcune aree sono state semplicemente cancellate dalla mappa".

"Uno schema di devastazione"

A Drobysheve, insediamento nel Donetsk nord a sei chilometri da Lyman, non c'è più una casa senza danni. Molte sono proprio a terra, tanto che Msf, per sistemare un presidio per il medico condotto, ha dovuto portare qui un container: si riceve all'interno ogni martedì mattina. Questo metodo - visite nel container portuale - lo si ritrova in dieci villaggi dell'Ucraina. 

Solo nella regione del Kherson i russi hanno danneggiato 89 presidi medici, cosa che ha costretto 163.000 persone a rinunciare a qualsiasi tipo di cura, a volte decisiva. Secondo il ministero della Sanità ucraino, nei primi undici mesi di guerra in tutto il Paese sono state danneggiate 1.035 strutture mediche e altre 171 sono state demolite dai missili in modo irreparabile: saranno necessari 15 miliardi di dollari per ricostruire e ripristinare un servizio sanitario minimo nel Paese.

In due diverse occasioni i team di Medici senza frontiere hanno testimoniato l'impatto di bombe cluster - i loro frammenti, ecco - all'interno di presidi ospedalieri. Il pomeriggio del 4 aprile 2022, durante una visita dei medici nell'oncologico di Mykolaiv, la prima dal giorno dell'invasione, i russi hanno iniziato a centrare l'area da lontano. Il gruppo medico è fuggito nei bunker della struttura è quando è riemerso ha visto i morti e i feriti in strada, i buchi nella struttura, colpita dai frammenti. Così è accaduto in un ospedale nel Sud della regione di Dnipro: l'hanno dovuto chiudere per giorni, era necessaria una decontaminazione.

Molte strutture prese sotto la responsabilità di Msf dopo la ritirata russa - nel Donbass e nel Kherson - erano state svuotate dai soldati dell'Armata di tutte le attrezzature, i mezzi per i medici e le ambulanze distrutti.

In tre casi separati, nelle regioni di Kherson e nel Donetsk e quindi a Izjum, i medici dell'organizzazione umanitaria hanno trovato mine anti-uomo all'interno delle corsie: l'8, l'11 e il 15 ottobre scorsi. “E' un chiaro messaggio lanciato alla popolazione per far loro sapere che gli ospedali non sono luoghi sicuri", assicura Vincenzo Porpiglia, coordinatore Msf nel Donetsk.

 

Senza cure per mesi

Tra il 15 novembre 2022 e il19 febbraio 2023, i medici della Ong internazionale hanno portato a termine 11.000 consulti tra i pazienti. Il 65 per cento di chi è rimasto nelle aree liberate è anziano e soffre di malattie croniche: ipertensione, circolazione, diabete. Tutti sono rimasti senza cure per molti mesi. Quarantotto pazienti hanno descritto nei dettagli l'impossibilità di avere assistenza sanitari in Ucraina in questa fase storica. Non ci sono cateteri per chi ha subito ferite gravi, né recipienti per l'urina, si usano bottiglie.

L'unico posto autorizzato per far passare le medicine al fronte era la città di Vasylivka, nella regione di Zaporizhzhia: dallo scorso settembre i russi hanno bloccato anche quel varco. Molti ucraini malati sono sopravvissuti mesi, nelle zone di guerra, senza farmaci salvavita. Una donna di 65 anni di Borozenske, villaggio dell'area di Kherson, ha dovuto superare dodici check point russi in un raggio di 50 chilometri, accompagnata dal marito, per un'emergenza medica: "In tutte le cliniche in cui entravamo i computer erano stati rubati, non c'erano più strumenti clinici né medicine, e così ogni volta dovevamo raggiungere l'ospedale successivo".

I comportamenti dell'esercito russo, attesta il report, erano variabili. Si sono visti militari, compresi medici militari, negare qualsiasi farmaco, altri che provavano a curare i civili ucraini con i pochi mezzi a disposizione. Il racconto di un medico della regione di Mykolaiv: “I soldati russi mi hanno arrestato che ero a casa mia, mi hanno proibito di parlare ucraino, mi hanno picchiato, poi mi hanno fatto sedere in auto e costretto ad andarmene lungo un percorso pieno di mine a terra. Ero terrorizzato. Una settima dopo sono venuti a prendermi in ospedale, mi hanno messo le manette davanti al mio staff, portato nel rifugio di casa mia e picchiato ancora".