La Russia prende il controllo degli asset russi di due società energetiche straniere
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - La minaccia più volte ventilata da Mosca di nazionalizzare o espropriare i beni di società straniere in territorio russo si è concretizzata. Il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che affida al governo federale il controllo temporaneo degli asset russi di due società energetiche straniere e consente alle autorità moscovite di intraprendere azioni simili contro altre società di "Paesi ostili" in risposta all'eventuale sequestro di beni russi all'estero.
Il provvedimento intitolato "Sulla gestione temporanea di alcune proprietà" riguarda in particolare la filiale russa della finlandese Fortum Oyj e Unipro, divisione russa della più grande azienda energetica tedesca, Uniper Se con base a Düsseldorf, tra le finanziatrici del progetto Nord Stream 2, nonché sussidiaria di Fortum prima che lo scorso settembre venisse nazionalizzata dal governo tedesco.
Un mes…
MOSCA - La minaccia più volte ventilata da Mosca di nazionalizzare o espropriare i beni di società straniere in territorio russo si è concretizzata. Il presidente Vladimir Putin ha firmato un decreto che affida al governo federale il controllo temporaneo degli asset russi di due società energetiche straniere e consente alle autorità moscovite di intraprendere azioni simili contro altre società di "Paesi ostili" in risposta all'eventuale sequestro di beni russi all'estero.
Il provvedimento intitolato "Sulla gestione temporanea di alcune proprietà" riguarda in particolare la filiale russa della finlandese Fortum Oyj e Unipro, divisione russa della più grande azienda energetica tedesca, Uniper Se con base a Düsseldorf, tra le finanziatrici del progetto Nord Stream 2, nonché sussidiaria di Fortum prima che lo scorso settembre venisse nazionalizzata dal governo tedesco.
Un mese fa Fortum aveva annunciato che avrebbe lasciato la Russia e che prevedeva di vendere le sue attività nel Paese. Aveva inoltre avvertito i suoi azionisti del rischio che i suoi beni russi venissero espropriati. Uniper, invece, a metà febbraio aveva valutato la sua quota di maggioranza nella divisione russa Unipro a un simbolico 1 euro per riflettere la possibilità che una vendita pianificata a un acquirente russo non avrebbe avuto successo.
Le vendite di asset da parte di investitori di Paesi "ostili" - come Mosca definisce gli Stati che hanno imposto sanzioni contro la Russia dopo l'offensiva russa contro l'Ucraina - richiedono infatti l'approvazione di una commissione governativa e, in alcuni casi, dello stesso presidente.
In più lunedì Andrej Kostin, amministratore delegato della banca statale russa Vtb, aveva suggerito che il governo prendesse in considerazione l'acquisizione e la gestione dei beni di società straniere come Fortum per restituirli soltanto quando le sanzioni occidentali fossero state revocate. "Il trasferimento di proprietà statali in mani private a condizioni trasparenti e di mercato è uno strumento che ha ripetutamente dimostrato la sua efficacia", aveva detto.
Nel dettaglio il decreto presidenziale trasferisce sotto la gestione provvisoria di Rosimushchestvo, Agenzia federale della gestione immobiliare, l'83,73% delle azioni di Unipro, detenuta da Uniper SE; il 69,8807% delle azioni di Fortum detenute da Fortum Russia Bv e il 28,3488% delle azioni detenute da Fortum Holding Bv.
Nel testo siglato dal presidente russo si legge che si tratta di una misura per rispondere a non specificate azioni da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi "ostili e contrari al diritto internazionale".
Il precedente del 2022
Più o meno la stessa formulazione era stata adottata nel luglio dell'anno scorso nel decreto siglato da Putin "sull'applicazione di misure economiche speciali nel settore dei combustibili e dell'energia in relazione alle azioni ostili di alcuni Stati stranieri e organizzazioni internazionali" che prevedeva di fatto la prima nazionalizzazione di una compagnia energetica con azionisti stranieri.
Allora il decreto trasferiva a una società creata dal governo la proprietà della Sakhalin Energy, un consorzio impegnato nello sviluppo del progetto "Sakhalin-2" per la produzione e l'esportazione di gas e greggio che oltre alla maggioritaria Gazprom vedeva tra gli azioniti la società anglo-olandese Shell al 27,5% e le giapponesi Mitsui & Co. Ltd al 12,5% e Mitsubishi Corporation al 10%.
Margarita Simonjan, direttrice dell'emittente Rt, ex Russia Today, allora aveva esultato scrivendo su Telegram: "La nazionalizzazione è iniziata da Sakhalin". A quando pare non è finita lì.