Putin ha dei sosia? Il Cremlino: "Bugie"
dalla nostra inviata Rosalba Castelletti , dalla nostra inviata Rosalba CastellettiMOSCA - Certe leggende sono dure a morire. Anzi, con la guerra di propaganda scatenata dal conflitto in Ucraina, si sono persino moltiplicate. Come la teoria sui presunti sosia del presidente russo settantenne Vladimir Putin. Tanto che il suo portavoce Dmitrij Peskov è stato costretto a smentirla ben due volte nell'arco di una settimana.
"Probabilmente avrete sentito che Putin ha molti sosia che lavorano al suo posto mentre lui siede in un bunker", ha detto a Mosca, prima di ridacchiare: "Un'altra bugia". "Lo vedete voi stessi com'è il nostro presidente: è sempre stato, ed è tuttora, super attivo. Chi lavora accanto a lui difficilmente riesce a stargli dietro", ha proseguito. "La sua energia può soltanto essere invidiata. La sua salute può, a Dio piacendo, essere solo augurata. Certo, non siede in nessun bunker. Anche questa è una bugia".
La scorsa settimana, più sommari…
MOSCA - Certe leggende sono dure a morire. Anzi, con la guerra di propaganda scatenata dal conflitto in Ucraina, si sono persino moltiplicate. Come la teoria sui presunti sosia del presidente russo settantenne Vladimir Putin. Tanto che il suo portavoce Dmitrij Peskov è stato costretto a smentirla ben due volte nell'arco di una settimana.
"Probabilmente avrete sentito che Putin ha molti sosia che lavorano al suo posto mentre lui siede in un bunker", ha detto a Mosca, prima di ridacchiare: "Un'altra bugia". "Lo vedete voi stessi com'è il nostro presidente: è sempre stato, ed è tuttora, super attivo. Chi lavora accanto a lui difficilmente riesce a stargli dietro", ha proseguito. "La sua energia può soltanto essere invidiata. La sua salute può, a Dio piacendo, essere solo augurata. Certo, non siede in nessun bunker. Anche questa è una bugia".
La scorsa settimana, più sommariamente, si era invece limitato a liquidare come una "dichiarazione molto strana" la tesi avanzata sulla tv nazionale ucraina dal segretario del Consiglio di sicurezza di Kiev Oleksiy Danilov che fosse stato un sosia di Putin a visitare, il 18 aprile, i territori annessi da Mosca delle regioni di Kherson e Lugansk.
"Non c'era nessun Putin. È un fatto ben noto. Per parlare con il vero Putin bisogna passare almeno 10-14 giorni in quarantena", aveva detto Danilov aggiungendo che Putin è "un uomo spaventato" che non fa "visite improvvisate" e notando la vicinanza fisica tra il leader del Cremlino e i generali sul campo in contrasto con la sua consuetudine di far sedere i suoi interlocutori a notevole distanza da sé.
Teoria rinfocolata da tre presunte foto di Putin e suoi sosia pubblicate su Twitter da Anton Gerashchenko, consigliere del ministero degli Interni ucraino. Peccato che, a dispetto delle didascalie che datavano gli scatti tra il febbraio e il marzo 2023, si trattasse di fotografie con date molto diverse e distanti tra loro messe per di più a confronto con un fermo immagine che cristallizzava Putin intento in una smorfia.
In realtà non c'è nessuna presunta differenza fisica additata dai sostenitori della tesi dei sosia che non si spieghi con il passare degli anni, l'angolazione o illuminazione delle riprese o - perché no? - l'uso di Botox o interventi di chirurgia plastica per camuffare i segni dell'età. Negli anni l'ipotesi che esistano molteplici sosia di Putin è stata sbugiardata da esperti forensi e politologi indipendenti russi, come il da poco scomparso Gleb Pavlovskij.
Tutt'al più qualcuno, come Mark Feigin, ex avvocato delle Pussy Riot, ha ammesso la possibilità che agenti del Servizio federale di protezione Fso viaggino a bordo dell'auto presidenziale al posto di Putin per "distrarre", ma sono tutti concordi: "I doppelgänger non compaiono pubblicamente al posto di Putin o non governano il Paese per conto suo".
Da Govorun a Udmurtu, i sei sosia di Putin
Le smentite però non hanno impedito il moltiplicarsi di teorie complottiste che l'ex agente del Kgb diventato presidente usi dei sosia. In oltre vent'anni di potere putiniano in Russia, sono state avanzate così tante volte che su cyclowiki o wikireality, sorta di alternativa russa a Wikipedia (accusata di fomentare la propaganda occidentale), c'è un'apposita voce che le raccoglie intitolata Dvojniki Putina, "I sosia di Putin".
Una tesi, avanzata tra gli altri dal tabloid scandalistico britannico Daily Star, in passato arrivò addirittura a ipotizzare che Putin in realtà fosse morto e fosse stato rimpiazzato da una controfigura. In particolare, dopo una sua assenza dalla scena pubblica per 10 giorni nel 2015. "Ci si annoia senza pettegolezzi", commentò lo stesso Putin riapparendo in pubblico.
Il giornalista anti-governativo Oleg Kashin quell'anno diffuse persino un "depliant su sei presunti sosia di Putin con tanto di nomignoli e descrizioni: Orighinal, l'Originale, il vero Vladimir Putin, "morto o ucciso dietro le quinte di uno show pubblico alla fine degli Anni '90"; Govorun, il Chiacchierone, "maestro nella riproduzione di quello che suggerisce l'auricolare alle edizioni annuali della Linea Diretta"; l'Udmurto, o abitante della Repubblica a Ovest degli Urali, "il più scarso, un giocatore di panchina che serve quando Govorun ha bisogno di riposo"; Kuchma, come l'ex presidente ucraino, che "ancora più raro compare quando l'Udmurto per qualche motivo non riesce a farsi vedere"; Diplomat, il Diplomatico, "uno che serve quando bisogna essere presenti a un briefing, ascoltare una traduzione simultanea, leggere un testo"; Bankentyj, il Festaiolo, "l'anima del popolo" per "strette di mano e foto col popolo" che "può anche bersi uno shottino di vodka"; e infine Sinjak, Livido, "un modello difettoso, scartato dopo il debutto fallito nell'ottobre 2010" dove presentò appunto un livido su uno zigomo.
Il piano segreto per sostituire Putin con un sosia
Negli anni lo stesso Putin si è trovato più volte a dover commentare le teorie del complotto. Nel 2001, rispondendo alla domanda di una residente della regione di Kostroma che suggeriva che ci fosse un sosia ad aiutarlo a gestire i suoi molteplici appuntamenti, replicò: "Sono tutte favole".
A Sochi, nell'agosto del 2009, quando Putin, allora premier, e Dmitrij Medvedev, allora presidente, dopo un incontro di lavoro, decisero di fare una passeggiata sul lungomare tra residenti e turisti, una donna vedendoli insinuò che non fossero davvero il presidente e il premier. Fu Medvedev a rispondere con un sorriso: "No, non siamo i sosia".
E nel 2015, in conferenza stampa, a un giornalista che gli aveva mostrato la foto di un uomo che gli assomigliava, Putin replicò: "Non ho sosia. Perché dovrei averne bisogno?". Ma tenne la foto con sé ridacchiando.
Infine nel 2020, nel corso di una serie di interviste sui suoi 20 anni al potere, la parziale ammissione. Rivelò l'esistenza di un piano segreto per usare controfigure che lo impersonassero in pubblico negli Anni 2000 quando, dopo aver dichiarato la seconda guerra cecena, vi fu un'ondata di attentati suicidi e di prese di ostaggi. Ma precisò di averlo vietato.
"Siete il vero Putin?", gli chiese il giornalista dell'agenzia di stampa Tass Andrej Vandenko sottoponendogli una delle domande più cercate su Internet sul suo conto. "Sì", rispose il presidente russo, ma aggiungendo: "Ho rifiutato di avere un sosia. É stato durante gli anni più duri della lotta al terrorismo".
I "due Putin", paranoico e coraggioso
Quel che è vero, come ha notato la giornalista d'inchiesta Julija Latynina su Novaja Gazeta Europa, è che "negli ultimi mesi abbiamo visto due diversi Putin". Il primo, "estremamente cauto, se non paranoico", incontra i propri ministri e i capi di Stato stranieri soltanto diviso da un tavolone, non stringe la mano degli ambasciatori stranieri all'accettazione delle credenziali o occupa la metà di una gigantesca tavola rotonda all'incontro con i leader dell'Asia Centrale. E, abbiamo scoperto da varie inchieste indipendenti, teme così tanto per la sua sicurezza da viaggiare a bordo di uno speciale treno blindato su una ferrovia speciale.
Ma negli ultimi sei mesi, osserva Latynina, è apparso un "secondo Putin" che, noncurante del pericolo, si reca a pochi chilometri dal fronte del conflitto ucraino: attraversa il ponte di Crimea, visita Mariupol alla guida di un'auto e incontra i generali nei territori annessi di Kherson e Lugansk.
A guardar bene, però, tutti questi viaggi sono avvenuti a notte fonda, in contesti semideserti all'aperto o in stanze pressoché vuote dove Putin è attorniato tutt'al più dalle sue guardie e da alcuni funzionari. Nessuna folla oceanica ad acclamare o incontrare il presunto "liberatore". Quello che vediamo, scrive Latynina, è "un uomo che si intrufola letteralmente nella notte, come un ladro".
Latynina alla fine conclude che no, non c'è nessun sosia. "Davanti a noi c'è lo stesso abitante del bunker, infinitamente isolato dal mondo, infinitamente disinformato. E le sue visite sono, a suo modo, un tentativo caricaturale di capire davvero cosa gli sta accadendo intorno... Questa, secondo i suoi standard, è un'eroica incursione in un mondo terribile abitato da persone, microbi e campi energetici ostili".
E continua: "Spinto da una vigile preoccupazione per il benessere delle persone, il nostro eroe ha lasciato il bunker pulito, confortevole, disinfettato e, a sprezzo della vita, ha consegnato personalmente l'icona al fronte. Tutto rientra in quest'immagine. La completa assenza di persone. Le visite notturne in centri congressi deserti. La chiara preferenza per gli spazi aperti. Putin è sincero nel suo desiderio di voler evadere dal bunker, ma in realtà, ovunque vada, il bunker si estende in proporzione alla scala della sua visita".