Xi chiama Zelensky: "Siamo dalla parte della pace". E Pechino manda un inviato in Ucraina
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Durante la visita ad inizio aprile qui a Pechino del presidente francese Emmanuel Macron e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen il leader cinese Xi Jinping aveva promesso ai suoi interlocutori che una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ci sarebbe stata “nei tempi e nei modi opportuni”. Oggi il tanto atteso colloquio tra i due, il primo dall’invasione russa dello scorso anno, c’è stato. Dopo oltre 400 giorni di guerra.
Cos'ha detto Xi e come ha reagito Zelensky
“L’evoluzione della crisi ucraina ha avuto un significativo impatto sulla situazione internazionale. La Cina si è sempre schierata dalla parte della pace e l’unica via d’uscita è quella del dialogo e dei negoziati, impegnandosi per un cessate il fuoco il prima possibile”, dice Xi. Aggiungendo che la …
PECHINO - Durante la visita ad inizio aprile qui a Pechino del presidente francese Emmanuel Macron e della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen il leader cinese Xi Jinping aveva promesso ai suoi interlocutori che una telefonata con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ci sarebbe stata “nei tempi e nei modi opportuni”. Oggi il tanto atteso colloquio tra i due, il primo dall’invasione russa dello scorso anno, c’è stato. Dopo oltre 400 giorni di guerra.
Cos'ha detto Xi e come ha reagito Zelensky
“L’evoluzione della crisi ucraina ha avuto un significativo impatto sulla situazione internazionale. La Cina si è sempre schierata dalla parte della pace e l’unica via d’uscita è quella del dialogo e dei negoziati, impegnandosi per un cessate il fuoco il prima possibile”, dice Xi. Aggiungendo che la Cina - e questo è il passaggio più significativo - invierà “un rappresentante del governo cinese per gli affari eurasiatici a visitare l'Ucraina e altri Paesi per condurre una comunicazione approfondita con tutte le parti sulla soluzione politica della crisi”, anche se non sono state fornite indicazioni più precise sui tempi. E ribadendo ancora una volta, come già fatto in questi mesi, che "non ci sono vincitori in una guerra nucleare".
“Lungo e significativo” ha definito il colloquio Zelensky. "Credo che questa telefonata, così come la nomina dell'ambasciatore dell'Ucraina in Cina, darà un forte impulso allo sviluppo delle nostre relazioni bilaterali”, ha scritto su Twitter.
Un colloquio atteso dall'Europa
Che i due si parlassero era condizione essenziale soprattutto per l'Europa, speranzosa che una soluzione passi per Pechino. “La telefonata dimostra la posizione obiettiva e imparziale della Cina sugli affari internazionali”, commenta il Ministero degli Esteri di Pechino.
La Cina si è sempre professata neutrale nel conflitto, chiedendo la pace, anche se non ha mai condannato l’aggressione russa (approfondendo invece negli ultimi mesi la cooperazione economica e politica con il proprio vicino), accusando Nato e Usa di aver istigato il conflitto, e pubblicando lo scorso 24 febbraio una proposta in 12 punti per porre fine alla guerra. Non un piano di pace, ma un documento sulla posizione cinese, criticato dalle cancellerie occidentali perché privo di soluzioni pratiche, con alcuni passaggi come le legittime preoccupazioni sulla sicurezza di tutti gli Stati, un cessate il fuoco che congelerebbe la situazione sul campo e nei territori occupati e il no alle sanzioni, che sono più vicine alle posizioni di Mosca che di Kiev. "Prendiamo atto della disponibilità della parte cinese a compiere sforzi per stabilire un processo negoziale", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri di Mosca Maria Zakharova.
Ieri, in un’intervista a Politico, il presidente ceco Petr Pavel, ha dichiarato invece che non ci si può fidare della Cina per mediare la pace tra Russia e Ucraina. "Quando si tratta di Ucraina, la Cina vuole solo ciò che è meglio per sé stessa e, per ora, è più guerra”.
La strategia cinese
Nelle ultime settimane l’obiettivo di Xi è stato quello di mostrarsi dialogante, al contrario - nella visione cinese - di un’America aggressiva. Messaggio che serve ad aumentare la credibilità della sua Cina come potenza responsabile, e la sua personale come statista e pacificatore globale. Sforzi che hanno subito un duro colpo nei giorni scorsi dopo le parole dell’ambasciatore cinese in Francia il quale ha sostenuto che gli Stati ex sovietici, Ucraina compresa, non hanno status sovrano nel diritto internazionale. Pechino ha subito messo una toppa affermando che la Cina "rispetta" l'indipendenza degli Stati dell'ex Unione Sovietica e che la sua posizione è "immutata".