✕

In Ucraina la guerra dei cecchini: così si combatte e si uccide sulle sponde del Dnipro

Un cecchino ucraino in addestramento a Kharkhiv (ansa)
Un cecchino ha colpito l'inviato di Repubblica Corrado Zunino e ucciso il suo fixer Bogdan Bitik. Spesso dimenticati dalle cronache, alla fine del conflitto saranno loro ad aver fatto più vittime. Una carneficina che ha radici antiche e mezzi moderni
3 minuti di lettura

Si parla tanto di droni, Himars e armi tecnologiche ma i protagonisti più letali di questo conflitto restano i cecchini, spietati cacciatori solitari di uomini. Molti pensano che quando si tireranno le somme della carneficina ucraina, saranno loro ad avere il primato delle vittime: colpiscono con precisione assassina, a distanze mai raggiunte prima. Sono entrati in azione sin dalle prime ore della guerra, nascosti nelle case o mimetizzati nei boschi: killer invisibili, capaci di restare per ore immobili in attesa di un bersaglio.

La guerra dei cecchini, russi contro ucraini uno di fronte all'altro

I russi hanno un’antica tradizione, incarnata nella leggenda di Vasilij Zajcev, quello del film “Il nemico alle porte”, a cui fu attribuita l’uccisione di 225 tedeschi tra le macerie di Stalingrado o di Ljudmila Pavlicenko, la “ragazza con il Nagant”, che dopo avere ammazzato 309 nemici fu mandata a propagandare la causa sovietica negli St…

Si parla tanto di droni, Himars e armi tecnologiche ma i protagonisti più letali di questo conflitto restano i cecchini, spietati cacciatori solitari di uomini. Molti pensano che quando si tireranno le somme della carneficina ucraina, saranno loro ad avere il primato delle vittime: colpiscono con precisione assassina, a distanze mai raggiunte prima. Sono entrati in azione sin dalle prime ore della guerra, nascosti nelle case o mimetizzati nei boschi: killer invisibili, capaci di restare per ore immobili in attesa di un bersaglio.

La guerra dei cecchini, russi contro ucraini uno di fronte all'altro

I russi hanno un’antica tradizione, incarnata nella leggenda di Vasilij Zajcev, quello del film “Il nemico alle porte”, a cui fu attribuita l’uccisione di 225 tedeschi tra le macerie di Stalingrado o di Ljudmila Pavlicenko, la “ragazza con il Nagant”, che dopo avere ammazzato 309 nemici fu mandata a propagandare la causa sovietica negli Stati Uniti, diventando amica della first lady Eleanor Roosevelt.

Vasilij Zajcev interpretato da Jude Law nel film “Il nemico alle porte” 

Quelli erano tiratori artigianali, che disponevano di mirini elementari e si affidavano all’istinto per valutare la traiettoria: “Il fucile spara, ma è il vento a trasportare il proiettile”, era la loro regola aurea.

I loro nipoti adesso dispongono di strumenti sofisticati, con visori termici per scrutare la notte e laser per calcolare le distanze: veri e propri microcomputer elaborano i dati balistici al millimetro. Pure le pallottole sono cambiate. Dagli eccidi di Sarajevo in poi, hanno cominciato a usare quelle progettate per fermare i mezzi blindati: sono devastanti, arrivano a 1800 metri e sbriciolano i muri. Il record va ufficialmente al Lapua 338: con questa munizione un caporale britannico in Afghanistan ha ammazzato due talebani a 2.475 metri. Dicono però che un canadese nel 2017 lo abbia addirittura superato, centrando un miliziano dell’Isis a 3.540 metri con un calibro 50 ossia lo stesso proiettile delle mitragliatrici pesanti.

Questa cinica competizione serve solo a capire quale potenza stringano tra le mani i cecchini che combattono in Ucraina. I ferri del mestiere però sono solo accessori. La vera arma sono gli uomini che hanno una freddezza e una concentrazione totale, come fossero fusi al grilletto. E si sentono investiti di una missione assoluta, che separa la coscienza dall’azione omicida: “Non pensi, agisci e basta”, ha dichiarato lo sniper Roman Trokhymet alla Cnn.

Ljudmila Pavlicenko, la “ragazza con il Nagant” 

L'esaltazione dei cecchini, sui social la guerra delle immagini

I due eserciti magnificano i risultati ottenuti dai loro tiratori scelti e i social pullulano di video raccapriccianti, con i filmati delle azioni: immagini spesso riprese dai visori in infrarosso, dove i corpi appaiono come sagome indefinite. Quelli di Kiev sono stati determinanti nei primi giorni di resistenza, seminando il panico tra i russi penetrati alla periferia della capitale. Gli sniper preferiscono muoversi dove possono sorprendere, soprattutto nel Donbass: vanno nei villaggi contesi della “terra di nessuno”, dove ogni casa è un pericolo. O si infiltrano nei boschi della regione di Karkhiv.

Spesso camminano per chilometri: fanno fuoco sui camion dei rifornimenti o sui comandi e si spostano di corsa. Gli ucraini in coppia, secondo il modello americano: un puntatore che studia la situazione e il cecchino in posizione defilata, collegati via radio. I russi agiscono isolati o in “branchi di lupi”: squadre di tre o cinque uomini, che organizzano trappole feroci, coprendosi a vicenda.

"Noi cecchini non facciamo duelli. Oggi a Bakhmut c'è l'artiglieria"

“Non ci sono duelli tra di noi, le scene che si vedono nei film tipo American sniper sono scemenze”, ha dichiarato l’ucraino Artyom a Military Times: “Quando i russi ci scoprono usano i mortai o, se va male, il fosforo bianco. Ci è successo nel villaggio di Bilohorivka un mese fa. Bruciava tutto, siamo stati fortunati a sopravvivere”. Lui è un veterano e la sua guerra è iniziata molto tempo fa: viene da Kramatorsk, nel Donbass, e si è arruolato nel 2016 per respingere i separatisti.

In un singolo scontro è riuscito a uccidere quindici nemici, spingendo il grilletto più volte nell’arco di tre ore: “Quando abbiamo iniziato a sparare non ci aspettavamo che reagissero con tanta calma, sono rimasti a farsi macellare nella stessa zona”.

(reuters)

Artyom è stato a Bakhmut ma sostiene che non è più un posto per cecchini: “Quella è una battaglia di artiglieria e fanteria. Non ha senso esporre personale specializzato quando le cannonate ti possono piovere addosso in qualsiasi momento”. Spiega di essere orgoglioso del suo Scorpio, fabbricato in provincia di Bergamo, ma in quei combattimenti impiegava un rustico Kalashnikov: “Credeteci o no, è la cosa migliore. Un fucile da cecchino costa anche 30 mila euro e permette di uccidere un russo alla volta, con l’AK47 puoi fermare un intero assalto”.

Cecchini sulle sponde del Dnipro

Se a Bakhmut i tiratori scelti non fanno la differenza, il loro terreno di sfida principale in questo periodo sono proprio le sponde del Dnipro, dove è stato ferito Corrado Zunino e ucciso il suo interprete Bogdan Bitik.

La battaglia del fiume

Dopo il ritiro russo da Kherson dello scorso autunno, i due eserciti non presidiano tutto il corso del fiume: i fanti di Mosca sono asserragliati in fortini, mentre gli incursori ucraini lanciano raid per mettere alla prova le difese. In pratica, è una sterminata zona grigia dove gli sniper devono impedire al nemico di sentirsi al sicuro. Si nascondono nei boschi e nelle case abbandonate lungo il corso d’acqua, rimanendo invisibili per ore e ore.

Da questi rifugi gli ucraini impiegano piccoli droni per individuare gli obiettivi; i russi invece hanno vedette mimetizzate con cannocchiali che danno l’allarme ai cecchini segnalando le posizioni da colpire.

Entrambi devono fare i conti con la distanza, mai inferiore a mille-millecinquecento metri: ci sono racconti di ucraini raggiunti da proiettili a oltre due chilometri dalla riva orientale. E soprattutto gli uomini di Mosca non badano a chi finisce nel mirino, se è un soldato o un civile: la loro missione è trasmettere terrore e tenere gli ucraini il più lontano possibile dal fiume. Il resto non conta.