La proposta pre-elettorale dei conservatori thailandesi: legalizzare la vendita dei sex toy
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiPARAMANKENI – Né il protezionismo né il proibizionismo, si sa, funzionano a lungo andare. Lo sta scoprendo anche la Thailandia dove il partito conservatore dei Democratici si vede costretto ad avanzare una proposta liberista destinata a scuotere l’attenzione di un elettorato irretito da competitori più popolari: la legalizzazione della vendita dei sex toy.
In Thailandia, il 14 maggio si va a votare per eleggere un nuovo governo. Ma il partito dei Democratici si vede impegnato ad arginare una perdita di voti che negli ultimi anni non s’è mai fermata. Da partito conservatore pro-monarchia, molto popolare nel sud del Paese, oggi si ritrova senza nemmeno un rappresentante nella capitale, avendo subito una perdita di voti a favore del partito dei militari, il Palang Pracharath, ben più forte nei sondaggi. Cosa proporre allora? Un modo per ingrassare le casse dello Stato e nel contempo ridurre un’attività ille…
PARAMANKENI – Né il protezionismo né il proibizionismo, si sa, funzionano a lungo andare. Lo sta scoprendo anche la Thailandia dove il partito conservatore dei Democratici si vede costretto ad avanzare una proposta liberista destinata a scuotere l’attenzione di un elettorato irretito da competitori più popolari: la legalizzazione della vendita dei sex toy.
In Thailandia, il 14 maggio si va a votare per eleggere un nuovo governo. Ma il partito dei Democratici si vede impegnato ad arginare una perdita di voti che negli ultimi anni non s’è mai fermata. Da partito conservatore pro-monarchia, molto popolare nel sud del Paese, oggi si ritrova senza nemmeno un rappresentante nella capitale, avendo subito una perdita di voti a favore del partito dei militari, il Palang Pracharath, ben più forte nei sondaggi. Cosa proporre allora? Un modo per ingrassare le casse dello Stato e nel contempo ridurre un’attività illegale, quella del contrabbando di sex toy trafugati dalla Cina verso questa meta del turismo tropicale. Dopo la legalizzazione della marijuana approvata in Thailandia, quindi, ecco quella dei vibratori.
Ma allora, si sentiva davvero il bisogno di una proposta legge del genere? Prima di tutto bisogna considerare che il Partito democratico thailandese, il più longevo della nazione, è stato umiliato nelle elezioni quattro anni fa ed è uno dei fanalini di coda nei sondaggi. Secondo le stime più recenti, faticherà a ottenere venti seggi in Parlamento e spera, in questo modo, di ricordare ai thailandesi che esiste ancora. La portavoce dell’iniziativa è Ratchada Thanadirek, nel direttivo del partito, che sostiene che la proposta è nell’interesse “della sicurezza del consumatore.” I prodotti importati illegalmente eludono il controllo qualità, dichiara la parlamentare, causando non pochi problemi.
La soluzione, secondo i Democratici, è di andare nella direzione opposta a quella attuale. Invece di proibire, regolamentare e lucrarci creando una vera industria per la produzione dei sex toy in Thailandia, legalizzarne la vendita a tutti i maggiorenni e tassarne il commercio, aumentando gli introiti nelle casse dello Stato. Per riuscire a far approvare questa legge, il Partito democratico dovrebbero riuscire a ottenere l’appoggio di altri partiti per arrivare a un minimo di 251 voti. Anche se ciò può sembrare troppo ambizioso, in realtà questa uscita di Thankadirek e del suo partito sta causando un dibattito nazionale attorno al piacere sessuale e ai tabù, due concetti che molti turisti, in molte parti del mondo, associando alla Thailandia del turismo.