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L'Europa contro il Grande Fratello: "Limiti a ChatGpt"

(afp)

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Benifei (Pd): "Da Strasburgo norme senza bloccare l'innovazione". Poi toccherà ai governi
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Il Parlamento europeo vuole dare regole più stringenti agli algoritmi dell'intelligenza artificiale. Regole che assicurino trasparenza ed equità, che tutelino chi produce contenuti protetti da copyright e mettano al riparo i cittadini da applicazioni problematiche come il riconoscimento biometrico o la polizia predittiva. L'accordo trovato ieri tra i principali partiti dell'Europarlamento dopo accese discussioni, un testo letto da Repubblica che arriverà l'11 maggio in commissione e un mese dopo in Aula, emenda l'AI Act proposto dalla Commissione nel 2021, un'era fa dal punto di vista tecnologico. Il tentativo è quello di definire una via europea, "umanocentrica" per lo sviluppo dell'AI, alternativa sia al dirigismo comunista cinese che all'inazione americana. Ma la versione finale andrà poi negoziata con la Commissione e soprattutto con i governi, molti dei quali - dalla Polonia alla Francia - hanno sensibil…

Il Parlamento europeo vuole dare regole più stringenti agli algoritmi dell'intelligenza artificiale. Regole che assicurino trasparenza ed equità, che tutelino chi produce contenuti protetti da copyright e mettano al riparo i cittadini da applicazioni problematiche come il riconoscimento biometrico o la polizia predittiva. L'accordo trovato ieri tra i principali partiti dell'Europarlamento dopo accese discussioni, un testo letto da Repubblica che arriverà l'11 maggio in commissione e un mese dopo in Aula, emenda l'AI Act proposto dalla Commissione nel 2021, un'era fa dal punto di vista tecnologico. Il tentativo è quello di definire una via europea, "umanocentrica" per lo sviluppo dell'AI, alternativa sia al dirigismo comunista cinese che all'inazione americana. Ma la versione finale andrà poi negoziata con la Commissione e soprattutto con i governi, molti dei quali - dalla Polonia alla Francia - hanno sensibilità attendiste e meno garantiste.

Il Parlamento non ha modificato l'impostazione della Commissione che divide le applicazioni dell'AI per fasce di rischio, proibendo quelle inaccettabili - come l'uso di tecniche subliminali per sviare i comportamenti - e sottoponendo quelle "ad alto rischio", dalle infrastrutture critiche all'educazione, dalla sanità alla giustizia, a un processo di certificazione e bollinatura che prima del rilascio  garantisca trasparenza, controllo umano, sicurezza, sostenibilità ed eviti le discriminazioni che gli algoritmi "imparano" studiando il mondo reale.

La prima novità però si misura nel numero di tecnologie proibite, molto ampliato dall'articolo 5. Il "social scoring", il rating personale sulla base dei comportamenti come quello sperimentato in Cina, viene vietato anche ai privati, non solo alle autorità pubbliche. Stop anche agli algoritmi che leggono le emozioni in settori sensibili, come l'immigrazione, i luoghi di lavoro, le scuole, e stop agli algoritmi di polizia predittiva, che "misurano" la propensione a delinquere. Così come vengono proibite l'identificazione delle persone in tempo reale nei luoghi pubblici attraverso i dati biometrici e anche quella su video registrati, se non per crimini gravi e previa autorizzazione del giudice. Una stretta a tutto tondo alle varie forme di Grande Fratello su cui però si annuncia uno scontro con il Consiglio, visto che molti governi vogliono fornire strumenti di questo tipo alle forze di polizia.

La seconda novità è un'aggiunta, urgente dopo il salto tecnologico visto con ChatGpt: un capitolo sulle intelligenze artificiali "fondamentali", cioè modelli allenati con enormi quantità di dati e che possono avere applicazioni diverse. Per questi l'Europarlamento prevede solo una registrazione, non la certificazione, ma con altri requisiti delle applicazioni ad alto rischio, come il controllo umano o la mitigazione di potenziali minacce. Per quelli che producono testi, immagini o video c'è l'obbligo di indicare in modo trasparente che si tratta di contenuti generati dall'AI, antidoto contro la disinformazione, e quello di pubblicare una lista dei materiali protetti da copyright usati per allenarli. Le cause contro gli sviluppatori di sistemi AI per violazione del copyright si stanno moltiplicando e, pur non sancendo la necessità di un pagamento, questo comma è pensato per dare più strumenti a chi tenta la via legale. Tutele anche per le aziende, specie medie e piccole, che applicheranno i sistemi di AI generalisti nei loro prodotti: le grandi imprese che li hanno sviluppati dovranno collaborare al processo di certificazione.

Se la Cina è intervenuta per assicurarsi che gli algoritmi seguano la linea di regime, l'AI Act europeo è il primo tentativo di un'autorità democratica di regolarli, ancora più ambizioso dopo le modifiche del Parlamento. Con tutti i problemi del caso, come quello di normare senza bloccare l'innovazione. "Il divieto riguarda solo le applicazioni troppo pericolose o inutili, mentre identifichiamo una serie di applicazioni limitate - il 20-25% - che toccano i diritti fondamentali in cui scattano regole più stringenti, lasciando libera di svilupparsi l'AI con impatto positivo", dice Brando Benifei, capodelegazione del Pd all'Europarlamento e tra i negoziatori del testo. La grande incognita ora riguarda il negoziato con la Commissione, che spinge per approvare il testo entro la fine dell'anno, e il Consiglio. In ogni caso l'AI Act entrerebbe in vigore solo dopo due anni, quindi a inizio del 2026: un'altra era geologica in termini di innovazione. "Ma l'effetto verrà in parte anticipato - dice Benifei - quando sarà approvato tutti sapranno quali regole si devono rispettare in Europa".