✕

Il Papa vola in Ungheria da Orban, ecco perché la guerra in Ucraina è al centro del viaggio

(afp)
Da oggi a domenica Francesco a Budapest. La "strana coppia": dal gelo dei primi anni di pontificato con il leader sovranista alla consuetudine in seguito all'invasione russa. Ma per una mediazione vaticana per la pace non c'è ancora uno spiraglio 
5 minuti di lettura

Cosa non si fa per la pace. Sostanzialmente ignorato per i primi anni del pontificato, Viktor Orbán, che oggi lo accoglie nel primo di tre giorni di visita in Ungheria, è divenuto per papa Francesco un prezioso interlocutore dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Jorge Mario Bergoglio ha denunciato la "invasione" di Mosca ed ha anche aperto all'invio di armi a Kiev, nella misura in cui difendersi è "un'espressione di amore alla patria". Ma ritiene che, a lungo andare, solo un negoziato potrà porre fine alla guerra. Ed ha pertanto tenuto la porta alla Russia sempre aperta, irritando in più occasioni le autorità ucraine e suscitando incomprensioni in diverse cancellerie occidentali. Ma l'obiettivo, per il Pontefice che da tempo intravede il rischio di una "terza guerra mondiale" a pezzi, vale il tentativo. Anche quando si tratta di intessere rapporti con una personalità politica che, su mol…

Cosa non si fa per la pace. Sostanzialmente ignorato per i primi anni del pontificato, Viktor Orbán, che oggi lo accoglie nel primo di tre giorni di visita in Ungheria, è divenuto per papa Francesco un prezioso interlocutore dopo l'invasione russa dell'Ucraina.

Jorge Mario Bergoglio ha denunciato la "invasione" di Mosca ed ha anche aperto all'invio di armi a Kiev, nella misura in cui difendersi è "un'espressione di amore alla patria". Ma ritiene che, a lungo andare, solo un negoziato potrà porre fine alla guerra. Ed ha pertanto tenuto la porta alla Russia sempre aperta, irritando in più occasioni le autorità ucraine e suscitando incomprensioni in diverse cancellerie occidentali. Ma l'obiettivo, per il Pontefice che da tempo intravede il rischio di una "terza guerra mondiale" a pezzi, vale il tentativo. Anche quando si tratta di intessere rapporti con una personalità politica che, su molti altri temi, ha sensibilità decisamente distanti dal Papa argentino.

La strana coppia

Prima della guerra ucraina Bergoglio aveva avuto poche interazioni con il premier ungherese campione di sovranismo e fautore di una "democrazia cristiana illiberale" con venature antisemite. Nessuna polemica aperta, ma sull'accoglienza dei migranti, sul dialogo con l'islam e, più in generale, sulla trasformazione del cristianesimo in baluardo identitario le distanze tra i due uomini erano palesi. Eletto nel 2013, Francesco ha ricevuto Orbán una prima volta ad agosto del 2016, ma nel quadro di un'udienza ad un gruppo di parlamentari europei. A settembre del 2021 ha incontrato di nuovo il premier ungherese, di nuovo evitando un faccia-a-faccia: Francesco è volato a Budapest per concludere il congresso eucaristico internazionale, ma è rimasto meno di sette ore, tra le perplessità delle autorità ungheresi, per poi trasferirsi in Slovacchia dove è rimasto tre giorni, ed ha visto Orbán nel quadro di un colloquio allargato al presidente dell'epoca, Janos Ader, e ai vertici della Segreteria di Stato.

Una distanza colmata solo ad aprile dell'anno scorso, quando il premier ungherese è stato ricevuto dal Papa nel palazzo apostolico per il primo colloquio privato del pontificato: nel febbraio precedente Vladimir Putin aveva avviato l'invasione dell'Ucraina. Tra i leader europei uno dei più vicini a Mosca, Orbán si è fin da subito impegnato per evitare un'escalation militare. Trovando nel Palazzo apostolico, per la prima volta, una certa sintonia.

La distanza sulle migrazioni

Questo non significa che le posizioni del premier ungherese e del Vaticano collimino alla perfezione. Fonti della Chiesa locale, peraltro, sottolineano che l'Ungheria, a differenza dei paesi Baltici o della Polonia, è rimasta fortemente dipendente dalla Russia per il gas, il petrolio e anche per la tecnologia nucleare. La difesa della "pace", insomma, può nascondere ben altri interessi. All'entourage del Papa non sfugge che Orbán tenterà di dare alla visita l'interpretazione di un endorsement che non è nelle intenzioni della Santa Sede.

Non è un caso che il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, nella tradizionale intervista concessa all'Osservatore Romano e a Vatican News prima di partire, abbia fatto un po' di puntualizzazioni sul tema che più divide il Palazzo apostolico da Budapest: "Stiamo vivendo in Europa la più grande crisi di rifugiati a partire dalla Seconda guerra mondiale: più di 8 milioni di rifugiati ucraini hanno attraversato l'Unione europea", ha detto. "E l'Ungheria, in questa situazione si è impegnata a mantenere le sue frontiere aperte alle persone in fuga dalla guerra in Ucraina e oltre 4 milioni di persone sono passate per l'Ungheria, o direttamente dall'Ucraina o dalla Romania". Ma, ha aggiunto, "la Chiesa rimane preoccupata per la situazione dell'immigrazione irregolare lungo la rotta balcanica e per la difficile situazione che molti affrontano, per esempio, lungo il confine fra l'Ungheria e la Serbia". Una preoccupazione non disgiunta da quella che aveva rappresentato il cardinale Michael Czerny, inviato dal Papa in Ungheria all'inizio della guerra, per sollevare, tra l'altro, "la preoccupazione che gli Africani e gli Asiatici residenti in Ucraina, che soffrono anche la paura e lo sfollamento, si sentano autorizzati a chiedere rifugio indiscriminatamente".

Orbán: "Siamo rimasti in due"

Nel corso della visita in Ungheria "non verrà trascurata nessuna opportunità che si possa presentare per promuovere la pace", ha sottolineato altrosì Parolin. Il portavoce vaticano, Matteo Bruni, ha ricordato che  "saremo a poche centinaia di chilometri dell'Ucraina, con la quale l'Ungheria condivide 166 chilometri di confine". E per dirla con il gesuita ungherese Koronkai Zoltàn, intervistato in questi giorni dall'agenzia francese I.Media, il governo ungherese, come il Papa, "rifiutano di allinearsi ad una visione che attribuisce all'Ucraina tutte le ragioni e ai russi tutti i torti. Entrambi fanno appello alla fine della guerra e all'avvio di negoziati".

Una convergenza che Orbán in persona non ha mancato di sottolineare con enfasi. Quando, durante il suo discorso sullo stato della nazione dello scorso febbraio, ha affermato che l'Ungheria un anno fa non era "sola nel campo della pace", ma da quando "i tedeschi si sono voltati verso gli altri, o gli altri si sono voltati verso i tedeschi", e insomma la Germania ha iniziato a fornire armi all'Ucraina, scegliendo il "campo della guerra", ciò "ci ha lasciati in due", nel "campo della pace", ha detto il premier ungherese: "L'Ungheria e il Vaticano".

Il ministro di Zelensky e l'uomo di Kirill

Posizione simile a parole, ma ben diversa nella sostanza, da quella del ministro degli Esteri ucraino. Il quale, a Roma per la conferenza bilaterale sulla ricostruzione, è andato ieri dal Papa per dirgli "come gli ucraini debbano combattere per le loro vite ogni giorno in una guerra iniziata dalla Russia. Apprezziamo - ha proseguito Denis Shmyhal su Twitter il capo della diplomazia ucraina - gli sforzi della Santa Sede per porre fine alla guerra. Il modo migliore per raggiungere la pace è la formula del presidente ucraino" Volodomyr Zelensky. Il margine d'azione per la Santa Sede è minimo. "Purtroppo - ha riconosciuto pochi giorni fa il "ministro degli Esteri" del Papa, l'arcivescovo britannico Paul Richard Gallagher - malgrado tutti gli sforzi del Santo Padre e della Santa Sede, ancora non si è aperto uno spiraglio utile per favorire una mediazione di pace tra la Russia e l'Ucraina".

Papa Francesco, di certo, non rinuncerà a cogliere ogni occasione del viaggio per una "moral suasion" indirizzata a Mosca. Sarà un viaggio "al centro dell'Europa", ha detto domenica all'Angelus, "sulla quale continuano ad abbattersi gelidi venti di guerra, mentre gli spostamenti di tante persone pongono all'ordine del giorno questioni umanitarie urgenti". La Chiesa ungherese, del resto, è sempre stata un "ponte" tra Europa e Russia. Il cardinale Peter Erdo, arcivescovo di Budapest, parla perfettamente russo e conosce bene la spiritualità ortodossa. E a Budapest risiede il metropolita Hilarion: sino all'inizio della guerra di Putin era il "ministro degli esteri" del patriarca Kirill, poi ha preso le distanze dall'intervento bellico ed è stato "esiliato" nella capitale ungherese, dove però continua a tessere rapporti ecumenici che possono tornare utili allo stesso patriarca russo, mai isolato come in questi mesi. Un incontro con il Papa non è in agenda, al momento, mentre, un po' all'ultimo, è stato aggiunto un incontro con la comunità greco-cattolica ucraina.

Le condizioni di salute del Papa

Il Papa ottantaseienne, ricoverato alcuni giorni al policlinico Gemelli a fine marzo, e da allora tornato alle attività quotidiane pur con una voce un po' flebile, non ha voluto rinunciare a questo viaggio. Fonti della Chiesa locale riferiscono che gli organizzatori hanno voluto alleggerire il programma, escludendo tappe in altri luoghi pur rilevanti per la devozione popolare ungherese e facendo sì che l'intero viaggio, da oggi a domenica, si svolga a Budapest. Il governo, a sua volta, si è impegnato a facilitare i viaggi dei fedeli ungheresi per incontrare il Papa. Nel seguito di Francesco, assicura il Vaticano,  non sono state assunte misure sanitarie straordinarie, ma saranno comunque presenti tanto il fedele infermiere Massimiliano Strappetti quanto un medico.

Papa Francesco rientra in Vaticano dal Gemelli: "A fine mese andrò in Ungheria"

L'agenda della visita è fitta. Oggi il Papa è partito poco dopo le otto da Roma per arrivare alle 10 a Budapest. In mattinata incontra Orbán e le autorità civili, e rivolge loro il primo discorso in terra ungherese attorno a mezzogiorno e mezza. Nel pomeriggio Francesco incontra i vescovi i sacerdoti e i religiosi alle 17 nella concattedrale di Santo Stefano. Domani, sabato 29 aprile, Francesco la mattina visita l'Istituto "Beato Laszlo Batthyany-Strattamann" per bambini ipovedenti e disabili, poi un gruppo di poveri e rifugiati ospiti della Caritas, tra di essi numerosi ucraini, e la comunità greco-cattolica; nel pomeriggio incontra i giovani alla Papp Laszló Budapest Sportarena, il più grande stadio di Budapest, che può contenere 12.500 persone, e verso sera, al rientro in nunziatura, incontra i gesuiti ungheresi. Domenica 30 aprile, terzo e ultimo giorno del viaggio, il Papa celebrerà la messa alle 9.30 nella piazza Kossuth Lajos, seguita dal Regina Caeli. Nel pomeriggio, alle 16, l'incontro con il mondo universitario e della cultura presso la Facoltà di Informatica e Scienze Bioniche dell'Università Cattolica "Peter Pazmany", luogo dell'ultimo discorso di Francesco in Ungheria. Il decollo per Fiumicino è previsto alle 18, l'arrivo alle 19.55. Durante il volo, come di consueto, è prevista una conferenza stampa con i giornalisti al seguito.