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Raid ucraino sulla Crimea, la penisola ora è cruciale nel contrattacco di Kiev

Sebastopoli (reuters)

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I droni di Zelensky colpiscono un deposito di carburante a Sebastopoli: la regione annessa sarà cruciale nella controffensiva e per una eventuale pace
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Per ironia della sorte è molto probabile che i militari ucraini abbiano usato droni cinesi – quindi prodotti nella stessa Cina molto vicina alla Russia di Putin – per compiere l’ennesimo attacco contro le infrastrutture russe a Sebastopoli, nella Crimea occupata. Lanciano spesso operazioni di questo genere, ma ieri la notizia aveva un sapore diverso perché il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva detto poche ore prima che tra gli obiettivi della controffensiva ucraina c’è anche riprendere il controllo della Crimea, e quindi la coincidenza potrebbe sembrare una mossa per creare pressione.

I canali militari russi hanno mostrato i resti di un Mugin-5, un drone commerciale cinese con apertura alare di cinque metri in vendita a circa diecimila euro, piantato nell’erba alta in mezzo a un prato. Sostengono che gli ucraini ne abbiano lanciati sei alle tre del mattino e di averne abbattuti cinque. L’ultimo, un’ora prima dell…

Per ironia della sorte è molto probabile che i militari ucraini abbiano usato droni cinesi – quindi prodotti nella stessa Cina molto vicina alla Russia di Putin – per compiere l’ennesimo attacco contro le infrastrutture russe a Sebastopoli, nella Crimea occupata. Lanciano spesso operazioni di questo genere, ma ieri la notizia aveva un sapore diverso perché il presidente ucraino Volodymyr Zelensky aveva detto poche ore prima che tra gli obiettivi della controffensiva ucraina c’è anche riprendere il controllo della Crimea, e quindi la coincidenza potrebbe sembrare una mossa per creare pressione.

I canali militari russi hanno mostrato i resti di un Mugin-5, un drone commerciale cinese con apertura alare di cinque metri in vendita a circa diecimila euro, piantato nell’erba alta in mezzo a un prato. Sostengono che gli ucraini ne abbiano lanciati sei alle tre del mattino e di averne abbattuti cinque. L’ultimo, un’ora prima dell’alba, ha colpito e incendiato con la sua testata esplosiva da venticinque chili un sito per lo stoccaggio di carburante e lubrificanti nella baia di Sebastopoli, e quando il sole si è alzato la colonna di fumo denso era visibile a decine di chilometri di distanza.

L’intelligence militare ucraina – la Gur del potentissimo generale Kirilo Budanov – sostiene che il raid avrebbe distrutto 40 tonnellate di carburante, che ai russi facevano comodo per far funzionare la macchina bellica. «È la punizione di Dio per l’attacco di Uman», ha detto il portavoce dei servizi segreti e si riferiva al bombardamento con missili balistici che due giorni fa ha distrutto una palazzina residenziale e ucciso 23 civili (tra cui 6 bambini) in una cittadina ucraina lontana da tutti i fronti.

Il 22 marzo c’era stato un’altra operazione contro Sebastopoli con almeno tre droni e due giorni prima un altro raid, sempre rivendicato dell’intelligence militare ucraina, aveva colpito un deposito di missili balistici a Dzankhoi, sempre in Crimea.

Gli ucraini non hanno mai smesso di compiere raid a lunga distanza con i droni. Il primo grande attacco contro Sebastopoli con droni navali e aerei risale al 29 ottobre 2022 e per quanto riguarda l’uso del drone cinese Mugin tocca tornare indietro fino a giugno, quando gli ucraini ne lanciarono un paio contro una raffineria nella zona di Rostov – e la incendiarono. Un attacco fotocopia di quello di ieri a Sebastopoli.

Ieri però l’incendio aveva un effetto diverso. La sera prima in conferenza stampa Zelensky aveva parlato della controffensiva – «ci sarà», ha detto, se qualcuno nutrisse dubbi dopo mesi di anticipazioni – e ha ribadito che tra gli obiettivi c’è anche riprendere la Crimea. Queste parole potrebbero essere solo un espediente tattico, per tenere inchiodate nella penisola occupata molte forze russe che altrimenti potrebbero combattere altrove.

Ma la Crimea resta un obiettivo, anche se per ragioni di posizione e di logistica non è il primo della lista. È possibile che la controffensiva ucraina tenterà di tagliare il corridoio di terra – largo novanta chilometri – che unisce la Russia alla Crimea. A guardare la mappa vuol dire fare un affondo verso sud che parte dalla zona di Zaporizhzhia e arriva sulla costa passando tra Mariupol e Melitopol.

Se gli ucraini avessero successo in questa prima fase – ed è un grosso se – i russi non potrebbero più arrivare in Crimea se non in nave oppure passando per il ponte autostradale sullo stretto di Kerch, che però è molto vulnerabile – è stato semidistrutto da un’esplosione a ottobre. Per loro sarebbe difficile difendere un territorio che non possono più rifornire via terra, anche se oggi appare complicato ipotizzare che Kiev possa riprendere la penisola.

I russi hanno infatti creato un sistema difensivo formato da molti strati di fortificazioni e trincee che la protegge da ogni lato e ostacolerà in modo formidabile gli ucraini. Ma la pressione sulla Crimea potrebbe essere usata per costringere Vladimir Putin a negoziare e il suo futuro potrebbe entrare nelle trattative di pace.